“Intervista” Carniti: «Concertare sì, ma non a tutti i costi»

29/01/2002





�Concertare s�, ma non a tutti i costi�
ROMA – Pierre Carniti, segretario generale della Cisl dal 1978 al 1985, fu forse pi� di tutti alla base della ventata riformista che invest� il sindacato in quegli anni. Allora voleva cambiare tra le altre cose l’articolo 18 dello Statuto, oggi pensa che la battaglia in corso tra Governo e sindacati su questa norma sia mal posta, che la posta in gioco sia in realt� il ruolo del sindacato. Carniti, perch� nel 1985 il sindacato voleva cambiare l’articolo 18 e in generale la legislazione del lavoro?
Perch� eravamo in una situazione molto particolare. La seconda crisi petrolifera aveva spinto l’inflazione alle stelle. Nel 1981 era al 21%, un tasso cos� si mangia i salari, le pensioni, ma anche la democrazia. Decidemmo di fare qualcosa. Non era facile, perch� venivamo da trent’anni di sviluppo che avevano consentito una redistribuzione continua.
Trovaste delle soluzioni?
Una parte del gruppo dirigente del sindacato, e tra questi anche Luciano Lama, sapeva che dovevamo trovarle. E su questa spinta arrivammo due anni dopo, nel 1983, all’accordo Scotti, che indic� alcune cose da fare.
Avevate il Pci contro?
Il Pci non cap� e naturalmente non approv�. Dopo l’accordo del 1983 ci fu una riunione molto sgradevole tra la segreteria unitaria sindacale e la segreteria del Pci. L’obiettivo dei comunisti era quello di delegittimare Lama e l’accordo triangolare.
Perch� erano contrari?
Perch� quell’accordo per la prima volta metteva in crisi il consociativismo, la regole non scritta per la quale la maggioranza aveva il diritto di governare, ma all’opposizione era riconosciuto una cogestione nel sociale. Non si faceva nulla in materia di politica economica che avesse risvolti sul sociale se il Pci non era d’accordo. Noi mettemmo in crisi questo principio, per la prima volta.
Un sindacato anticomunista?
No, un sindacato che voleva propri spazi di autonomia. Non solo quelli rivendicativi. Se dovevamo affrontare i sacrifici, almeno volevamo partecipare a fissare gli obiettivi da raggiungere.
Il Pci non gradiva?
No, tanto � vero che l’anno dopo, nel 1984, quando riprovammo con l’accordo di san Valentino, il Pci impose il no alla Cgil.
Da quella stagione di libert� venne il documento del Cnel per una nuova legislazione del lavoro?
Il Cnel tent� un riepilogo di tutti i problemi aperti e delle possibili vie da seguire per risolverli. Lo fece perch� premevano problemi nuovi, che la vecchia strumentazione non era in grado di risolvere.
Ma poi tutto si aren�. Perch�?
Cambiarono le urgenze, venne meno la sensazione, prima molto forte, che Annibale fosse alle porte di Roma, per cui comunque ci si doveva muovere. E quando mutano le urgenze trovare la forza per cambiamenti strutturali � impresa assai difficile.
La concertazione fissata nel 1993 ha cambiato le prospettive?
Quello � stato un altro errore, perch�, lo posso dire io che l’ho avviata, la concertazione non � un ricetta che va sempre bene. Quando esiste un problema forte � giusto trovare accordi tra i soggetti che governano alcune dinamiche, accordi tali che spingano tutti a comportamenti coerenti con gli obiettivi fissati.
Ma perch� non va sempre bene?
Perch� la centralizzazione delle relazioni industriali che la concertazione comporta � un prezzo alto, che � possibile pagare solo quando c’� un problema forte da risolvere, come l’inflazione negli anni ottanta o l’ingresso in Europa in quelli novanta.
Il sindacato adesso � contro ogni revisione dell’articolo 18.
Questo � un problema che non esiste, un falso problema. Il campo d’applicazione � minimo, il suo valore solo simbolico. Il Governo vuole dimostrare di essere in grado di costringere il sindacato a mettere a posto la testa. Il sindacato vuole dimostrare di essere ancora forte. La posta in gioco � un’altra, � il ruolo del sindacato. L’occupazione non c’entra nulla. Il problema � che sui falsi problemi si sono combattute guerre.
Massimo Mascini

Marted� 29 Gennaio 2002