“Intervista” Caldarola: «Un errore politico il documento sullo sciopero Cgil»

11/10/2002

            11 ottobre 2002

            le interviste

            «Un invito troppo unilaterale, per questo non l’ho firmato»
            Caldarola: «Un errore politico
            il documento sullo sciopero Cgil»

            Simone Collini
            ROMA «Un errore politico». Così il deputato
            diessino Giuseppe Caldarola giudica il documento,
            sottoscritto da alcuni esponenti della
            Quercia e della Margherita, in cui si invita la
            Cgil a riconsiderare la data dello sciopero generale.
            «È giusto l’appello all’unità sindacale,
            che serve alla Cgil per evitare l’isolamento e
            serve a Cisl e Uil per uscire dal vicolo cieco in
            cui si sono infilate firmando il Patto per l’Italia»,
            dice l’ex direttore de l’Unità. Ma quel
            documento, «malgrado la totale buona fede
            di chi lo ha sottoscritto, è un errore».

              Onorevole Caldarola, alcuni giornali
              hanno individuato in esponenti dell’area
              dalemiana della Quercia promotori
              e sostenitori dell’iniziativa.

            «A torto. È impreciso sostenere che si tratta
            di un documento dell’area dalemiana. Perché
            posto che esista un’area definibile dal cognome
            di Massimo D’Alema, hanno firmato
            persone diverse, alcuni deputati di Torino,
            deputati dell’ala liberal. Quindi il documento
            va giudicato per le singole firme date».

              Fra queste firme c’è la sua?

            «Non c’è, e non per caso. Malgrado la
            totale buona fede di chi lo ha redatto e sottoscritto,
            considero questo documento un errore».

              Perché?

            «Per diverse ragioni. La prima: esce quando
            lo sciopero generale è partito. A questo
            punto, quello rivolto alla Cgil, malgrado le
            buone intenzioni dei sottoscrittori, è un invito
            unilaterale. Sarebbe stato necessario un appello
            a tutti i sindacati perché trovassero una
            strada comune. Non ci si può rivolgere solo
            alla Cgil. Per questo né io, né Roberto Barbieri,
            membro della segreteria dei Ds, né Claudio
            Burlando, abbiamo ritenuto utile firmare il
            documento. Aggiungo che la motivazione dello
            sciopero della Cgil è fondata dalle vicende
            economiche che sono davanti ai nostri occhi.
            Le ragioni della protesta sono urgenti e necessarie».

              Per questo i parlamentari Ds, come
              hanno preannunciato Angius e Violante,
              parteciperanno alle manifestazioni
              programmate per il 18?

            «Certo. Io tra l’altro ho anche, per così
            dire, una precondizione umana e affettiva per
            essere con la Cgil».

              Ossia?

            «Sono un vecchio amico di Sergio Cofferati,
            e ho gratitudine per lui e per la Cgil per
            quello che hanno fatto per l’Unità nei diversi
            momenti di crisi».

              Tornando al documento, lei comunque
              difende l’appello all’unità sindacale in
              esso contenuto.

            «Questo è un altro tema, ed è il tema di
            fondo, credo, anche per chi ha firmato il documento.
            Su questo sono d’accordo con loro,
            perché noi dobbiamo lavorare per far superare
            le ragioni della rottura sindacale».

              Previsioni?

            «Le condizioni rispetto a qualche mese fa
            sono cambiate. Il quadro di inefficacia, di incapacità
            del governo è talmente limpido, è talmente
            ingannevole la proposta che il governo
            fa al movimento sindacale, che i sindacati oggi
            hanno, sul tema del Mezzogiorno e del
            lavoro, le ragioni per unirsi».

              Al di là dell’appello all’unità, il suo giudizio
              del documento rimane comunque
              negativo?

            «Certo, e voglio sottolineare che lo è sempre
            stato».

              Perché questa sottolineatura?

            «Perché in alcune cronache, e mi spiace
            dirlo, anche in quella de l’Unità, sembra quasi
            che ci sia stato un mutamento di opinione nel
            corso della giornata di mercoledì da parte
            mia, di Barbieri e di Burlando».

              Di questo documento si discuterà alla
              Direzione del partito?

            «Se non verrà portato in Direzione, come
            credo, del documento non si discuterà, perché
            poi, a conti fatti, il documento a questo
            punto è come se non fosse stato presentato».