“Intervista” Caldarola: «Sergio ha fatto la scissione»

31/03/2003

             
            LUNEDÌ, 31 MARZO 2003
             
            Pagina 14 – Interni
             
            L´INTERVISTA
             
            Caldarola: il vero presidente di Aprile è Catilina, come Ghino di Tacco ai tempi del Psi
             
            "Sergio ha fatto la scissione ora a sinistra ci sono tre partiti"
             
             
             
            CLAUDIO TITO

            ROMA – «Ormai è evidente che si è costruita una struttura parallela ai Ds che solo in senso tecnico non rappresenta una scissione, ma politicamente sì». Giuseppe Caldarola, deputato della Quercia vicinissimo a D´Alema, non usa mezzi termini per definire l´operazione che ha portato sabato scorso Sergio Cofferati alla presidenza di ‘Aprile´. Una scissione di fatto che rischia di porre fine all´esperienza dei Ds. «Un po´ come diceva Catilina».
            A sinistra insomma c´è una nuova realtà.
            «E´ una struttura politica parallela ai Ds, con una doppia fedeltà per i suoi militanti».
            Cioè una scissione?
            «Certo è qualcosa che gli assomiglia abbastanza. Solo in senso tecnico non lo è. Per il resto…».
            Per il resto?
            «Per il resto questa è una formazione politica con uno stato maggiore e una linea. Non è una corrente. E se la loro linea è in contrasto con quella del partito, chiamano i loro militanti a scegliere. C´è in sostanza la rottura del vincolo solidale. Hanno mollato gli ormeggi. Cofferati si è fatto un partitino. Come il Pdup».
            E di fronte a questa scissione che devono fare i Ds?
            «A questo punto noi abbiamo finito la nostra esperienza politica come partito unitario».
            In che senso? Che il partito dei Ds rischia di scomparire?
            «E´ un pericolo reale. Il rischio è proprio la fine. Del resto quelli di ‘Aprile´ sono il 35% della Quercia e hanno in mente un partito federato. Anche l´Ulivo rischia. Io penso che si debba lavorare ad una Alleanza per l´Italia».
            Così lei si limita solo a prendere atto della situazione.
            «Io vedo il fallimento di un pezzo della nostra strategia: la mediazione interna. Prendo atto che in Italia esistono tre sinistre: Rifondazione, quella movimentista guidata da Cofferati e i Ds».
            Vi aspettate anche delle liste elettorali autonome?
            «E´ scontato che ‘Aprile´ porti alla ‘Lista Cofferati´ per le europee 2004».
            E´ un percorso inevitabile?
            «Cercare il compromesso ormai non funziona più. Proprio per questo sono contrario a misure disciplinari. Sarebbero inutili. Per me, Cofferati diventa un interlocutore politico come Parisi, Bertinotti e Boselli. Noi non dobbiamo più mediare al nostro interno, ci confronteremo con loro come con tutti gli altri».
            Cofferati e i ‘suoi´, però, ripetono di voler rimanere nella Quercia.
            «Se ‘Aprile´ prende una decisione su un argomento e il direttivo Ds adotta una linea opposta, a chi si sentono vincolati? Non credo ai Ds. La doppia militanza è una trappola per tutti, anche per loro».
            Esclude che il ‘Cinese´ punti alla segreteria del ‘Botteghino´?
            «Sarebbe auspicabile. Una scelta democratica e trasparente. Ma si può conquistare la maggioranza del partito con un ariete che sta fuori? E´ più facile romperlo, il partito».
            Così lei attribuisce a Cofferati le riflessioni di ‘Catilina´.
            «Il vero presidente di ‘Aprile´ è Catilina. Come Ghino di Tacco era il vero segretario del Psi ai tempi di Craxi».
            Non crede che l´ex segretario della Cgil voglia partecipare alla ‘corsa´ per la leadership del 2006?
            «Quella è già fatta. E´ Romano Prodi».
            E se il ‘Professore´ non accettasse?
            «Certo non sceglieremmo Cofferati, un leader della rottura. Questa è una battaglia tra professionisti della politica. E lui può contare sull´unico vero apparato che è rimasto: quello della Cgil».
            E anche Giovanni Berliguer fa parte di questo progetto?
            «L´accelerazione di sabato va letta come un regolamento di conti nella minoranza. E´ stato un ‘richiamo´ a Berlinguer. Altrimenti a che serve la doppia presidenza?».
            A proposito di Berlinguer. Ieri ha auspicato una guerra lunga.
            «E´ un errore. Se la guerra è lunga, vince Saddam. E Saddam è un nazista, è inaccettabile».