“Intervista” Cobolli Gigli: «I consumi? Restano freddi»

05/06/2003







      giovedì 5 giugno 2003

      Intervista :
      Giovanni Cobolli Gigli , amministratore delegato del gruppo Rinascente:
      «I consumi? Restano freddi»
      «Ma senza un aumento reale del redditoi cittadini non ricominceranno a comprare»


        MILANO — «I consumi? Restano freddi. La torta complessiva è sempre uguale, non cresce. Cambiano solo le dimensioni delle fette , cioè le quote di mercato fra i vari operatori»
        Dall’osservatorio della grande distribuzione, Giovanni Cobolli Gigli , amministratore delegato del gruppo Rinascente, conferma un 2003 in grigio ma cerca qualche scintilla di speranza nella Grande Stagnazione che minaccia l’economia italiana ed europea.
        Dunque, ha ragione il presidente della Confcommercio Billè: aiuto, il cavallo non beve…
        «Certo, Billè ha ragione. Ma il cavallo sarebbe pronto a bere e a mangiare. Bisogna dargli la biada giusta».
        Cioè? Anche lei aspetta incentivi e defiscalizzazioni dal Governo per rilanciare i consumi ?
        «Beh, il Governo qualcosa ha fatto, un po’ ha limato l’Irpef, un po’ ha defiscalizzato qua e là. Ma non è questa la vera molla per ripartire».
        E allora che cosa bisogna fare?
        «Bisogna semplicemente ridare fiato all’economia, aumentare la ricchezza del Paese, far partire subito i grandi investimenti nelle infrastrutture, nelle opere pubbliche, soprattutto al centro-sud. Senza un aumento reale del reddito netto dei cittadini, i consumi non ripartono».
        Ovvero, la gente non consuma perchè non ha soldi?
        «Il potere di acquisto reale negli ultimi cinque anni è diminuito. Vuole un esempio? Oggi la tendenza è chiara : il consumatore premia gli acquisti convenienti, cerca il miglior rapporto qualità-prezzo, sia nel comparto alimentare sia nell’abbigliamento».
        Chi se ne avvantaggia e chi ne soffre di più ?
        «Soffre chi non è competitivo, chi non è reattivo e non sa cambiare. Faccio un altro esempio: la grande distribuzione ha costi rigidi e fa fatica. Basta pensare all’Irap, una tassa iniqua che punisce le aziende ad alta intensità di lavoro. Il commercio ambulante invece, totalmente flessibile, recupera terreno. Gli ambulanti nell’ultimo anno hanno allargato del 3% la loro quota di mercato».
        Sarebbe utile una grande campagna di incentivi alla rottamazione?
        «La rottamazione mi pare un intelligente palliativo. Ma resta un palliativo. Guardiamo a cosa è accaduto con le automobili. Le case produttrici hanno ripulito i piazzali ma oggi l’auto soffre in modo drammatico. Insisto: la strada maestra è far crescere il Pil, cioè la ricchezza del Paese. Un grande piano di investimenti metterà più denaro nelle tasche delle famiglie».
        Resta comunque da vincere l’effetto-sfiducia…
        «Certo, abbiamo avuto una guerra, la polmonite cinese, il terrorismo. Ma ora vedo segnali internazionali importanti che possono ricreare fiducia: la guerra è finita, contro il terrorismo c’è un fronte compatto, Bush ha fatto uno storico passo avanti verso la pace in Medio Oriente, il dollaro tornerà al suo equilibrio. Tutto questo è importante anche per l’economia e può essere il volano di una ripresa nel 2004, dopo quattro anni di sofferenze».
    di Vittorio Dallaglio