“Intervista” Camusso: «Così muore il sindacato confederale»

17/09/2007
    sabato 15 settembre 2007

    Pagina 22 – Politica e società

    Intervista
    Susanna Camusso – Segretaria generale Cgil Lombardia

      «Così muore il sindacato confederale»

        Massimo Mascini

        ROMA
        L’accordo con il Governo è buono e va difeso. La Fiom sbaglia perché indebolisce il sindacato confederale. Dopo la consultazione va avviata una grande discussione sulle regole, per difendere l’autonomia della Cgil e quindi la sua forza. È quanto pensa Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil Lombardia, un sindacato importante, con 906mila iscritti e con una minoranza agguerrita, al 32%.

        Camusso, perché questa rottura?

          Non lo so. Sindacalmente è inutile. Non ne capisco gli obiettivi. Forzare un giudizio alla vigilia di una consultazione è un indebolimento. Della Cgil, ma anche della Fiom. Tanto più che quell’accordo, soprattutto su alcuni argomenti, rappresenta solo una tappa di un percorso più lungo. E del resto, si sa, un accordo non è mai conclusivo.

          La battaglia continua.

            Appunto. ma se questo è solo un momento di una trattativa più lunga, tanto più serve il sostegno dei lavoratori. E invece la Fiom allontana il consenso.

            C’è un obiettivo politico?

              È l’unica spiegazione. Ma così si perdono di vista i contenuti di quell’accordo. perché ci saranno punti meno interessanti, ma anche molti vantaggi importanti. E soprattutto questo è il primo accordo in cui non c’è scambio. I lavoratori guadagnano, non devono dare nulla.

              Ma la Fiom è un sindacato non è un partito.

                La verità è che nella confusione della politica e dell’antipolitica, nella confusione dei ruoli e nell’assenza di responsabilità, nessuno ci capisce più nulla. Io però so che un sindacalista deve essere autonomo dalla politica e difendere questa sua raltà a ogni costo.

                La Fiom annacqua l’autonomia, sua e della Cgil?

                  La cosa peggiore è che dissolve il concetto stesso di sindacato confederale. Il prezzo che potremmo pagare è proprio questo. Se le grandi organizzazioni non riescono più a leggere un accordo tenendo presente la pluralità degli interessi, si distrugge il sindacato confederale che tiene conto delle esigenze di una pluralità di soggetti.

                  La Fiom diventa un sindacato corporativo?

                    No, lo impedisce la natura della Fiom, che è un sindacato industriale, rappresenta operai. Ma si rinchiude in un angolo. Le ragioni del no non si riferiscono al contenuto dell’accordo. Non guardano alle esigenze di chi lavora in fabbrica.

                    Lei è stata alla Fiom a lungo.

                      23 anni.

                      Appunto. Le sembra che questo allontanamento della Fiom sia ineludibile?

                        No, assolutamente. Ma a maggior ragione dico che si sta commettendo un delitto. La Fiom è stata capace di far crescere esperienze di leader, capacità direttive e di prestare una grande attenzione a come cambiava la professionalità dei lavoratori. Adesso non riesce più a essere un vero punto di rifermento. Ma così si indebolisce. Ma questo processo non è inevitabile.

                        Ma è forte.

                          Questo sì. Un esempio, la detassazione del salario aziendale, sancita dall’accordo e respinta dalla Fiom. Ma non è questo un modo per incrementare la contrattazione di secondo livello, che noi diciamo deve estendersi e rafforzarsi? Un sindacato questo deve capirlo, non può non fare questi collegamenti.

                          Come si elimina questa deriva?

                            Subito sentendo i lavoratori, con grande rispetto. Poi con una grande discussione.

                            Un congresso?

                              Non vedo perché. Non è in discussione la strategia della Cgil. Quest’accordo non è in contrasto con le clausole di Rimini. Sarebbe una discussione sui gruppi dirigenti, ma qui ci sono responsabilità collettive, non individuali.

                              Di cosa si deve discutere?

                                Di due cose. La prima cosa è il sindacato confederale in un mondo che si trasforma. In pratica quali rapporti debbano esserci tra la confederazione e le categorie, i territori. Come si attua la riunificazione del mondo del lavoro, come avrebbe detto Bruno Trentin.

                                E l’altra?

                                  A cosa servono le regole. Che devono servire a dare garanzie al dissenso, ma non devono consentire che questo sia impersonato da una sola categoria, perché altrimenti si mette in discussione la confederalità.

                                  È possibile che i leader della Fiom lascino la Cgil?

                                    Non lo vedo possibile e non me lo auguro. Non siamo poliziotti, il dissenso è una ricchezza, ma serve una grande capacità di confrontarsi. E invece vedo una grande difficoltà al dialogo. Tutti si chiudono a riccio. È sucesso a tutti di dissentire, gli organismi a questo servono, a discutere. Altrimenti resta solo l’arroganza e la negazione della confederalità.