“Intervista” Cetica (Ugl): il Governo non capisce i suoi elettori

27/10/2003



      Sabato 25 Ottobre 2003

      ITALIA-LAVORO
      Cetica (Ugl): il Governo non capisce i suoi elettori


      ROMA – Anche l’Ugl, sindacato vicino ad An, è sceso in piazza contro il Governo. Il leader, Stefano Cetica, spiega le ragioni.
      Una prova di autonomia sindacale…
      Non è la prima: siamo già al secondo sciopero, l’anno scorso abbiamo fatto quello sull’articolo 18. Temo anche che non sarà l’ultimo.
      Cosa la fa essere così pessimista?
      Apprendo che è nato un Comitato pro riforma delle pensioni su iniziativa di un gruppo di incauti parlamentari di Forza Italia e di An. Forse l’idea gli è venuta prima di leggere i sondaggi: l’ultimo, della Demoskopea, rileva che solo il 21% degli italiani è dalla loro parte.
      Vuol dire che si è perso il contatto con l’elettorato?
      Diversamente da quello che pensano alcuni avvocati e liberi professionisti eletti, che sono tra i fondatori del Comitato, nella Cdl c’è un folto numero di elettori che puntava al cambiamento ma in un altro senso. Più lavoro e più pensioni per tutti, erano queste le promesse.
      Ma ora si riapre il dialogo, cosa le ha detto Fini?
      Credo che ci debba essere la possibilità di confrontarsi sui numeri lasciando aperta la possibilità di una verifica nel 2007. Siamo convinti che il Governo ha bisogno di una maggiore riflessione per evitare che accada quello che è successo con l’articolo 18: è partito alla carica per smantellarlo e poi tutto questo non è ancora successo. Il dialogo potrebbe indurre un ripensamento in chi crede che si possa chiedere ai lavoratori 40 anni di contributi o 65 anni di età per andare in pensione.
      Insomma, il problema previdenziale è un’invenzione?
      Il Governo sta sbagliando, non si può liquidare una riforma che tocca le aspettative di vita, dopo 48 ore di presunto confronto. E poi vedere il premier in Tv che spiega le nuove misure.
      Come ha giudicato il messaggio a reti unificate?
      Alla luce del recente sondaggio della Demoskopea: il premier sembra aver convinto solo 21% degli italiani.
      Scusi, ma allora la riforma è davvero necessaria se il Governo mette in gioco il consenso…
      Tutto nasce da un gravissimo errore fatto fatto da Cgil, Cisl e Uil che hanno firmato un accordo con Confindustria sullo sviluppo senza porsi il problema di chi avrebbe pagato. Servono 5mila miliardi di vecchie lire per finanziare quelle misure. Per questo il Governo ha voluto dare un messaggio di rigore, per spuntare poi un allentamento dei vincoli sul deficit.

      LI.P.