“Intervista” Castagnetti: «Lo sciopero generale è inevitabile»

23/09/2002

        lunedì 23 settembre 2002

        «Se diamoci una mano significa far tacere l’opposizione rinunciare a fare opposizione,
        rinunciare a difendere lo Stato sociale e i diritti dei cittadini, diciamo no»

        ‘‘
        Il capogruppo alla Camera della Margherita «Se è coerente con il suo appello il premier compia
        fatti concreti: ritiri la Cirami»
        ‘‘
        Castagnetti: «Lo sciopero generale è inevitabile»
        «Cisl e Uil dovrebbero parteciparvi da coprotagoniste.
        Berlusconi dica la verità sui conti»

        intervista a Pierluigi Castagnetti

        Luana Benini

        ROMA Secondo Pierluigi Castagnetti, la richiesta di aiuto del premier
        è «strumentale e insincera». Spiega: siamo disposti a dare una mano
        (non alla maggioranza, ma al Paese) solo a determinate condizioni.
        A Cgil, Cisl, Uil, dice: se decidete di fare lo sciopero generale fatelo
        insieme.
        Berlusconi ammette la crisi e chiede all’opposizione di lavorare
        insieme. Lei cosa risponde?
        «Finalmente si è accorto che l’opposizione non faceva del catastrofismo
        ma semplicemente cercava di richiamare il governo al senso di
        responsabilità.
        Purtroppo oggi tutto è più difficile perché gli errori che si sono
        voluti compiere hanno aggravato la situazione.
        Se ci avessero ascoltato quando dicevamo loro che nella finanziaria
        avevano inserito delle previsioni di entrate assolutamente virtuali al
        solo scopo di poter disporre di risorse da spendere,
        quando richiamavamo il governo al senso di responsabilità rispetto a
        provvedimenti legislativi privi di copertura, oggi non ci troveremmo
        in questa situazione.
        E’ vero che c’è una difficoltà delle economie europee ma da noi la
        situazione è più grave anche perché abbiamo alle spalle un anno di
        gestione finanziaria assolutamente irresponsabile».
        Improvvisamente si sono accorti di questa difficoltà
        e chiedono aiuto all’opposizione…
        «Solo due mesi fa abbiamo contestato i numeri del Dpef.
        Loro continuavano a prevedere una crescita dell’1,3%
        e a meno di due mesi di distanza hanno riconosciuto
        che la crescita sarà dello 0,6%. Lo stesso Tremonti è
        venuto alla Camera a parlare di un tasso di inflazione
        del 2,4%, e dopo 24 ore abbiamo saputo che il tasso di
        inflazione era del 2,6%. Non padroneggiano
        la situazione e non sono in grado di fornire neppure i dati.
        In ogni caso, se è sincero l’appello del capo del governo,
        noi gli chiediamo di venire subito in Parlamento a dire
        la verità sui conti. Il Paese ha bisogno di conoscere come
        stanno i conti dello Stato. Dopo aver prodotto questo
        disastro devono indicare una strategia per uscire da questa
        situazione. Che non sia una strategia di giornata.
        Ad agosto il premier disse che la priorità del governo era
        la legge Cirami, oggi chiede aiuto perché gli è sfuggito
        il controllo sui conti pubblici. Siano conseguenti, ritirino
        la Cirami, dissequestrino il Parlamento da una discussione
        tanto assurda quanto insensata…».
        Lei è convinto che al punto in cui sono arrivati possano
        davvero fare marcia indietro sulla Cirami?
        «Se sono coerenti con l’appello al senso di responsabilità
        del capo del governo dovrebbero farlo. Se non lo
        fanno è evidente che Berlusconi è prigioniero
        dei suoi problemi che vengono sempre prima di quelli
        del Paese.
        Noi siamo anche disposti a dare una mano. Non alla
        maggioranza che si è rivelata in modo imprevedibile tanto
        incompetente, ma al Paese che non merita di pagare il prezzo
        di tanta incompetenza. Siamo anche mossi dalla legittima
        preoccupazione, di ricevere nel 2006 la guida di un paese
        disastrato».
        Che tipo di aiuto è possibile dare: una opposizione a
        maglie più larghe? più duttilità e accordi in Parlamento?
        «Se l’appello diamoci una mano significa far tacere
        l’opposizione, rispondiamo no. Se significa rinunciare
        a fare opposizione diciamo no. Se significa rinunciare a
        difendere lo Stato sociale e i diritti dei cittadini, diciamo
        no. Se significa per il governo finirla con la propaganda
        e gli insulti all’opposizione e tornare, come ha
        più volte sollecitato il presidente della Repubblica,
        a una politica di concertazione che ripristini una seria e
        responsabile politica dei redditi, allora, senza confondere il
        ruolo di maggioranza e opposizione, è possibile
        creare un clima costruttivo intorno a questi obiettivi.
        Ma le condizioni sono queste: operazione verità, svolta
        nella politica economica, ripresa di una politica dei redditi,
        no ai condoni. Su questa base il centro sinistra è
        disposto a discutere».
        Mentre tende la mano Berlusconi continua ad accusare
        il centrosinistra di inseguire gli estremismi
        più accesi. Non le sembra una mossa strumentale per
        spaccare l’opposizione?
        «Non è solo una mossa strumentale.
        Rivela anche l’insincerità della richiesta di collaborazione
        visto checontinua a scaricare sulla gestione del
        centro sinistra la responsabilità dei problemi. La verità è
        che gli abbiamo lasciato un Paese tra i più affidabili in
        Europa, con una economia sana, e in 16 mesi tutto questo
        è stato cancellato».
        Se questa è la situazione, non le sembra contraddittoria la
        richiesta che Rutelli ha avanzato alla Cgil di revocare lo
        sciopero generale? Rutelli riconosce alla Cgil il merito di
        aver denunciato per prima che le politiche economiche del
        governo erano costruzioni di sabbia, poi l’accusa
        di rigidità nel confermare lo sciopero generale…
        «Sono convinto che Rutelli rispetti
        fino in fondo l’autonomia sindacale e non abbia intenzione di
        suggerire alcunché. Credo che abbia voluto rilevare
        la novità della situazione, la consapevolezza
        nuova in tanti soggetti (compresa la Confindustria) che pure
        hanno sottoscritto il Patto per l’Italia.
        Piuttosto che confermare una iniziativa unilaterale, assunta in
        un clima diverso, ha voluto dire Rutelli, forse occorrerebbe che
        le parti sociali si mettessero di fronte a un tavolo per capire se
        sono possibili iniziative unitarie».
        Mi pare che il suo approccio sia un po’ diverso da quello di Rutelli.
        Non sarebbe stato auspicabile rivolgersi a Cisl e Uil per dire loro:
        il Patto per l’Italia non esiste più, non ci sono più le premesse,
        prendete atto che siete state ingannate e fatevi promotrici insieme
        alla Cgil dello sciopero unitario?
        «Credo che questo fosse il senso delle parole di Rutelli. Purtroppo c’è
        sempre la preoccupazione di questo dialogo interrotto fra i sindacati.
        Certo, a questo punto anche le parti sociali che hanno sottoscritto il Patto
        sono costrette a prendere atto che la situazione è cambiata rispetto a luglio.
        Se in questa situazione nuova ognuno rinuncia alle rispettive unilateralità,
        è possibile ricostruire il filo di un’azione unitaria, responsabile
        verso il Paese. Purtroppo siamo in una situazione drammatica: da una
        parte non possiamo rinunciare a nulla delle nostre responsabilità di
        opposizione, dall’altra non possiamo neppure sottovalutare i guai ai
        quali può andare incontro il Paese».
        Lei conferma dunque la necessità di uno sciopero generale?
        «Credo che sarà inevitabile lo sciopero generale, ma sarebbe auspicabile
        che non fosse quello pensato qualche mese fa: Cisl e Uil dovrebbero
        parteciparvi da coprotagoniste. Oggi sono cambiate le condizioni e
        occorre una piattaforma nuova».