“Intervista” Cobolli Gigli e Lheureux: Rinascente è stata divisa per «mestieri»

22/06/2004
    del lunedì
    sezione: ECONOMIA

    data: 2004-06-21 – pag: 9
    autore: E.SC.
    Intervista / Parlano gli amministratori delegati Cobolli Gigli e Lheureux
    Rinascente è stata divisa per «mestieri»
    Una Rinascente nuova, divisa per aree di business, più leggera, ma che non rinuncia a destinare 350-400 milioni l’anno per investimenti: dall’inizio dell’anno la struttura della società comprende la capogruppo Rinascente, che ha compiti di coordinamento, e varie società autonome divise per "mestiere": Auchan ha competenza sugli ipermercati, Sma sugli supermercati e Rinascente/Upim sui grandi magazzini. Ad Accenture, invece, sono state affidate tutte le attività contabili, trasferendo 470 dipendenti nella società Arthis (80% Accenture e 20% Rinascente). Il gruppo distributivo conta su una rete commerciale di circa 500 punti vendita diretti e quasi 1.400 tra affiliati e associati. Nel 2003 ha realizzato vendite lorde per 6,65 miliardi e un risultato operativo lordo di 378 milioni. Recentemente ha erogato un maxi-dividendo ai due azionisti — Ifil e Auchan — di 600 milioni, che però ha lasciato il rapporto debt/equity abbondantemente sotto l’unità.

    Ma qual è la logica della divisione in aree di business? «Le persone — risponde Giovanni Cobolli Gigli, a.d. dell’area non food del gruppo Rinascente — sono focalizzate sul loro mestiere, sono più facilmente motivabili e le performance più misurabili».

    Servirà a uno spezzatino del gruppo tra Ifil e Auchan? «Oppure a delle alleanze, come nelle gallerie — sostiene Benoit Lheureux, a.d. per il business del food — . Abbiamo conferito le nostre 38 gallerie commerciali a Gci, di cui abbiamo ceduto il 49% a Simon Property Group, uno specialista che contribuirà a ottimizzare la gestione immobiliare».

    Quanti sono gli investimenti?

    Lheureux: A livello globale 350-400 milioni l’anno, di cui una buona metà destinata ai centri commerciali. Ogni anno generiamo circa 250 milioni di cash flow.
    Il maxi dividendo erogato ha fatto aumentare i debiti di 365 milioni e ridotto il patrimonio di 446 milioni: è una situazione sostenibile?

    Cobolli Gigli: Sì, grazie all’operazione Gci che ci ha permesso di incassare una somma importante e di sgravarci di metà del debito trasferito alla società.

    Al 31 marzo 2004 avevate un patrimonio netto di 754 milioni e un debito netto di 583: è un rapporto debt/equity corretto?

    Cobolli Gigli: Al netto dell’attivo, è di 0,77 contro lo 0,94 di grandi gruppi europei, anche quotati.

    La joint venture con Simon Property ha recepito 244mila metri quadrati di gallerie commerciali Rinascente per un valore di 3.500 euro al metro quadro, più elevato rispetto ai 1.200 del patrimonio complessivo (1,261 miliardi). Dovete aggiornare i prezzi storici?

    Lheureux: No. Alla Simon Property abbiamo venduto anche lo sviluppo: 18 progetti per ulteriori 400mila mq.

    Quali effetti ha la crisi del grocery?

    Lheureux: I nostri margini percentuali scendono da due anni sia negli iper che nei supermercati: mediamente dello 0,5-1% l’anno. I margini commerciali per questo mestiere si aggirano mediamente intorno al 22% delle vendite al netto dell’Iva.

    È crisi anche per il non food?

    Cobolli Gigli: Pur in un mercato in forte calo, nel primo quadrimestre i grandi magazzini La Rinascente sono cresciuti del 9%, mentre la Upim fa un po’ più fatica: +1 per cento. Il clima di fiducia degli italiani è bassissimo e per rilanciare i consumi ci sarebbe bisogno di una riduzione dell’Irpef.

    La stasi della Rinascente è in via di superamento?

    Cobolli Gigli: Puntiamo a formati più piccoli e a entrare nei centri commerciali: entro il 2008 contiamo di passare da 19 a più di 30 negozi. Ma solo uno avrà una superficie superiore a 5mila metri quadri. Gli altri saranno di 2.500 mq, in centro città o in centri commerciali. Oppure ancora avranno la nuova formula Jam Store, abbigliamento giovane, che dovrebbe portare ad almeno un’apertura all’anno.

    La crisi del gruppo Coin lascia spazi di crescita?

    Cobolli Gigli: Se Coin perde qualcosa, molti altri ne approfittano. Sono entrati sul mercato Zara e H&M, crescono i Conbipel. Zara ha aperto molti negozi nelle vicinanze o accanto ai nostri.

    E la formula Upim?

    Cobolli Gigli: Nel 2003 la crescita è stata del 3,5%, mentre nel primo quadrimestre si è fermata allo 0,9%, ma si misura con un analogo periodo in sviluppo del +12 per cento. Se rispetteremo il nostro piano, nel 2008 potremo avere una catena con una buona redditività sul capitale investito. E il bricolage? Cobolli Gigli: Cresce ancora a due cifre e non solo per le nuove aperture. Il bricolage risente meno della caduta della domanda, perché è un’offerta nuova per l’Italia. Non c’è forte concorrenza e i negozi sono piacevoli da visitare.

    Quante sono le aperture in programma?

    Lheureux: Malgrado i tempi lunghi per lo sviluppo dei progetti, abbiamo ripreso le aperture nel 2003: ce n’è stata una all’inizio di quest’anno e speriamo in un’altra entro il 2004 e in due o tre nel 2005. In generale per i prossimi sei anni, abbiamo in programma da una a tre aperture l’anno.