“Intervista” Carlo Leoni: «Il Polo incoraggia il lavoro clandestino»

16/05/2002

 Intervista a: Carlo Leoni
       
 

Carlo Leoni


Intervista
a cura di

Luana Benini
 

15.05.2002
Il Polo incoraggia il lavoro clandestino


ROMA
Il voto sulla legge Bossi-Fini sull’immigrazione non si concluderà prima delle elezioni amministrative. Su questo la Lega non l’ha avuta vinta. «Un tema così complesso e delicato – spiega Carlo Leoni – non può essere usato come un volantino di propaganda. Speriamo che spenti i fuochi della campagna elettorale da parte del Polo possa esserci maggiore ragionevolezza». «Noi faremo una battaglia di merito, abbiamo presentato oltre mille emendamenti, e chiederemo lo stralcio dell’articolo sull’asilo: in Italia serve una legge ad hoc». Ieri Leoni, nella sua relazione all’assemblea del gruppo dei deputati della Quercia ha fatto presente che esiste un’area molto vasta di critiche alla legge che attraversa fra l’altro il mondo cattolico (sono evidenti le sofferenze anche nel Ccd). «Nelle audizioni in commissione Amnesty international e l’organizzazione dell’Onu per i rifugiati hanno sottolineato che la legge comprime fortemente il diritto all’asilo. Imprenditori e mondo cattolico rivolgono alla legge una critica che è anche la nostra: in questo modo non si colpisce affatto la clandestinità, si creano soprattutto problemi a tutti coloro che vogliono vivere, lavorare e studiare in forma regolare nel nostro paese».
Perché?

«Perché la legge rende più difficili i ricongiungimenti familiari, crea problemi per i minori non accompagnati, rende difficilissime le assunzioni regolari (sono talmente tante le bardature burocratiche che una impresa prima di poter assumere uno straniero è costretta ad aspettare mesi). È chiaro che questo incentiva l’immigrazione clandestina. L’unico modo per disincentivare la clandestinità è rendere conveniente la regolarizzazione. Se la si scoraggia si apre un varco alla precarietà, al lavoro nero e dunque alla clandestinità».

Il governo però imposta la sua propaganda sui temi della sicurezza e della lotta alla clandestinità…

«Ma in un anno non ha fatto niente né sui temi della sicurezza, nè su quello dell’immigrazione. Dov’è il poliziotto di quartiere (una delle promesse preelettorali di Berlusconi)? Non sono neanche stati fissati i flussi in materia di immigrazione. Il governo dell’Ulivo in due anni aveva fatto 26 accordi bilaterali con i paesi di provenienza. Loro in un anno ne hanno fatti solo due. Non hanno istituito neppure un centro in più di permanenza temporanea pur sapendo bene che quelli esistenti sono pochi. Ora se ne escono con una legge propagandistica. Un esempio? Si prevede l’uso delle navi della Marina nelle acque extraterritoriali. La Marina militare ha già detto che una cosa del genere sarebbe pirateria internazionale. Si prevedono le impronte digitali per qualsiasi straniero extracomunitario che chiede il permesso di soggiorno…».

Qual è la diversa impostazione del problema fra destra e sinistra?

«La destra lo vede come un problema di ordine pubblico. La nostra impostazione culturale si ritrova nella legge Turco-Napolitano: garantire la sicurezza ma anche i diritti degli stranieri».