“Intervista” Carraro: «Il leader Cgil è rigido e arretrato ma Confindustria non è da meno»

07/01/2002


LUNEDÌ, 07 GENNAIO 2002
 
Pagina 12 – Economia
 
L’industriale Mario Carraro critica il modo in cui le parti sociali si stanno contrapponendo
 
"Il leader Cgil è rigido e arretrato ma Confindustria non è da meno"
 
L’INTERVISTA
 
 
 
"Si rischia di fare false battaglie. Al Sud si licenzia anche senza la modifica dello Statuto"
 
VITTORIA PULEDDA

MILANO — Forti critiche dal mondo industriale per Sergio Cofferati, segretario della Cgil, all’indomani della lunga intervista a Repubblica in cui pone l’autaut al governo su politica del lavoro, politica dei redditi e pensioni. Ma per Mario Carraro, ex presidente degli industriali veneti, a capo di una società quotata che esporta oltre l’80% del fatturato in tutto il mondo, le ragioni non sono quelle classiche, del muro contro muro. «L’ho trovato rigido, ancor prima che duro. Le sue posizioni sono arretrate, ma occorre dire che anche governo e Confindustria a volte non sono da meno. I vertici industriali hanno un atteggiamento piuttosto chiuso e lo stesso governo dovrebbe ricordarsi di restare fuori dal sindacato ma anche da Confindustria».
Un imprenditore contro Confindustria?
«L’ho detto anche in altre occasioni: sindacato e Confindustria sono due strutture tra le più antiquate ed elefantiache che esistono. C’è bisogno di modernizzare il paese, di eliminare un eccesso di rappresentanza — anche in ambito industriale — che non esiste in nessuno stato al mondo. Così si rischia, tra l’altro, di fare false battaglie».
Cofferati nella sua intervista parla di cose molto concrete: l’articolo 18 sui licenziamenti, le pensioni, la politica dei redditi ed il fisco.
«Cominciamo proprio dall’articolo 18: Confindustria la considera una grande vittoria e Cofferati lancia anatemi. Ma guardi che quell’articolo riguarda una parte minima del mondo del lavoro: nel Nordest lo consideriamo residuale e nel Meridione, dove il fenomeno potrebbe essere ben più attuale, fanno già quello che vogliono, non stanno certo ad aspettare questa riforma; ci sono le leggi, ma poi quello che conta sono i comportamenti. Bisogna dire le cose come stanno, e questo vale anche per la concertazione».
Cosa significa?
«Significa che l’ultima occasione di concertazione ha visto riuniti intorno ad un tavolo 32 sigle diverse. Assolutamente troppe, c’è un problema di rappresentanza. Trovo invece giuste le critiche di Cofferati in fatto di riforma fiscale: il governo fa spesso annunci un pò ambigui e soprattutto in questo momento c’è abbastanza confusione per dare un giudizio sereno. Le dimissioni del ministro Ruggiero sono una prova dell’incertezza che regna nella compagine governativa e che non può non riflettersi anche in altri campi. Diciamo la verità: il nostro sistema fiscale è opprimente, ma bisogna trovare il modo di dare realmente respiro alle attività produttive, non solo annunciare buoni propositi».
Insomma, condivide le accuse di populismo formulate da Cofferati?
«Su alcuni punti ha ragione: tornando ancora alle tasse, un sistema basato su due aliquote è inattuabile. Il problema è che lo stesso Cofferati è a volte poco credibile».
Perché?
«La ragione è semplice: in passato ha avuto margini di ambiguità rispetto alla politica, e tuttora quando parla il sospetto è che lo faccia guardando ad un futuro politico».