“Intervista” Cipolletta: «I condoni si possono fare ma solo assieme alle riforme»

09/09/2002




        intervista
        (Del 9/9/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
        INNOCENZO CIPOLLETTA: MANCANO ANCORA GLI INTERVENTI CONCRETI
        «I condoni si possono fare ma solo assieme alle riforme»
        ROMA
        Un anno dopo. L’economia mondiale non si è ripresa dal trauma degli attentati americani dell’11 settembre 2001, mentre in Europa scricchiolano molti bilanci pubblici. «L’Italia è ambigua, ma l’Europa non è da meno» dice il presidente della Marzotto Innocenzo Cipolletta analizzando le scelte di politica economica effettuate.

        Dottor Cipolletta, come vede l’economia mondiale passati dodici mesi dal crollo delle due torri?

        «Subito dopo gli attentati veniva previsto un 2002 debole, con una recessione generalizzata e una possibile ripresa tra la fine del 2002 e l’inizio del 2003. Poi grazie al superattivismo della Federal Reserve e del presidente Bush e all’euforia per la fine della guerra nell’Afghanistan veniva addirittura pronosticata un’economia americana in crescita ancora più forte di prima. Poi è arrivata la disillusione».

        E pertanto qual è il quadro attuale?

        «Gli effetti degli attentati si diffondono sull’America già in recessione e hanno gelato l’Europa. Così il 2002 è segnato dalla recessione. La stagnazione c’è ancora».

        L’Italia sta peggio degli altri paesi?

        «Come gli altri. Ovviamente ogni paese si porta dietro i suoi problemi strutturali. E l’Italia ha un enorme debito pubblico e una forte disoccupazione: sta peggio per questa situazione così negativa, ma dal punto di vista congiunturale si trova nella medesima situazione degli altri paesi».

        Bisognerebbe perciò reagire con più determinazione?

        «Certo. Qualcuno sostiene che bisognerebbe cambiare il patto di stabilità europeo. Ma in realtà i paesi con maggiore debito pubblico non possono che rispettare le regole».

        E quindi adottare una politica rigorosa?

        «Sì. Io credo che serva una politica rigorosa centrata sulle riforme per ottenere risparmi nella spesa pubblica efficaci nel futuro».

        L’Italia si sta muovendo in questa direzione?

        «No. Ancora no. Io non sono a priori contrario a concordati e condoni, come pensa di fare il governo di Silvio Berlusconi e come è stato ripetutamente fatto in passato. Ma onestà vuole che sia necessario accompagnarli con riforme in grado di avere effetti strutturali nell’aggiustamento di bilancio».

        Le sembra valida la legge finanziaria per il 2003 delineata da Berlusconi?

        «Per ora sono annunciati solo interventi temporanei (il concordato). Non vedo riforme tese a tagliare la spesa o a provocare un maggiore gettito. Manca la parte strutturale».

        Crede che questa parte sia allo studio o non ci sarà?

        «Non ne ho sentito parlare. Non ci sarà la riforma delle pensioni. Non è nemmeno ammesso discutere di interventi per la sanità. Temo che si rinviino le misure necessarie a non so quando».

        Ma Berlusconi sostiene che i conti pubblici non sono un problema.

        «Sarebbe bello che fosse così. Non sarebbe necessaria la manovra da venti miliardi di euro. Come altri paesi europei, l’Italia ha problemi per i conti pubblici. E in più ha l’elevato debito pubblico che impone tagli di spesa più consistenti».

        Il vicepresidente della Banca centrale europea Padoa Schioppa definisce l’Italia non credibile e ambigua. E’ d’accordo?

        «Purtroppo è vero: l’Italia ha l’handicap della finanza pubblica. Da anni non mette in moto le riforme per arrivare a risparmi di bilancio duraturi».

        Quindi è giusto che la politica italiana non sia apprezzata in Europa?

        «Bisogna dire che l’Europa assomiglia sempre più all’Italia che l’Italia all’Europa. Basta vedere quello che accade in Francia o in Germania in difficoltà per i conti pubblici. Ma anche in Portogallo o Spagna. Tanti paesi sono ambigui: si formulano previsioni virtuose e poi si scopre il mancato raggiungimento dei risultati. Non aver condannato l’anno scorso la Germania per lo sforamento dei conti è stato un brutto esempio per l’Europa».

        Un precedente negativo?

        «Certo, un precedente negativo. L’Europa è tutta ambigua».

        Roberto Ippolito