“Intervista” Carniti: i fanatici s’insinuano nelle crepe

10/06/2003

      Martedì 10 Giugno 2003
      ITALIA – LAVORO

      Per l’ex leader della Cisl l’estremismo si rafforza con le fratture tra i sindacati ma non ha consensi in fabbrica
      Carniti: i fanatici s’insinuano nelle crepe
      «Non ha senso condannare insieme e spaccarsi sul resto»

      MILANO-Pierre Carniti è preoccupato. Quando era a capo della Cisl, tra il ’79 e l’85, le Brigate rosse tenevano in ostaggio il Paese. Oggi il terrorismo non ha quella
      forza, quell’organizzazione, quella struttura, ma sfugge al controllo e soprattutto cerca di trovare spazio nelle crepe tra i sindacati. Non si scontra con il muro dell’unità.
      Qual è la sua idea sui terroristi di oggi, sui continui attacchi al mondo sindacale.
      È una costellazione di frange estremistiche, sono fanatici che pensano di incunearsi nelle divisioni del sindacato per accentuarle. Ma non hanno la forza delle Brigate
      rosse di venti, trent’anni fa.
      Sono meno organizzate?
      Quella era la Cia rispetto a questi, che sono manovali della violenza. E allora c’era un collegamento con i luoghi di lavoro, c’era un consenso.
      Anche nel sindacato?
      C’erano dei quadri di base che adottavano lo slogan: "Né con lo Stato né con le Br".
      E questo era un problema.
      E oggi?
      Qualche simpatia tra i lavoratori la possono avere. Ma non c’è radicamento nei luoghi di lavoro, dove hanno consensi marginali, irrilevanti e la maggioranza li guarda con
      ostilità. Mi sorprende invece l’inefficacia della lotta al terrorismo.
      Cioè?
      Si tratta di micromovimenti, di fanatici, sbandati. È incredibile che polizia e carabinieri non abbiano trovato nulla. Ci sono organi di prevenzione sul territorio. Ci sono i poliziotti di quartiere, anche se dalle mie parti, allo Statuario (quartiere romano, ndr), non si vedono.
      Contro gli estremisti sarebbe utile più attenzione. Possibile che non abbiano mai preso neanche uno che scrive minacce?
      Ma non si limitano agli insulti. Questa nuova ondata di terrorismo ha ucciso D’Antona e Biagi.
      È vero. Ma purtroppo per ammazzare basta anche una sola persona. Per lo più è un fenomeno che non presenta un grado elevato di pericolosità Ma va fermato.
      Teme un salto di qualità?
      Se non sono contrastati, possono alzare il tiro. Per ora mi sembrano soprattutto manifestazioni di asocialità. Basta vedere la violenza negli stadi. Sono manifestazioni
      che spesso prescindono dall’oggetto.
      Nelle rivendicazioni e nelle minacce si accusa chiaramente la Cisl di essere "venduta". Sembra un attacco preciso. E lei stesso dice che cercano di incunearsi nella divisione tra i sindacati.
      In questa situazione essere divisi sicuramente non aiuta.
      Sul terrorismo però la condanna dei sindacati è corale.
      Non ha senso essere uniti sul terrorismo e divisi su tutto il re sto. Non si può avere un comportamento comune la domenica e poi dividersi, sottolineare le differenze
      e scambiarsi insulti per tutta la settimana.
      Voi non avete fatto così?
      Trent’anni fa la situazione era diversa, era in gioco la tenuta dello Stato democratico, la minaccia riguardava tutto il Paese. Quando le Br erano al massimo dello splendore
      e dei disastri, noi discutevamo, spesso non eravamo d’accordo, ma eravamo uniti sui temi forti. Sapevamo che l’unità sindacale era una conquista non un destino. Oggi invece non si cerca. Quando si presentano piattaforme unitarie si può anche arrivare a un accordo separato Ma se le piattaforme sono separate è inevitabile. E sul contratto dei metalmeccanici la Fiom è stata dissennata. Così si è alimentata una divisione
      fino a farla diventare contrapposizione. È pericoloso: i tardi epigoni delle Br cercano di insinuarsi per allargare ancora di più le crepe. E il sindacato confederale o si unisce
      o si disintegra.
      ALESSANDRO BALISTRI