“Intervista” C.Jannotti Pecc: Turismo, barca alla deriva

16/09/2005
    venerdì 16 settembre 2005

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      Turismo, barca alla deriva

        Federturismo/Confindustria organizza a Napoli gli stati generali di settore. Le imprese invocano subito una terapia d’urto

          di Fabio Donfrancesco

            L’appuntamento è per martedì 20, sul palco e tra le poltrone del teatro San Carlo di Napoli, dove andrà in scena la prima giornata nazionale sul turismo organizzata da Federturismo/Confindustria. All’indomani di una stagione estiva caratterizzata ancora una volta da un sensibile calo degli arrivi dall’estero e delle presenze nelle diverse località turistiche del Belpaese, gli imprenditori tentano di rimettere in rotta la barca dell’industria nazionale dell’ospitalità, ormai lasciata alla deriva dal mondo politico.

            Alla vigilia della manifestazione sotto il Vesuvio, ItaliaOggi ha voluto sentire il presidente di Federturismo, Costanzo Jannotti Pecci, per fare il punto di quanto (non) è stato fatto dalle istituzioni pubbliche e dalle tante aziende che hanno vissuto per tanti anni delle rendite di posizione.

              Domanda. Perché avete scelto una cornice come Napoli per rimettere al centro dell’attenzione generale i temi legati al futuro turistico dell’Italia?

                Risposta. Il fatto che si celebri a Napoli questa giornata ha un significato molto forte. Il rilancio del settore passa per il Mezzogiorno. Speriamo che venga colto anche dai governanti, sia centrali sia regionali.

                  D. L’analisi di strategie e strumenti da adottare per ridare vigore al turismo nazionale deve ovviamente partire dai dati. E sono piuttosto sconfortanti, soprattutto l’appeal turistico dimostrato negli ultimi anni dall’Italia.

                    R. I dati di quest’anno, seppur ancora incompleti, non sono certamente positivi. E tutti i temi che abbiamo posto a suo tempo all’attenzione delle forze politiche restano attualissimi. Con l’aggravante che, mentre gli altri paesi europei stanno velocemente recuperando posizioni e fette di mercato, l’Italia perde invece terreno.

                      D. Parliamo allora dei nodi non ancora sciolti.

                        R. Il problema vero è che dal 2004 a oggi le nostre analisi, che portammo già alla Conferenza nazionale sul turismo, non hanno trovato alcuna risposta. C’è stata una lunga fase di stasi nell’attività politica del governo, seguita da una forte iniziativa negli ultimi tempi, da parte dell’attuale ministro delle attività produttive, Claudio Scajola. Senza però un’analoga tempestività di concertazione tra governo e regioni.

                          D. Si riferisce alla querelle sugli assetti del nuovo Comitato nazionale del turismo e dell’Enit riformato?

                            R. Non dico che la soluzione a tutti i problemi sia l’insediamento del Comitato piuttosto che la nuova struttura di gestione dell’Enit. Però, sono segnali in qualche maniera chiari. Adesso l’impasse sembra superata. Bisogna mettersi immediatamente a lavorare nei prossimi mesi per predisporre una terapia d’urto, in maniera che dal 2006 ci sia un’inversione di tendenza.

                              D. Cosa intende per terapia d’urto nei confronti dell’industria del turismo?

                                R. Una campagna straordinaria di promozione del marchio Italia e dei diversi turismi all’estero. In primis nei paesi di lingua tedesca, che sono quelli più significativi in termini di flussi. Abbiamo, infatti, disperso le risorse in mille rivoli, mentre andavano utilizzate per presidiare i principali bacini di riferimento per il nostro incoming. In secondo luogo, nella prossima Finanziaria bisogna prevedere un intervento straordinario di marketing strategico, legando questo piano al momento in cui parte il nuovo Enit, con una dotazione finanziaria adeguata, che deve indurre le regioni a fare la loro parte.

                                  D. E cosa si può fare nei nuovi mercati turistici ?

                                    R. Se pensiamo alla Cina, serve innanzitutto un intervento di semplificazione burocratica. Dai nostri apparati consolari viene rilasciato un numero molto inferiore di visti rispetto a quanto viene fatto dagli altri paesi europei. (riproduzione riservata)