“Intervista” C.Saraceno: «Italia pessimista e rassegnata»

31/10/2007
    mercoledì 31 ottobre 2007

      Pagina 13 – Economia

      L’Intervista
      La sociologa Chiara Saraceno: la nostra classe dirigente sembra immutabile

        "Italia pessimista e rassegnata
        nessun segnale di cambiamento"

          Le cose inizieranno a muoversi solo se ognuno saprà prendersi le proprie responsabilità

            LUISA GRION

              ROMA – Dalla nebbia che avvolge il paese, dal pericoloso senso di galleggiamento che prova la maggior parte degli italiani, si emerge solo se «ciascuno assume le proprie responsabilità». E secondo la sociologa Chiara Saraceno ciò non sta ancora avvenendo. La cosa che più la colpisce nel rapporto Acri sul risparmio non sono tanto le cifre sull´indebitamento e sull´Italia che vive in rosso, quanto il «pessimismo rassegnato» che ne emerge.

              La rassegnazione è più pericolosa dei debiti?

                «Sì, quando si parte una situazione di debolezza come la nostra. Se fossi un politico mi preoccuperei molto di questo malessere fondato sulla sfiducia nelle capacità proprie e del paese di uscirne. Ma devo dire che il messaggio colto dallo studio corrisponde perfettamente con quello che emerge dalla comunicazione pubblica: teniamo duro, manteniamo le posizioni, stiamo attenti a non scivolare».

                Cosa c´è dietro questo atteggiamento passivo?

                  «La diffusa mancanza di responsabilità, a partire della classe dirigente, politici o imprenditori che siano. Piuttosto che andare avanti si gioca a darsi la colpa l´un l´altro dei problemi irrisolti, e i sentori di cambiamento sono rarissimi. Per questo poi i cittadini sono rassegnati».

                  Facciamo qualche esempio di questo gioco al rimpallo.

                    «Montezemolo che dice che questo paese da 12 anni non ha governo. Se così è stato gli industriali, nel frattempo, dov´erano? Cosa hanno fatto per evitare che ciò avvenga? Le aziende hanno precise responsabilità per quella che è la situazione attuale, a partire dalla lentissima chiusura dei contratti».

                    Ora però qualcosa si muove: le grandi imprese, da Fiat a Riello all´Ilva anticiperanno 30 euro di aumento sulla chiusura dell´intesa. E´ un buon segno?

                      «Mi auguro di sì, spero che dietro ci sia la voglia di sparigliare questo inconcludente muro contro muro».

                      Sui salari è intervenuta anche la Banca d´Italia, non è un segnale che qualcosa si sta muovendo?

                        «Non proprio, Draghi fa notare il basso livello dei salari, la lega anche alla bassa produttività, ma non va oltre. Non dice che i finanziamenti alla ricerca sono troppo bassi, che le imprese – mediamente – non cercano e non premiano i laureati eccellenti»

                        E la politica che responsabilità ha?

                          «Enormi, anche qui si pratica lo scaricabarile. Berlusconi dava la colpa al governo precedente, Prodi la dà a Berlusconi e intanto, aspettando che arrivi il partito democratico, il paese galleggia. E si apre il dibattito sulla colpa dei bamboccioni. Il tutto in una gerontocrazia monosesso che fa spavento: la classe dirigente, politica e imprenditoriale che sia, sembra inamovibile».

                          Dunque come se ne esce?

                            «In un solo modo: ogni componente si assuma le proprie responsabilità per la parte che gli compete. E le cose cominceranno a muoversi».