“Intervista” C.Jannotti Pecci «Un manifesto per rilanciare il settore turistico»

23/12/2004


    giovedì 23 dicembre 2004

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 17

      Federturismo / Parla Jannotti Pecci
      «Un manifesto per rilanciare il settore turistico»

        ROMA • Lo chiama il "manifesto di Napoli". E sarà la ricetta di Confindustria per il rilancio del turismo: un assetto istituzionale adeguato, che mantenga la competenza alle Regioni, ma con un coordinamento nazionale; una strategia efficiente per la promozione; una riduzione del fisco; un miglioramento delle infrastrutture e la riqualificazione degli alberghi.

        Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo e Federterme, ha già il consuntivo del 2004: le presenze sono diminuite del 5 per cento. Per il 2005 ci sono segnali positivi e Pecci invita all’ottimismo. Ma il turismo ha problemi strutturali: «Negli anni 70 l’Italia era la prima destinazione mondiale, ora siamo quarti, dopo Stati Uniti, Francia e Spagna. Serve un progetto turismo per il Paese», dice Jannotti Pecci. E quindi, dopo la ricerca e l’innovazione, Confindustria ha deciso di dedicare un convegno all’argomento: due giornate di approfondimento, con ospiti internazionali.

        Inizialmente era stato programmato per fine gennaio, ora la data è stata fissata al 29 e 30 aprile, a Napoli.
        «Per la fine di aprile, si saranno già svolte le elezioni regionali, avremo i nuovi Governatori, interlocutori fondamentali, visto che dopo la riforma del titolo V della Costituzione, le Regioni sono gli attori principali delle scelte turistiche del Paese», continua Jannotti Pecci.

        Al primo posto, quindi, Federturismo e Confindustria mettono un nuovo modello istituzionale: come dovrà essere strutturato?

          Alle Regioni spetterà la competenza sul turismo, ma l’argomento ha una tale rilevanza nazionale che occorre un coordinamento a livello centrale, o presso la presidenza del Consiglio, o presso il ministero delle Attività produttive, o, se nascerà, presso il ministero per l’Internazionalizzazione. L’importante è che ci sia una visione unitaria delle strategie, che possa rendere più efficace la promozione.

          Da settimane si parla della riforma dell’Enit: come dovrebbe funzionare una struttura riformata?

            Spero che la riforma venga inserita nel decreto sulla competitività che il Governo ha annunciato per febbraio. La soluzione che preferiamo è il mantenimento dell’Enit come ente pubblico, e non una società per azioni. Nell’Enit si dovrà verificare il raccordo tra Stato, Regioni e privati per la promozione. Bisogna spendere meglio le risorse: le Regioni spendono 265 milioni di euro, ai quali si aggiungono i 25 dell’Enit. La Francia, che continua ad avere il primato degli arrivi, spende 100 milioni di euro: ciò vuol dire che le risorse sono usate meglio.

            Quali altri interventi dovrebbe fare il "pubblico"?

              Agire sul fisco: da tempo chiediamo una revisione dell’Iva, che ci penalizza rispetto agli altri Paesi in media di 4 punti. Inoltre le infrastrutture, porti, aeroporti e strade. Infine, la formazione: la qualità degli addetti non al livello della tradizione italiana.
              Uno dei problemi italiani è la riqualificazione delle strutture alberghiere: qui i privati dovrebbero fare la propria parte.

              Premiamo per diffondere la certificazione di qualità e per avere modelli univoci sulla attribuzione delle stelle. Inoltre bisogna superare il nanismo alberghiero: come numero di alberghi siamo secondi agli Stati Uniti, ma la media è inferiore alle 30 camere. Vanno favorite le aggregazioni. E bisogna creare un ambiente favorevole per attrarre le grandi catene: oggi rappresentano il 5% del milione di camere totali italiane, ma con un fatturato del 10 per cento. Quindi hanno un forte potenziale.