“Intervista” Caputi: Il turismo creerà crescita e occupati

03/02/2003


Lunedí 03 Febbraio 2003

INTERVISTA A CAPUTI
Amministatore delegato di Sviluppo Italia


Il turismo creerà crescita e occupati


Contribuire alla crescita del Pil e dei livelli occupazionali, sono questi gli obiettivi di Sviluppo Italia. Con un’arma in più: «La Finanziaria 2003 – dice l’amministratore delegato Massimo Caputi – ci ha dotato di strumenti importanti, a partire dall’articolo 73, che estende l’ambito territoriale di applicazione della legge 181/89: nata per gli interventi di promozione industriale nelle aree di crisi siderurgica, potrà essere applicata anche in aree di crisi industriale, comprese nei territori per i quali venga dichiarato o prorogato lo stato di emergenza da parte del Governo». Non solo. «La Finanziaria prevede anche la possibilità di cartolarizzare i crediti maturati con i mutui erogati per prestito d’onore, micro-impresa, franchising e imprese giovanili, dietro garanzia del ministero dell’Economia e con una nostra responsabilità diretta sui mutui erogati. Questo ci consentirà di portare a termine un’operazione finanziaria di recupero crediti».
Quali sono i settori-chiave nei quali consiglierete di investire ai giovani impenditori nel 2003?
Turismo e agroindustria saranno i settori trainanti, in quanto strategici per accelerare la crescita economica del Paese. Il piano che abbiamo varato tre settimane fa punta allo sviluppo di tre poli integrati in Puglia, Calabria e Sicilia, per destagionalizzare i flussi turistici. L’investimento previsto è di 450 milioni.
E per l’agroindustria?
Abbiamo accolto le direttive del ministero per le Politiche agricole e forestali, dando il via libera alla costituzione di un fondo, al quale Sviluppo Italia ha destinato 200 milioni, che opererà nell’ottica del distretto a filiera, con l’acquisizione di partecipazioni in aziende industriali del settore.
Lei è amministratore delegato da un anno. Cosa ha ritenuto necessario cambiare subito nel gruppo?
Il presidente Carlo Pace e io abbiamo "ereditato" dalla gestione precedente un delicato processo di fusione da portare a compimento. Il primo impegno è stato rafforzare l’identità del gruppo. Allo stesso tempo abbiamo gestito la complicata vicenda delle centinaia di migliaia di domande di prestito d’onore arrivate entro la fine del 2001 che non avevano copertura finanziaria.
A dicembre il Cipe ha destinato 70 milioni al finanziamento del Programma quadro di Sviluppo Italia 2002-2004. È il risultato più importante del primo anno di attività?
Sì, insieme al Dpef 2003- 2006 e alla Finanziaria 2003, per la parte che ci compete. Il Programma quadro approvato dal Cipe è importante perché ha legittimato il ruolo di Sviluppo Italia come agenzia nazionale per la promozione dello sviluppo economico su tutto il territorio nazionale, sul modello delle più evolute agenzie europee.
Qual è l’area del nostro Paese più dinamica?
La prima a rispondere è stata la Regione Puglia. Il suo presidente, Raffaele Fitto, ha scommesso da subito sulla collaborazione con Sviluppo Italia. Ma abbiamo firmato protocolli d’intesa anche con le Regioni Calabria, Sicilia, Molise, Liguria, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Toscana.
Perché crede nel rapporto diretto con le singole Regioni?
Sviluppo Italia si deve collocare a metà strada tra l’amministrazione centrale e quelle regionali e dare la certezza di un interlocutore unico. Il problema principale per un imprenditore che decide di investire nel nostro Paese è individuare un referente affidabile che garantisca tempi e costi certi. Sviluppo Italia è il soggetto di collegamento con le Regioni, con cui stiamo definendo piani organici d’intervento a sostegno dello sviluppo produttivo e infrastrutturale.