“Intervista” Cofferati: è un accordo scellerato

21/06/2002



21.06.2002
Cofferati: è un accordo scellerato

di 
Sergio Sergi


 DALL’INVIATO
SIVIGLIA
Sotto un sole africano, Sergio Cofferati sfila per l’Avenida Menendez Palayo accanto a José María Fidalgo, il leader delle Comisiones Obreras, un omaccione di due metri che sovrasta tutti nella prima fila che apre il corteo. E c’è anche Emilio Gabaglio, segretario dei sindacati europei. La presenza del leader della Cgil ha un valore simbolico e politico. In Italia e in Spagna, dice, c’è un attacco identico ai diritti dei lavoratori e delle persone. Cofferati anticipa quel che è già nell’aria, quel che tutti ormai sanno sulle proposte del governo e sulla disponibilità che gli altri sindacati probabilmente daranno: «Se sarà firmato quell’intesa, si tratterà di un patto scellerato, altro che di un patto per lo sviluppo». Quando a sera arrivano da Roma le conferme, Cofferati ha ribadito il concetto. Sì, ci sarà questo patto «scellerato» e la Cgil «farà di tutto per impedirlo».
In Spagna i sindacati sono scesi in piazza uniti e chiedono il ritiro del decreto Aznar sulla disoccupazione. In Italia i sindacati sono divisi.

«Si sciopera in Spagna per le stesse ragioni per le quali la Cgil ha iniziato nuovi scioperi in Italia: in Campania e in Lombardia ci sono state adesioni molto alte. C’è un attacco al sistemi dei diritti e delle tutele che viene portato dai governi del centrodestra. Nel caso spagnolo c’è un’intenzione politica più che evidente: Aznar anticipa i tempi dei suoi provvedimenti perchè da presidente del semestre dell’Unione vuole dare un segnale politico forte. La destra in Europa vuole fare così: lanciare un modello di competizione basato sulla distruzione dei diritti. Il summit di Lisbona, nel 2000, che noi avevamo apprezzato, dava degli indicazioni totalmente diverse: gli obiettivi dell’economia e della conoscenza vengono negati da questi provvedimenti».

Tutto lascia prevedere che, alla fine, ci sarà un accordo separato. Come lo giudica la Cgil?

«Se ci sarà l’accordo, esso porterà ad una lesione dell’articolo 18 e, dunque, dei diritti fondamentali delle persone. Ma non c’è solo questo. C’è anche un processo di trasformazione del sindacato con la creazione di organismi che dovrebbero svolgere funzioni che sono dello Stato e che sarebbero finanziate dal governo. Si andrebbe ad uno snaturamento del ruolo del sindacato. Contro questa ipotesi la Cgil si opporrà. Spero che lo facciano anche tanti commentatori liberali, che sono spesso critici nei nostri riguardi, e che in questi giorni sono rimasti silenti: trovino il modo di dire la loro. Se si arriverà ad un accordo che lede i diritti, si tratterà, lo ribadisco, di un patto scellerato non di un patto per lo sviluppo».

E cosa ha intenzione, adesso, di fare la Cgil? Come reagirà all’accordo?

«Ci sono scioperi in corso. Se poi ci sarà un disegno di legge frutto dell’accordo, in autunno torneremo ad un altro sciopero generale, anche se promosso dalla sola Cgil. Penso che occorre essere coerenti con quanto affermato in passato. Abbiamo chiesto a milioni di persone di scioperare per costringere il governo a cambiare i suoi provvedimenti in materia fiscale e previdenziale. C’è una delega sulla previdenza che, se approvata, porterà alla crisi del sistema previdenziale italiano. Bisogna contrastare questo disegno. Abbiamo chiesto di scioperare per non cambiare l’articolo 18, altri stanno trattando per cambiarlo. Noi terremo fede al patto preso con milioni di cittadini. Da parte nostra risponderemo con l’iniziativa politica e la lotta».

Ma, adesso, sarà tutto più difficile o no?

«Cisl e Uil hanno rotto un patto che avevamo costruito con milioni di persone. Bisogna costringere il governo a stralciare qualsiasi intenzione negativa sull’articolo 18 e l’arbitrato, oltre a pensioni e fisco. Il governo non ha stralciato nulla. E si fa un accordo su uno stralcio che non c’è stato. Siamo di fronte ad un errore molto grave. L’ipotesi di togliere l’articolo 18 ai dipendenti delle aziende che superano la soglia dei 15 dipendenti non soltanto apre una falla ma apre una competizione tra le aziende in ragione della negazione dei diritti fondamentali delle persone. É davvero un patto scellerato, non riesco a definirlo diversamente Si aprirà una deleteria competizione tra le imprese: immaginate cosa accadrà tra un’impresa di 18 persone che deve applicare lo Statuto dei lavoratori e una che ne verrà esentata. É la competizione sui diritti delle persone, con danni enormi tra i più deboli».

É stato un errore non aver partecipato alla trattativa?

«Non mi sono mai sentito isolato. La Cgil ha avuto l’adesione convinta di milioni di persone…».

Eppure, da sinistra, qualcuno ha criticato. Rutelli, per esempio.
«Penso che, una volta giunti al dunque, i nodi arrivano tutti al pettine. Se l’accordo diventerà parte di un disegno di legge, il centro-destra e il centro-sinistra in parlamento dovranno decidere cosa fare. La Cgil lo ha già deciso: contrasterà con lo sciopero questo disegno di legge e utilizzerà gli strumenti anche di altra natura, tutti quelli che potrà».
La rottura sarà più grave del 1984?

«Se le altre organizzazioni firmeranno un accordo lesivo dei diritti, la rottura sarà molto grave. Non è possibile fare accostamenti ma le condizioni di oggi sono oggettivamente più gravi del 1984. La bipolarizzazione del sindacato è sempre un danno. Il sindacato non deve farsi mai schiacciare su alcun versante politico. La commissione Lavoro del Senato ha approvato la delega sul mercato del lavoro. Su cosa hanno trattato in questi giorni? In parlamento sono già passati provvedimenti che snaturano i rapporti di lavoro. Ci sono strumenti in quella delega che vanno contrastati con la lotta. Siamo di fronte ad un atto, legittimo, del parlamento che stravolge però le regole del mercato del lavoro. Nel silenzio delle organizzazioni che trattano».