“Intervista” Cobolli Gigli: «Consumi, è stagnazione e il patto non funziona»

15/11/2004

    sabato 13 novembre 2004

    Pagina 33 – Economia

      L´INTERVISTA

        Cobolli Gigli (Faid): vendite in calo nonostante i prezzi bloccati
        «Consumi, è stagnazione e il patto non funziona»
        Tagli Irap anche per il commercio, non solo per ricerca e sviluppo È assurdo colpire chi assume più degli altri

          LUISA GRION

          ROMA – Il paese «è in stagnazione» – basta guardare il Pil – e il rinvio della riforma dell´Irpef al 2006 di certo non rilancerà i consumi. Ben venga allora almeno il taglio dell´Irap, ma ad una condizione: «Non si trascurino le aziende che creano occupazione», quelle del commercio soprattutto. E´ l´appello lanciato dalla Faid, la federazione della grande distribuzione. «Non pretendiamo miracoli – dice il suo presidente e amministratore delegato della Rinascente Giovanni Cobolli Gigli – ma questa volta da governo deve arrivare un segnale netto».

          L´Irap si taglia, cosa chiedete di più?

            «Vogliamo che a beneficiarne siano anche le imprese che più creano occupazione, oggi le più colpite dall´imposta. Parlo del commercio e della grande distribuzione. Se dalla base imponibile si potranno dedurre solo le spese per la ricerca e lo sviluppo, noi saremo tagliati fuori e continueremo ad essere penalizzati per il semplice fatto che assumiamo più degli altri. L´Irap colpisce l´85 per cento del monte retribuzioni: una azienda che come la Rinascente fattura 6 miliardi con 30 mila dipendenti paga molto di più rispetto ad una azienda che ha lo stesso fatturato, ma è capital intensive. Non mi pare giusto»

            Ma il governo dall´Irap incassa fino a 30 miliardi di gettito, difficile pensare che di questi tempi possa fare troppe rinunce

              «E di fatto non pretendiamo miracoli, chiediamo un segnale»

              Per esempio?

                «Per esempio si potrebbe fare in modo che sia deducibile, oltre alla spesa per ricerca e sviluppo, anche il costo del lavoro per nuovi assunti. Oppure si potrebbe far sì che l´imposta non colpisca l´85 per cento del monte retribuzioni, ma si applichi su una quota minore. Sappiamo che Siniscalco è sensibile a questi temi e chiediamo al governo di non pensare solo all´industria, ma anche al commercio. Tanto più che la situazione attuale è difficile e i consumi non sono affatto ripartiti»

                Il patto siglato con Marzano sui prezzi non ha prodotto effetti?

                  «L´impatto psicologico di quell´accordo è stato molto alto, ma il risultato finale non ha premiato. Le quantità acquistate sono più o meno stabile, ma c´è un nettissimo orientamento verso i prodotti a basso e bassissimo prezzo, per cui i fatturati non aumentano. Anzi. Nelle ultime 13 settimane, rispetto al 2003, in tutti i 15 mila punti della grande distribuzione il totale vendite è stato negativo per 12 volte, si è registrato fino al meno 7 per cento di vendite. E questo nonostante i prezzi bloccati».

                  Si è visto che il Pil nel terzo trimestre è ancorato all´1,3 per cento. Basterà il taglio dell´Irap a far ripartire l´economia?

                    «C´è uno stato di stagnazione e sofferenza. Profonda sofferenza, tant´è che sono poco ottimista anche per il 2005. Certo la riforma dell´Irpef sarebbe stata una buona cosa, ma un segnale dato alle imprese può smuovere le cose. Basta che non premi solo gli altri».