“Intervista” Casadio (Cgil): «diritti sindacali sospesi per 3 anni»

02/04/2002



 
   
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Diritti sindacali sospesi per 3 anni
Ecco quali saranno gli effetti dell’emendamento sul lavoro nero approvato dal senato con il decreto sullo scudo fiscale. Parla Giuseppe Casadio (Cgil): «Sanatoria nelle mani dei sindaci. Ma l’operazione del governo si risolverà in un flop»
PAOLO ANDRUCCIOLI

Ci sono riusciti. Al senato il governo Berlusconi è riuscito a far passare un emendamento al decreto sullo scudo fiscale che sospende i diritti sindacali per quelle aziende che scelgano di uscire dal sommerso. Si tratta di una norma a tempo, perché vale solo per tre anni, ma è un precedente gravissimo. Si è trattato infatti di un vero e proprio blitz, che era stato tentato – in modi analoghi – anche per l’articolo 18. Siccome contro la legge delega del mercato del lavoro è montata l’opposizione dei sindacati (che a quanto pare non sono affatto isolati), allora il governo ha provato a far rientrare dalla finestra i provvedimenti di modifica dello Statuto dei lavoratori attaccandoli appunto al decreto fiscale, che invece viaggia spedito verso l’approvazione finale. Per l’articolo 18 – vista anche la forte reazione dei senatori dell’opposizione, soprattutto di quelli diessini – non ci sono riusciti. Per i diritti sindacali invece sì. Il senato ha approvato quindi una norma che sospende per tre anni tutti i diritti sindacali a quei lavoratori che vengono fatti uscire dal «nero». Per Cgil, Cisl, Uil si tratta di un fatto di una gravità estrema che non aiuterà certo la tanto decantata ripresa del dialogo. Su questo blitz abbiamo intervistato Giuseppe Casadio della segreteria nazionale della Cgil.

Che cosa è successo al senato e di quale tassello si tratta nella battaglia sull’articolo 18 e i diritti?

Per capirlo, bisogna fare un passo indietro. Il provvedimento del governo sull’emersione del lavoro nero era già contenuto nel pacchetto dei 100 giorni. Inizialmente la scadenza era stata fissata a novembre, poi è stata spostata a febbraio del 2002, poi prorogata fino a giugno e ora si parla addirittura del novembre 2002. E’ ovvio che il governo sta in grande difficoltà anche su questo tema perché sappiamo che in tutta l’Italia solo 159 aziende hanno fatto richiesta di accedere ai benefici si egge per la «sanatoria». Ora – per la precisione il 23 aprile – anche il decreto sullo scudo fiscale è in scadenza. Quindi il governo cerca di accelerare su tutti e due i fronti. Al senato hanno provato a far passare anche la modifica dell’articolo 18, ma non ci sono riusciti. Hanno invece fatto votare la norma che sospende per tre anni i diritti sindacali.

In che cosa consiste esattamente questa norma e quanto pesa sui diritti dei lavoratori?

Il provvedimento prevede che se un’azienda fa uscire dal «nero» un certo numero di lavoratori, questi non vengono conteggiati per l’applicazione dello Statuto dei lavoratori. In termini di diritto questi lavoratori praticamente non esistono, non fanno numero per superare la soglia dell’applicazione di molte norme, non solo quelle relative ai diritti sindacali. Noi stiamo studiando gli effetti di questo blitz anche dal punto di vista strettamente giuridico. Perché è possibile che questo provvedimento modificherà molte altre leggi. Solo per fare qualche esempio: la legge sui lavoratori disabili o le norme sulle tutele legali. Ma la cosa più incredibile riguarda anche le modalità di applicazione di questa nuova norma.

Che cosa intendi?

Il riferimento per l’azienda che vuole uscire dal sommerso sarà il sindaco. Il progetto per regolarizzare l’azienda e quindi ottenere tutti i benefici del caso dovrà essere sottoposto al sindaco della città dove è ubicata l’azienda stessa. A quel punto il sindaco potrà disporre l’avvio della regolarizzazione in deroga a tutte le altre norme. Se il piano viene accettato è anche possibile che vengano violate le norme ambientali, quelle sulla sicurezza e quantaltro visto che la stessa norma prevede la deroga dalla legislazione vigente. Si potrebbe verificare il paradosso di una azienda che per uscire dal nero, nega i diritti fondamentali ai suoi dipendenti e opera magari in ambienti igienicamente insani o che producono danni ambientali. Un bel risultato.

Uscire dal sommerso sarebbe comunque, in generale, un fatto positivo. Ma qual è, secondo te, il vero limite delle proposte governative sul lavoro nero?

Il vero limite di fondo delle proposte legislative del governo sta nel loro presunto carattere di automaticità. Si pensa di innescare un meccanismo automatico e non si risolve il problema di fondo: il lavoratore può chiedere in qualsiasi momento conto dei suoi diritti passati. Invece di pensare agli automatismi si doveva procedere al contrario. Essendo questo un fenomeno economico e sociale molto complesso, non si può affrontare fuori da un contesto, da una contrattazione con i sindacati, da forme di controllo e di repressione, oltre che di incentivi. Se non si fa questo la battaglia contro il lavoro nero si risolverà in un tragico flop.