“Intervista” Cofferati: «Lo scontro con il governo è solo all’inizio»

03/05/2002

 
   

intervista

 
I figli del Primo maggio

Parla Sergio Cofferati: «Lo scontro con il governo è solo all’inizio»
«Se si cancellano i diritti dei lavoratori, si perdono i diritti di tutti». La festa del lavoro nel pieno delle lotte del lavoro


LORIS CAMPETTI


Festa del lavoro, festa dei diritti. E i diritti sono il chiodo fisso di Sergio Cofferati, al suo ultimo Primo maggio vissuto da segretario generale della Cgil. Di sé non vuol parlare. Quel che farà da grande dopo aver passato il testimone a Guglielmo Epifani l’ha già detto in tutte le salse: «Tornerò a lavorare alla Pirelli». Si limita a ridere sotto i baffi e cambia argomento, se gli dici che dopo questi mesi di lotta sono sempre di più quelli che lo confondono con la pubblicità della merendine: «Gigante, pensaci tu».

Che segno ha questo Primo maggio?

Innanzitutto mantiene il carattere tradizionale di festa del lavoro. Poi, ovviamente, è un’occasione per affrontare i problemi di questa fase, che sono molti. Quest’anno il Primo maggio è una tappa che segue altri momenti importanti dell’iniziativa sindacale: c’è stata la straordinaria manifestazione a Roma del 23 marzo, poi lo sciopero generale unitario. A Bologna, città di Marco Biagi, ribadiremo il nostro fermo no al terrorismo e alla sua follia. Ma è ovvio che le tematiche dei diritti che riguardano milioni e milioni di lavoratori e lavoratrici saranno al centro di tutte le iniziative. Parliamo di aspetti fondamentali per le condizioni materiali e di vita della gente, non soltanto dei lavoratori. L’ipotesi del governo di modificare il meccanismo di prelievo fiscale e dunque la redistribuzione della ricchezza penalizzerebbe i più deboli ed esposti, e questo è un problema generale, perché toglierebbe risorse al welfare mettendo a repentaglio le condizioni di vita dei ceti meno agiati. La Carta di Nizza, non va dimenticato, sostiene l’inscindibilità dei diritti. Se non si modifica la politica economica e sociale del governo si indebolisce l’intero sistema dei diritti. Lo stesso ragionamento vale per le pensioni: nella delega si ipotizzano vantaggi per le imprese disposte a fare nuovi assunti, riducendo i costi delle contribuzioni. Così, da un punto di vista pensionistico vengono penalizzati i giovani ma anche gli anziani che resteranno senza risorse per le loro pensioni. Penalizzati, cioè, sia i figli che i padri. Poi ci sono i problemi legati all’attacco della scuola pubblica, su cui c’è una forte sensibilità dei lavoratori, di studenti e insegnanti, delle famiglie. Della difesa dell’articolo 18, attraverso cui governo e Confindustria tentano di rompere l’anello dei diritti, i vostri lettori sanno ormai tutto. Mi preme solo aggiungere che chi non ha rappresentanza, i più deboli, hanno capito perfettamente che se vengono cancellati i diritti dei lavoratori è ovvio che finiscono a repentaglio anche i diritti delle persone.

E’ questo aspetto della vostra battaglia ad aver coagulato intorno alla Cgil un così forte consenso nella società civile. Come riuscirete a non disperdere tale patrimonio?

Sono assolutamente convinto che questo patrimonio di fiducia vada salvaguardato con la coerenza della nostra iniziativa, che si basa su scelte condivise dalla stragrande maggioranza dei lavoratori. E non soltanto dei lavoratori.

Anche a costo di arrivare a un nuovo sciopero generale, nel caso in cui sull’articolo 18 e sull’intero pacchetto contenuto nelle deleghe il governo si ostinasse a non fare un passo indietro?

Se il governo ci convocherà noi ci presenteremo, ma con le nostre priorità decise unitariamente e condivise: l’estensione dei diritti ai giovani, la riforma degli ammortizzatori sociali… Ma nessuna trattativa partirà senza il preventivo stralcio sull’articolo 18 e l’arbitrato. E’ un problema di contenuti, ma anche di coerenza, irrinunciabile se si vogliono difendere sia i diritti dei figli che quelli dei padri. Che altro dire: se il governo non recedesse dalle sue posizioni, si deciderà insieme a Cisl e Uil, tutto dipende dalle condizioni che si determineranno in base al comportamento dei nostri interlocutori. Le nostre decisioni saranno conseguenti.

Con quale stato d’animo vivi il passaggio di testimone in un momento così delicato, con il consenso e la delega che si sono scaricate su di te e sulla Cgil?

Per come si muove il governo, non penso che siamo alle battute finali del conflitto e in futuro non mancheranno certo momenti di scontro. Stanno tentando di cambiare la natura dei rapporti con le parti sociali. Al di là del giudizio che si dà sulla concertazione, è incontestabile il fatto che non esistono più il riconoscimento e il rispetto reciproco: questi appartengono a una fase che si è chiusa. Sai cos’è il dialogo sociale di cui parla il governo? E’ la pretesa che il sindacato si limiti a registrare le loro scelte. E poi hanno il coraggio di stupirsi se rispunta il conflitto. Credo che alla fine tenteranno di mettere in discussione la legittimità della rappresentanza sindacale. Insomma, il tempo del conflitto sarà lungo. Il passaggio di testimone è sempre difficile, certo, mi sento addosso una grande responsabilità. Però è giusto promuovere un nuovo gruppo dirigente, maturato nelle esperienze di questi anni. Sarebbe un errore non farlo e non farlo ora, servono nuove culture, a partire dall’apporto dei giovani e delle donne.

L’attacco del governo e della Confindustria, come dici tu, è a tutto campo. Riguarda l’insieme dei diritti e mina le fondamenta della nostra democrazia. In questa battaglia, però, spicca l’assenza, o se vuoi la fragilità, dell’opposizione politica.

Questo attacco ha una particolarità: vogliono rompere il fronte sindacale e isolare la Cgil, sta scritto nei documenti del governo. Tra poco si passerà anche all’attacco delle funzioni sindacali, della sua rappresentanza. Se questo attacco passasse, ne risulterebbe indebolito il tessuto democratico. Ma se è di questo che stiamo parlando, deve o non deve muoversi anche la politica? Senza la funzione di rappresentanza e mediazione del sindacato confederale la società sarebbe più disuguale, i più deboli sarebbero più soli e più esposti. La politica ha trascurato per troppo tempo, non solo oggi, l’efficacia della rappresentanza collettiva. Uno degli effetti negativi sulla sinistra è stato lo scimmiottamento di modelli altrui.

Pensi a Blair?

Penso che se non hai un tuo progetto autonomo, o se non lo vuoi mettere in pratica, finisci per ereditare modelli altrui e facendolo in modo parziale e insensato vai incontro a pesanti danni. Si dice Blair e si inneggia alla flessibilità e a quel mercato del lavoro in modo singolare, tralasciando di dire che quello inglese è un modello radicalmente diverso dal nostro, lì c’è un controllo sui flussi finanziari, ci sono regole importanti che definisco il rispetto della concorrenza. Le regole ci sono per il lavoro, ma anche per il capitale. Quel modello non mi piace, ma si deve almeno sapere di che si sta parlando.

 







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