“Intervista” Cofferati: «Ci servono diciannove sindacati?»

24/07/2006
    sabato 22 luglio 2006

    Pagina 10 – Interni

    L’INTERVISTA

      DOPO LA PROVA DEI TAXI e alla vista di altre liberalizzazioni, il sindaco di Bologna parla di modernizzazione chiedendo regole opportune: per il mercato, per la concorrenza, ma anche per gli scioperi e soprattutto per le rappresentanze: come si fa a discutere con chi non sappiamo chi davvero rappresenta?

        Cofferati: �Ci servono diciannove sindacati?�

          di Oreste Pivetta

            Viva, viva il compagno Bersani, razza politica emiliana, rossi, riformisti e “concertatori”. Il capitolo delle liberalizzazioni s’� appena aperto. Con qualche intralcio, contraccolpo, con qualche frenata e qualche virata pi� o meno reale. Che ne pensa il sindaco di Bologna che prima o poi dovr� confrontarsi sulle ricadute dentro Palazzo d’Accursio, l’ex sindacalista che di trattative, di scioperi, di diritti e di bilanci sindacali prima che comunali ha riempito la propria esistenza?

            Sergio Cofferati, possiamo augurare lunga vita al governo di centrosinistra, dopo le prove di questi giorni, tra tassisti e militari ?

              �Prima di tutto si dovrebbe augurargli solidariet� al suo interno, precisando che tutti i giudizi sono legittimi, ma sono efficaci solo quando guardano al merito delle cose e non sono condizionati dai rimbalzi mediatici. Precisando ancora che l’azione riformista vera � costruita di passi che si muovono nella direzione giusta, corrispondono alla lunghezza della gamba e creano consenso intorno, non ad atti che vengono annunciati e non si realizzano mai�.

              Qui, il sindaco Cofferati ci riporta tra i tassisti e tra i commenti, che, nel centrosinistra, hanno concluso l’opera. Troppe critiche?

                �Mi ha colpito questa corsa a pronunciarsi, a schierarsi, senza una valutazione del provvedimento, ma alla coda di suggestioni mediatiche. Una reazione sottocorticale di chi diceva: i tassisti sono stati aggressivi, hanno compiuto azioni sbagliate, vanno puniti… La verit� � che i tassisti hanno agito danneggiando prima di tutti se stessi e lasciando che il merito della questione svanisse nell’ombra. Cos�, dopo, a determinare il giudizio non � stato l’atteggiamento pacato e responsabile del ministro, ma l’esultanza di alcuni dei rappresentati dei tassisti… Forse il ministro per meritare applausi, avrebbe dovuto lui gridare alla vittoria, lasciando i rappresentanti dei tassisti sui carboni ardenti di fronte alla loro base? Certo, se fosse continuato il braccio di ferro i tassisti avrebbero perso, ma si sarebbe creata una situazione destinata a lasciare tracce, cio� tensioni e divisioni, che non avrebbero in alcun modo aiutato l’azione di governo, soprattutto su questi temi… Se non si fosse raggiunto quel risultato, le stesse associazioni, alcune, le pi� esagitate e pi� vicine alla destra, avrebbero protestato per l’umiliazione della categoria, avrebbero denunciato l’insulto della concertazione…�.

                Che il centrodestra aveva stralciato e il centrosinistra rilancia, mentre qualcuno, non solo a destra, discute l’opportunit� di concertare sempre…

                  �La concertazione andrebbe considerata quello che � sempre stata: un metodo. Una cosa ovviamente diversa dalla contrattazione. Un momento di confronto preventivo… Il ministro ha avanzato una proposta al parlamento, esercitando un diritto e un dovere. Poi ha sottoposto questa proposta alla discussione con le parti, prima di concludere davanti al parlamento… In questo caso s’� giunti a una convergenza. Non ci fosse stata, il governo aveva tutto il diritto di procedere ugualmente… Di fronte a un accordo, il problema � vedere se sia mutato o no lo spirito del provvedimento… In questo caso la convergenza ha prodotto una scrittura pi� dettagliata che aiuter� gli amministratori. S’� mantenuto l’impianto iniziale, rispettando gli obiettivi indicati nel decreto, per quanto cambino le condizioni in cui si realizza. S’� tracciato il perimetro di gioco ed entro quel perimetro sta agli enti locali misurarsi con le loro controparti territoriali. La cosa in pi�, importante, � una pi� efficace descrizione delle azioni che dovranno essere attuate nel secondo livello, in quello territoriale�.

                  Intanto i tassisti sono riusciti a guadagnarsi l’antipatia della nazione, salvo loro e i familiari…

                    �Nel presentare le loro valutazioni e nello scegliere le forme per renderle visibili, per sostenerle, sono riusciti a costruirsi intorno molta ostilit�. Anche l’atteggiamento tenuto alla fine da alcuni di loro, la parte pi� aggressiva, questo gridare alla vittoria, non ha aiutato, primo perch� non risponde al vero che abbiano vinto, aggiungo per fortuna, perch� si � trovata una soluzione che consente di introdurre novit� consistenti, ma � stato anche un po’ come buttare a mare il senso di responsabilit� che oggettivamente avevano dimostrato nell’affrontare la trattativa e nell’accertarne le conclusioni, cio� provvedimenti che portano molti cambiamenti�.

                    Che c’� di buono nell’accordo?

                      �Si riconosce la necessit� di alzare quantit� e qualit� dell’offerta, necessit� che ha gradazioni e intensit� diverse, di citt� in citta, di fronte alla quale individuare le soluzioni pi� efficaci, introducendo elementi di flessibilit�. Con la concessione di licenze temporanee, modificando i turni, aumentando il numero degli autisti… Adottando soluzioni possibili e ormai in campo, in virt� del decreto. Fino a quindici giorni fa, salvo la buona volont� di qualche comune, non se ne poteva neppure parlare. Per questo io trovo i commenti ostili che ci sono stati profondamenti sbagliati e talvolta persino autolesionisti�.

                      Quanti taxi circolano a Bologna?

                        �Quasi settecento�.

                        E avete problemi con i tassisti?

                          �No, i comportantemi sono stati meno eclatanti e molto pi� responsabili. Secondo tradizione. C’� una antica e consolidata abitudine al confronto, cui partecipano associazioni davvero rappresentative, che hanno cio� molti iscritti�.

                          Stile emiliano-romagnolo appunto. Ma si capisce che, in una stagione di cambiamenti, quando gli scontenti non mancheranno mai, si dovrebbe riconsiderare qualcosa a proposito di diritto a llo sciopero…

                            �Certo, esercizio del diritto di sciopero e regole. In servizi delicati come in quello dei trasporti, non solo treni e aerei, ma anche i taxi, aggiungerei un altro tema: quello della rappresentanza. E s’� visto: una difficolt� in pi� discutere con diciannove sigle senza avere la certezza di chi rappresentano. Non � solo rappresentanza del lavoro dipendente, deve valere anche per il lavoro autonomo e per l’impresa. Ma in un mercato che va verso regole definite, anche la funzione degli utenti, dei comusumatori, � importante e va assogettata a norme… La mancanza di questo reticolo, l’incompletezza della legge sul diritto di sciopero, una rappresentanza incerta o erratica producono conflitto. Aggiungo: il conflitto � fisiologico e chi governa deve metterne in conto il costo e considerare quali sono le condizioni che si creano a valle di un conflitto irrisolto�.

                            Una cosa alla volta. Per� mi sembra che il governo abbia messo a segno un colpo significarivo sulla via delle liberalizzazioni.

                              �La strada � giusta: c’� bisogno di riscrivere le regole per il mercato e per la libera concorrenza. Penso che si sia una novit� culturale importante, cio� la consapevolezza di ceti deboli che la migliore garanzia venga dalla concorrenza e non da forme di assistenza. Una sensazione nuova. Di ambiti e di spazi nei quali lavorare ce ne sono molti. � importante che si stiano incasellando in ordine logico gli obiettivi. Per anni si � parlato di privatizzazioni, senza capire o facendo finta di non capire che prima delle privatizzazioni sarebbero state indispensabili le regole per il mercato�.

                              Ma non le sembra un po’ al tramonto l’entusiasmo degli anni passati per le privatizzazioni?

                                �Infatti. L’obiettivo non dovrebbe essere far fuori il pubblico, ma costringere il pubblico alla concorrenza… Porre una condizione di base, uno standard minimo, perch� in alcuni settori anche il mercato regolato potrebbe produrre distorsioni insopportabili, perch� alcune attivit� non sono remunerative�

                                Il caso della baita in cima al monte. Chi ci porter� mai la luce?

                                  �Sopra questi standard, puntare sulla competitivit� e la voce fondamentale della competitivit� dovrebbe essere la qualit�. Non parliamo sempre o solo di costi da tagliare. Faccio l’esempio delle gare d’appalto: io penso e non da adesso che si dovrebbe uscire dallo schema del massimo ribasso, pensato come antidoto alla corruzione… Ma il massimo ribasso resta l’obbligo prevalente o l’unico vincolo si penalizza la qualit�, si penalizzano le condizioni di lavoro, si colpiscono i diritti. Il costo deve essere uno dei parametri, ma dovrebbe valere di pi� il parametro della qualit�… Una scelta di questo tipo pesa sull’economia di una amministrazione, per� la qualit� dei servizi, ad esempio, � fondamentale per la coesione sociale e penso che la coesione sia fondamentale per la compettivit� di un territorio. La modernizzazione di un sistema si ottiene dunque con la concorrenza, che riduce i costi, ma accresce la qualit�. La mano pubblica dovrebbe incentivare questo connubio positivo. Peraltro questo ragionamento vale anche nella produzione industriale. Purtroppo, invece, proprio nei servizi s’arretra. Proprio per quest’ansia di agire solo sui costi�.