“Intervista” Crescentini: «in Cgil a Napoli c’è una questione morale»

26/09/2007
    martedì 25 settembre 2007

    Pagina 6 – Politica – Società

    L’assurda vicenda di Ciro Crescentini, licenziato dalla Fillea dopo che l’Ispettorato del Lavoro si era lamentato per le "troppe" denunce contro i cantieri irregolari.«Pago la mia coerenza», dice

      «Caro Epifani, in Cgil a Napoli c’è una questione morale»

        Roberto Farneti

        Licenziato dalla Cgil, dopo 25 anni di battaglie al fianco dei lavoratori edili di Napoli, perché con le sue denunce contro i cantieri abusivi aveva dato fastidio a qualcuno. Il rapporto di lavoro tra la Fillea e Ciro Crescentini, 47 anni, si è ufficialmente interrotto ieri: «Pago la mia coerenza – dice – la mia onestà, il fatto di non essere mai stato legato ad un carro politico». Crescentini inizia il suo lavoro alla Fillea Cgil di Napoli all’età di 22 anni. Prima, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, fa parte dei movimenti dei precari e dei disoccupati napoletani. «Ho avuto la fortuna, a differenza di tanti giovani, di aver fatto una scelta "per vocazione", cioè di fare un lavoro che a me piaceva». Crescentini non ha mai vissuto da burocrate il suo essere sindacalista: «Quando mi sono occupato, negli ultimi quattro anni, dello sportello "mobbing", andavo – racconta – a casa della gente. Otto anni fa, insieme ad alcuni compagni, ho creato il coordinamento dei restauratori artistici. Tutti laureati, archeologi. Era difficile organizzare una categoria altamente individualizzata. Eppure ci siamo riusciti».

        C’è qualcosa che non quadra. Non si è mai visto un sindacalista che viene mandato via perché fa bene il proprio lavoro…

          Io credo che il compagno Epifani deve guardare con maggiore attenzione a quello che succede in Campania. Non si deve basare sulle informazioni che gli passano. In Campania, in Cgil, c’è una questione morale. La realtà è che io vengo allontanato senza motivazioni, mentre sindacalisti che hanno rubato sono stati premiati. Un dirigente della segreteria regionale della Cgil, sospeso otto mesi per una questione morale, è ancora lì. Persone cacciate dalla Fillea adesso stanno tranqullamente nelle società miste. Il sottoscritto prima è stato rimosso dagli incarichi, a gennaio scorso, poi mi sono stati restituiti, poi tolti di nuovo, adesso mi è arrivata la lettera di licenziamento. Mai che mi sia stata fornita una motivazione.

          Tu però qualche sospetto ce l’hai. I tuoi problemi sono iniziati a novembre del 2006, subito dopo una denuncia da te presentata all’Ispettorato del Lavoro di Napoli per richiedere «tempestivi interventi ispettivi in determinati cantieri mai oggetto di precedenti denunce»

            Sono anni che faccio questi esposti, fa parte del mio lavoro.

            Si vede che, nel caso in questione, hai pestato i piedi a qualcuno…

              Non so se in quei 15 cantieri c’era qualche impresa a cui ho pestato i piedi. Fatto sta che lì gli ispettori non ci sono mai andati. Ho ritrovato invece il mio esposto, con tanto di numero di protocollo, sulla scrivania del segretario della Fillea Cgil di Napoli Giovanni Sannino. Chi glielo aveva dato? Un componente della segreteria della Camera del Lavoro, Luigi Petricciuolo, che a sua volta lo aveva ricevuto dal Responsabile dell’Ispettorato di Napoli, il quale si sarebbe lamentato del numero eccessivo di denunce che io facevo. A quel punto, invece di presentare una denuncia per violazione del segreto istruttorio, Sannino diffonde una circolare per precisare che, da quel momento in poi, qualsiasi iniziativa verso le istituzioni doveva essere sottoposta alla conoscenza preventiva della segreteria generale.

              E’ vero che la Fillea ti ha offerto 150mila euro di buonuscita per convincerti ad andartene?

                E’ vero, contemporaneamente mi hanno offerto un posto alla Cassa Edile. Ma la Cassa edile non è proprietà della Cgil. E’ un organismo paritetico, che si regge sul contributo dei lavoratori edili. Io non ho mai versato contributi alla Cassa Edili. Nel momento in cui si creano possibilità occupazionali, logica vuole che la Cassa privilegi i figli e le mogli dei lavoratori morti sul lavoro. Nella provincia di Napoli ci sono 70 famiglie di morti sul lavoro che sono sull’orlo della povertà. Perché ci devo andare io alla Cassa Edile dove, oltretutto, mi avrebbero assunto al terzo livello? In ogni caso, anche se mi dessero il settimo livello, quello attuale, non accetterei lo stesso. Io voglio continuare a fare il sindacalista.

                Adesso però rischi di rimanere disoccupato. Quei soldi ti avrebbero fatto comodo…

                  Ho detto loro che la mia dignità non è in vendita. Piuttosto che sottostare a un ricatto preferisco correre questo rischio, malgrado sia una scelta che mi pesa: sono separato, ho una figlia di 14 anni da mantenere, l’affitto da pagare. Cercherò un altro lavoro. Ovviamente per uno come me, con la mia storia, non sarà facile trovarlo. Sono conosciuto anche pubblicamente. Ho impugnato il licenziamento, spero di poter fare l’azione legale con procedura d’urgenza.

                  In compenso hai già ricevuto parecchi attestati di solidarietà.

                    Questa mattina (ieri ndr ) un gruppo di lavoratori ha interrotto la riunione di segreteria della Fillea. Tra loro c’erano anche cinque componenti del direttivo provinciale della Fillea, un componente del direttivo nazionale, poi sono arrivati gli iscritti allo sportello mobbing. Hanno detto: «O Ciro viene reintegrato, o ce ne andiamo anche noi». Io sono disponibile ad andare in qualsiasi categoria, ma sempre nell’ambito della Cgil.

                    Anche la politica si sta muovendo. Sulla tua vicenda il senatore di Rifondazione Comunista Tommaso Sodano ha presentato due interrogazioni parlamentari

                      Vero, si sono mossi anche il gruppo del Pdci e i Verdi. La solidarietà va bene, però io vorrei tornare in Cgil.