“Intervista” Cantone (Cgil): sono accuse inaccettabili

12/05/2003



              10/5/2003

              intervista
              Roberto Ippolito

              «QUI STIAMO USCENDO DAL CONFRONTO DEMOCRATICO»
              «Oramai siamo al delirio»
              Cantone (Cgil): sono accuse inaccettabili

              ROMA
              IL gruppo dirigente della Cgil si sente responsabile «di dare copertura politica alla follia del terrorismo» come sostiene il segretario della Fim Cisl Giorgio Caprioli? «E’ una indegna provocazione» sbotta Carla Cantone, segretario confederale della Cgil, ieri impegnata a Brescia all’assemblea dei delegati della Fiom, la federazione di categoria che non ha sottoscritto l’accordo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici contrariamente alla Fim Cisl e alla Uilm.

              Perchè considera una provocazione l’affermazione di Caprioli, il giorno dopo l’ennesima contestazione al segretario della Cisl Savino Pezzotta?

              «Trovo deliranti le parole di Caprioli. Non riesco a capire come un dirigente sindacale possa arrivare a rivolgere certe accuse a un’altra organizzazione. Mi sento davvero amareggiata per le affermazioni di Caprioli che la Cgil certamente non merita e che sono inaccettabili».

              Ma il clima non è fosco?

              «La Cgil ha sempre tenuto comportamenti di grande rigore. Neanche in questa occasione, si farà trascinare in discorsi di così bassa e violenta cucina».

              Sono troppo violente le polemiche di questi giorni?

              «La Cgil non è mai stata violenta. E’ vero che ci sono episodi di intolleranza e li abbiamo sempre condannati, come è avvenuto per l’ultimo, gli insulti a Lucca contro Pezzotta».

              A proposito di Lucca: gli insulti contro Pezzotta sono partiti insieme alla distribuzione di volantini della Fiom, vero?

              «Ho già ricordato che la Cgil ha immediatamente e senza alcuna riserva condannato i fatti incresciosi di Lucca. Mi risulta poi che, durante la protesta, accanto a lavoratori iscritti alla Fiom ci fossero anche lavoratori di altre organizzazioni. In ogni caso, il problema non è contestare le contestazioni: queste devono essere formulate sempre all’interno di un confronto democratico».

              Ci sono, dunque, problemi di comportamento all’interno del sindacato?

              «Per quanto riguarda la Cgil, non c’è alcuna intenzione di regalare o di farsi togliere il proprio stile di lotta, la propria storia e la propria battaglia contro il terrorismo. Per questo la Cgil non può accettare certe dichiarazioni che strumentalizzano gli episodi avvenuti per avvelenare e infangare organizzazioni come la Cgil. Le contestazioni a Pezzotta purtroppo sono reali. Ma qui si va molto oltre: la Cgil è addirittura accusata di essere mandante dei violenti da almeno un anno e mezzo. Addebiti del genere non possono essere tollerati e ovviamente non hanno alcun fondamento».

              Lei ha paura oggi del terrorismo?

              «Il terrorismo fa sempre paura. La Cgil lo sa, avendo pagato un caro prezzo».

              E riconosce che in giro c’è troppo veleno?

              «Non c’è dubbio che viviamo una stagione avvelenata. Quando vengono raggiunti accordi separati come quello per il contratto dei metalmeccanici senza tener conto dell’organizzazione più rappresentativa come la Fiom ammetterà che ai lavoratori non possa fare molto piacere».

              C’è differenza però tra contestare Pezzotta e accusarlo di essere venduto, no?

              «Sì. Infatti non bisogna arrivare a formulare accuse del genere, come invece è accaduto. Una cosa è contestare, una cosa è lanciare accuse. Ripeto però che la Cgil non vuole farsi trascinare nelle tensioni. Vuole entrare nel merito: vuole discutere quanto è avvenuto. E quindi una volta per tutte poniamo il problema del percorso democratico da definire per consegnare ai lavoratori la parola finale sulle questioni che li riguardano».

              Sta chiedendo che si svolga un referendum sul contratto dei metalmeccanici come su altre questioni?

              «Chiedo, al di là dell’individuazione degli strumenti, che siano i lavoratori a esprimersi. Invito perciò tutti a fare un passo indietro: la Fiom e la Cgil sono pronti ad accettare il responso dei lavoratori».

              Ma come concordare lo strumento?

              «Le tre confederaizoni possono mettersi intorno a un tavolo. E decidere in che modo i lavoratori debbano votare tutte le volte che vengono sottoscritti accordi che li riguardano. E’ inevitabile avere al più presto una legge sulle rappresentanze valida sia per i sindacati dei lavoratori che per le associazioni dei datori di lavoro».