“Intervista” C.Ghezzi: ecco cosa farà la Fondazione Di Vittorio

10/02/2004


 Intervista a: Carlo Ghezzi
       
 



Intervista
a cura di

Angelo Faccinetto
 

martedì 10 febbraio 2004

Ghezzi: ecco cosa farà la Fondazione Di Vittorio
Ieri sera a Milano iniziativa sulla vertenza tranvieri. Il nuovo presidente illustra i progetti per il futuro. «Impegno sulla memoria contro la deriva revisionista»

MILANO La prima uscita milanese – ieri sera – il neopresidente della Fondazione Di Vittorio, Carlo Ghezzi, l’ha dedicata alla vicenda del contratto degli autoferrotranvieri, che proprio nel capoluogo lombardo ha vissuto le giornate più tormentate. Un
dibattito serrato, alla Casa della Cultura, per mettere a confronto le ragioni dei lavoratori e quelle dei cittadini utenti. Ma soprattutto – nel solco della tradizione della Fondazione, guidata fino all’anno scorso da Sergio Cofferati – per contribuire ad
individuare le basi su cui costruire il confronto futuro sulle questioni legate al trasporto pubblico.
Ghezzi, perché la scelta di questo tema?
«Per l’impatto che ha avuto la vicenda, non solo sul piano sindacale. Ma soprattutto per individuare le
responsabilità, comprendere gli errori che sono stati commessi in quelle settimane e per costruire un sistema di relazioni che eviti in futuro di arrivare a conseguenze di questo genere. Il che vuol dire ragionare sul trasporto pubblico, sulla sua natura. Affermare che deve contare su finanziamenti certi».
A Milano, all’Atm, si è giocata anche partita politico-sindacale di notevole portata.
«A monte di tutta la vicenda ci sono state le responsabilità, tremende, di Tremonti coi suoi tagli ai trasferimenti di risorse. Ma a Milano si è consumato anche il tentativo di far saltare il contratto nazionale per dar vita ad un contratto lumbard.Con il sostegno esplicito di comune, regione e della stessa Cisl».
Tra l’altro, il contratto appena rinnovato è già scaduto.
«Sì. E al prossimo rinnovo penso si debba andare con la riforma del settore, con la certezza dei finanziamenti e con la definizione degli standard
della qualità del servizio».
Torniamo alla Fondazione Di Vittorio. Lei da gennaio è presidente: cosa è cambiato rispetto alla gestione Cofferati?
«La Fondazione, che è promossa dalla Cgil, continua ad organizzare momenti di analisi, di studio e di confronto. E continua nella sua azione
di ricerca per fornire alla Cgil, e a tutto il movimento progressista, elementi per la valutazione di quanto avviene a livello nazionale ed internazionale».
Novità organizzative?
«Le sezioni di lavoro sono salite da tre a cinque. A quelle dedicate alla storia e alla memoria, alla cultura e all’economia, ne sono già state aggiunte due, dedicate all’innovazio ne e allo sviluppo compatibile e alle questioni internazionali. Adesso ne sta nascendo una sesta su partecipazione,
istituzioni e riforme istituzionali che, coordinata dal professor Mariucci, si avvarrà anche della collaborazione di Sergio Cofferati».
L’impegno maggiore?
«Storia ed economia sono il nostro particolare cimento. Basti pensare a quanto sta accadendo, sul fronte economico e, soprattutto, su quello della storia, oggetto di un revisionismo dilagante. Nel 2006 cadrà il centenario della fondazione della Cgil:
pensiamo sia l’occasione per riflettere sulla funzione e sul ruolo del lavoro nella democrazia italiana».