“Intervista” Casadio (Cgil): «Così si buttano all’aria i diritti dei lavoratori»

30/10/2002

          30 ottobre 2002

          Casadio (Cgil)
          «Così si buttano all’aria
          i diritti dei lavoratori»
          Dibattito infuocato sulla delega del governo che cerca di coinvolgere Rutelli. Dura opposizione Ds contro il provvedimento

          Angelo Faccinetto

          MILANO Una bomba su tutti gli assetti negoziali. Una deregolamentazione
          del mercato del lavoro. La negazione, nel segno dell’individualizzazione,
          dell’azione riformatrice sin qui condotta.
          È durissimo il giudizio del segretario confederale Cgil, Giuseppe Casadio,
          sui contenuti della delega sul mercato del lavoro in discussione
          in Parlamento.
          Il ddl sul mercato del lavoro entra nella sua fase cruciale. Cosa
          dobbiamo aspettarci da questa riforma?
          «Il provvedimento comprende alcune decine di deleghe che, nel
          loro insieme, configurano una riscrittura – per somma di decreti -delle
          strutture portanti del diritto del lavoro italiano. Già questa operazione
          è di per sé gravissima. Significa che si potrà intervenire senza più
          passare per il Parlamento. Al di là del merito, è preoccupante anche
          dal punto di vista istituzionale».
          Nel merito?
          «Il governo si muove lungo tre direttrici. La prima punta a modificare
          le normative relative ad istituti recentissimi. Quella sul lavoro interinale,
          approvata quattro anni fa.
          Quella relativa al part-time, vecchia di due anni. E quella sul trasferimento
          di ramo d’impresa, che ha poco più di un anno e mezzo. È evidente
          la volontà di mettere mano, in modo pesante, al processo riformatore –
          pur parziale – che si era realizzato nella seconda metà degli anni novanta.
          Un processo, anche faticoso, basato sul confronto».
          Maroni dice che la «sua» riforma completa quella avviata in quegli anni.
          Cosa risponde?
          «Strumentalmente, ancora ieri, il ministro ammiccava a una parte
          dell’opposizione usando quel tipo di argomentazione. Ma ciò è falso.
          Le deleghe puntano a riscrivere quelle norme in senso deregolatorio».
          Qualche esempio?
          «Prendiamo il part time. Tutti dicono che è utile che si espanda.
          Bene. Nella delega si fissa come principio il depotenziamento del requisito
          della volontarietà nella determinazione dell’orario: significa diminuire
          le possibilità di fare part time. È un esempio che fa capire come
          non sia il caso di farsi prendere dall’illusione dell’innovazione».
          Gli altri due filoni?
          «Si punta a definire nuove tipologie di contratti di lavoro, quando,
          piuttosto, ci sarebbe l’esigenza di andare verso una razionalizzazione di
          quelle esistenti».
          Quali sarebbero queste nuove tipologie?
          «Il governo intende introdurre il lavoro occasionale, il lavoro intermittente,
          il lavoro a progetto, quello a chiamata… tutte tipologie all’insegna
          della precarietà. Pensi allo staff leasing, un istituto che in Europa
          non esiste. Con la sua introduzione l’intero organico di un’impresa potrebbe
          legittimamente essere, per un periodo indefinito, alle dipendenze
          di un’agenzia».
          Un chiaro segnale politico.
          «Una bomba su tutti gli assetti negoziali. In questo modo si mina
          alla radice ogni potere di negoziazione. È chiara l’intenzione di andare
          verso l’individualizzazione del contratto di lavoro».
          Poi c’è la riforma del mercato del lavoro. Non era stato appena
          riformato?
          «La maggioranza di governo intende andare in direzione della
          liberalizzazione totale dell’intervento privato. Non solo nelle attività
          di intermediazione. Tutti potranno far tutto. Chiunque potrà decidere
          di far business in un comparto così delicato, in cui la merce sono i
          lavoratori. Senza contare lo spazio che verrà assegnato agli enti
          bilaterali».
          Adesso? La Cgil si è opposta con diversi scioperi, anche generali,
          a questa impostazione.
          «I cinque milioni di firme della nostra campagna per i diritti sono
          stati raccolti anche per dire no alle parti peggiori della delega. Siamo
          pronti anche al referendum. Chiediamo all’opposizione parlamentare
          di continuare a fare la sua parte. Come continueremo a farla noi».