“Intervista” C.Dell’Aringa: Senza ripresa tornerà a mancare il lavoro

21/12/2004

    martedì 21 dicembre 2004

    L’INTERVISTA

      Dell’Aringa: i motivi? E’ finito un ciclo
      Senza ripresa tornerà a mancare il lavoro

        ROMA – «Effettivamente può sembrare un paradosso: di fronte alla diminuzione della disoccupazione non c’è un aumento dell’occupazione. Ma è una situazione che si può spiegare», dice Carlo Dell’Aringa, docente di Economia politica all’Università Cattolica di Milano ed esperto di mercato del lavoro.

        Spiegare come?

        «Col fatto che molte persone che fino a poco tempo fa cercavano lavoro hanno smesso di cercarlo».

        Perché?

        «Per due motivi. Il primo sta nell’effetto scoraggiamento, che significa che queste persone non credono più nella possibilità di trovare un’occupazione. È un effetto molto negativo perché spesso tocca i giovani e le donne, in particolare nel Mezzogiorno».

        E il secondo motivo per cui smettono di cercare lavoro?

        «Può essere il sommerso, nel senso che queste persone che si dichiarano inattive in realtà sono occupate in nero perché questa è l’unica possibilità di sopravvivere».

        La riforma del mercato del lavoro ha tra i suoi obiettivi proprio quello di contrastare questi fenomeni.

        «Sì, ma la legge è largamente da attuare. Le imprese non hanno ancora utilizzato in maniera consistente i nuovi istituti di flessibilità. E comunque non è che questi strumenti possono più di tanto sopperire alla mancanza di una ripresa dell’economia».

        Eppure, sia pure di poco, il numero degli occupati continua ad aumentare.

        «Sì, ma ormai siamo alla fine di un ciclo di espansione dell’occupazione durato sette anni. Tutti i segnali convergono, compreso il forte incremento della cassa integrazione e la crisi del settore dell’automobile. Si apre probabilmente uno scenario di esuberi nell’industria, con la necessità di mettere in campo adeguate politiche d’intervento».

        La riforma degli ammortizzatori sociali che prevede tra l’altro il potenziamento dell’indennità di disoccupazione è però rimasta al palo.

          «Purtroppo è così, proprio quando servirebbero ammortizzatori più forti accompagnati da politiche attive del lavoro».

          Il governo si vanta di aver ottenuto una crescita dei posti di lavoro a tempo indeterminato.

            «Questo era vero fino a un anno fa, poi è cominciato il rallentamento. La produzione non cresce più, lo sviluppo è zero. Come potrebbe aumentare ancora l’occupazione?».

            Negli ultimi anni è aumentata nonostante la bassa crescita.

            «Sì, ma a scapito del valore aggiunto per addetto. Gli elementi di flessibilità introdotti nel sistema e la moderazione salariale hanno sostenuto l’occupazione in questi anni. Ma questi fattori, alla lunga, non possono nulla se non riprende lo sviluppo. Adesso o l’economia riparte molto velocemente oppure assisteremo a un’inversione del ciclo».

            Cioè riprenderà ad aumentare la disoccupazione?

            «Non c’è dubbio, a meno che il prodotto interno lordo non ricominci a salire del 2-3%».

            La riduzione delle tasse decisa dal governo può servire a rilanciare l’economia?

            «A sentire quello che dicono gli esperti, alla fine tra il taglio dell’Irpef e gli aumenti delle altre forme di prelievo, pare che non ci sarà più potere d’acquisto. Ma anche se ci fosse non possiamo essere sicuri che questo si tradurrebbe in un vantaggio per il nostro sistema produttivo».

            Perché?

            «Perché quando salgono i consumi la conseguenza è un aumento delle importazioni mentre le esportazioni non tengono il passo. Il problema vero è che l’economia italiana non è competitiva ».

            Enrico Marro