“Intervista” C.Dell’Aringa: «Se l´accordo salta è solo per questioni politiche»

04/09/2002




      (Del 4/9/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
      IL NUMERO UNO DELL´ISFOL: NON C´E´ UN CASO INFLAZIONE
      «Se l´accordo salta è solo per questioni politiche»
      intervista
      Federico Monga

      IL professor Carlo Dell´Aringa, numero uno dell´Isfol, certo non si preoccupa per uno scarto di 0,6-0,7 punti percentuali di inflazione. Da presidente dell´Aran tra il 1995 e il 2001 ha avuto a che fare con un quadro più complesso: «Nel 1996 c´era da recuperare il 3,6%. E alla fine ci mettemmo d´accordo per circa la metà. Quindi anche questa volta, a meno che non ci siano intrusioni politiche che io non sono in grado di valutare, l´accordo si troverà senza drammi».

      Il governo rimane inchiodato all´1,4%. I sindacati chiedono un conguaglio. Chi ha ragione?

      «Come sempre un po´ tutte due».

      Cominciamo dal governo. Il ministro Frattini ha spiegato che per gli statali non c´è un euro in più?

      «Il governo sta interpretando correttamente il Patto lavoro del 1993 e quindi le attuali regole del gioco. Nella contrattazione si deve prendere come riferimento l´inflazione programmata senza confondere obiettivi con previsioni».

      Il sindacati controbattono che per chiedere la coerenza con le norme del `93 il governo è tenuto a indicare numeri credibili. E per Cgil, Cisl e Uil l´1,4% non è credibile.

      «Preso da solo quell´1,4% è molto molto ambizioso. In questo i sindacati hanno le loro ragioni. Soprattutto tenendo conto che anche altri obiettivi, non per colpa del governo, non sono stati raggiunti. I sindacati avvertono questa difficoltà e il rischio di un accumulo eccessivo dello scarto tra programmata e reale».

      Torniamo al punto di vista del del datore di lavoro.

      «Le contrattazioni del pubblico impiego sono in ritardo sulla tabella di marcia. Per cercare di accorciare i tempi di parte subito e il calendario ha voluto che toccasse proprio al pubblico impiego inaugurare una stagione di trattative che interesserà milioni di lavoratori. Allora non si può caricare troppo il contratto. Altrimenti poi le altre categorie chiedono altrettanto».

      Infatti i sindacati hanno già fatto sapere: «Vediamo come finisce con gli statali e poi ci comportiamo di conseguenza sugli altri tavoli».

      «Un atteggiamento naturale. Solo che ci sono due controindicazioni per poter allargare il cordone della borsa. La prima è appunto l´effetto domino sugli altri contratti e allora si va a finire in una spirale pericolosa per quanto riguarda la pressione sui prezzi. Poi c´è un problema di finanza pubblica. Il governo non si può permettere di concedere di più».

      Anche secondo lei l´accordo fatto a febbraio è più che generoso?

      «Non ci sono ragioni per lamentarsi. I dipendenti pubblici, insegnanti compresi, in questi ultimi anni si sono avvicinati molto ai livelli europei».

      I sindacati hanno qualche altra buona arma?

      «L´introduzione dell´euro. Detto che l´Istat è uno dei migliori istituti al mondo per quando riguarda il rilevamento dei dati, e questa è una opinione internazionalmente diffusa, un margine di errore dello 0,2-0,3% ci può stare. Ma non è inflazione, è uno scalino. Un fenomeno europeo eccezionale che non si ripeterà».

      Quindi qualcosa in più i sindacati lo possono strappare?

      «Siamo ancora alla pretattica. E ognuno fa la sua parte. Il governo fa bene a non muoversi dall´1,4%. Anche perché un rischio inflazione non c´è. Non credo che sia il caso di fare drammi. In altre occasioni, come ad esempio nel 1996, il contratto venne rinnovato con uno scarto reale-programmata del 3,5. Ci si mise d´accordo. I dati nudi e crudi sono migliori, adesso la differenza è di un punto percentuale. Se poi c´è di mezzo la politica, è un altro discorso».

      Qualche problema però c´è. Il governo ha detto di non essere preoccupato per l´inflazione, però poi ha bloccato le tariffe.

      «Le tariffe nazionali, rc auto escluse, negli ultimi anni hanno avuto aumenti lievi. E´ fisiologico che ogni tanto ci sia un aumento più consistente. Anche in questo caso non vedo problemi o rischi di inflazione».