“Intervista” Cremaschi: «Hanno pensato solo a salvare il governo»

14/09/2007
    venerdì 14 settembre 2007

    Pagina 9- Primo Piano

    Intervista
    Giorgio Cremaschi

      “Hanno pensato solo
      a salvare il governo”

        Antonella Rampino

          Io non faccio un nuovo partito!». Non si fa nemmeno in tempo a dire «pronto» che Giorgio Cremaschi, il leader della sinistra-sinistra in Fiom, l’eterno competitor di Bertinotti in Rifondazione (e, a suo tempo, anche nel sindacato) previene la domanda. Perché la questione della Fiom che per la prima volta in 46 anni si esprime in dissenso dalla Cgil cela anche una questione politica. Da tempo si parla di una possibile scissione a sinistra di Rifondazione, il cui leader eventuale sarebbe Cremaschi. «Io a un nuovo partito non ci penso proprio».

          Adesso lei pensa a come far cadere il governo?

            «Questo è quello che mi dicono tutti, e quel che ne deduco è che mi si dà ragione sulla mancanza di indipendenza del sindacato nel rapporto con la politica. La questione se i sindacati fanno o no cadere i governi deve essere cancellata».

            Epifani è troppo dipendente dal governo? Ieri veramente ha detto che i partiti devono fare un passo indietro…

              «E allora il passo indietro nei rapporti col sindacato dovrebbero farlo tutti. Anche il Partito Democratico, non solo Rifondazione. Il dissenso con Epifani è di merito sindacale: lui pensa di aver fatto un buon accordo. Io penso invece che è un accordo che farà danni, anche in futuro. Che è totalmente inadeguato ad affrontare il livello di ingiustizia che c’è in Italia, e che contiene un arretramento nei diritti dei lavoratori, pensi solo che gli usurati non possono essere più di cinquemila… E’ come se Epifani non facesse il suo mestiere, come se il 23 luglio avesse firmato per evitare la crisi del governo. Secondo lei, se a Palazzo Chigi invece di Prodi ci fosse stato Berlusconi, il sindacato che avrebbe fatto?».

              Domanda retorica, la sua…

                «Cgil, Cisl e Uil non avrebbero firmato. E poi sa cosa mi brucia? A migliorare l’accordo la Cgil non ci ha neanche provato: ci volevano gli italiani in piazza, migliaia di ore di sciopero… Invece non è stata esercitata nessuna pressione sindacale, Epifani e gli altri han solo dato interviste. Perché pesa la paura di far cadere il governo. Con questa paura i risultati sindacali sono sempre più mediocri e la popolarità del governo crolla di minuto in minuto. Un circuito vizioso».

                Meno male allora che i suoi rapporti con Rifondazione sono molto migliorati: Liberazione che difende la Fiom tutti i giorni, lei che scrive in prima pagina, e dice di non voler più fondare un partito. E Bertinotti che ieri ha replicato ad Epifani, nessun passo indietro…

                  «Considero molto positivo che il presidente della Camera dei deputati si preoccupi dei metalmeccanici. Detto questo, la questione non è tra Bertinotti e Cremaschi. La questione è quella di Grillo: la politica in Italia è come la bolla speculativa in Borsa, e i lavoratori non ne possono più. Grillo è il segnale che la bolla sta per esplodere. Mi pare che Bertinotti l’abbia capito».

                  Si prevede che il referendum indetto dalla Fiom sull’accordo del 23 luglio non passerà nelle fabbriche. Che farete a quel punto?

                    «Noi accetteremo il risultato: la democrazia è questo. Ma almeno, a differenza della Cgil, potremo dire che abbiamo provato a migliorare l’accordo. Ma provi a immaginare lo scenario contrario: se i lavoratori dessero ragione alla Fiom, il Parlamento non potrebbe che tenerne conto, e il governo cambierebbe la legge. Io credo nella permeabilità delle istituzioni. A quel punto, sarebbe non Giordano ma Prodi o Veltroni a proporre di migliorare l’accordo. Peraltro, lei sa che nel sindacato vige il centralismo democratico: nelle assemblee prima del referendum la Cgil potrà parlare e cercare consenso, la Fiom che quel referendum l’ha proposto no. Potranno parlare solo i lavoratori, come singoli. Ho sollevato la questione all’ultima riunione che abbiamo avuto a Corso d’Italia, ma non ho avuto nessuna risposta».