“Intervista” C.Dell’Aringa: «I salari crescono più dei prezzi? Solo per i redditi bassi»

23/09/2004


            giovedì 23 settembre 2004

            Carlo Dell’Aringa: i ceti medi esposti all’erosione. Istat, retribuzioni salite del 2,6%

            «I salari crescono più dei prezzi? Solo per i redditi bassi»

            ROMA – «E’ proprio così: il potere d’acquisto dei lavoratori sta aumentando seppur di poco». L’economista Carlo Dell’Aringa rileva come i dati diffusi dall’Istat confermino una tendenza in atto da alcuni mesi. Il fenomeno però, afferma, non riguarda tutti. Ma solo – e sono comunque la maggioranza dei dipendenti – chi percepisce la paga minima.

            Chi guadagna meno è più tutelato di fronte all’inflazione?

            «I dati dell’Istat riguardano le retribuzioni contrattuali orarie. Premesso che si tratta di percentuali medie e come tali non rappresentano tutte le situazioni, si può sicuramente dire che la contrattazione nazionale difenda il potere d’acquisto. Ma esiste anche una retribuzione di fatto che non ha uguale tutela».


            Si spieghi meglio.


            «La minima contrattuale rappresenta solo una quota, circa il 75%, della retribuzione complessiva. Il resto sono accordi individuali, incentivi, gratifiche e via dicendo che effettivamente sono stati compressi a causa delle difficoltà denunciate dalle aziende. E a pagarne le conseguenze è la famosa classe media, dagli operai specializzati agli impiegati fino ai quadri e ai dirigenti, la cui retribuzione è appunto maggiorata da voci extra e da superminimi e che fa fatica a mantenere il livello del tenore di vita cui è abituato».


            Oltre all’inflazione percepita, più alta di quella ufficiale, c’è dunque anche la retribuzione percepita, più bassa di quella Istat?


            «La delusione nelle aspettative di chi è abituato ad aumenti di reddito tra il 5 e il 6% annui può giocare un ruolo ma non darei un grosso peso alla percezione. Che pure è reale, se non altro perché a rincarare sono stati i prodotti, come l’alimentare, che il consumatore compra con più frequenza. Ma i dati dell’Istat sono verificabili. I problemi sono magari altri».


            Quali?


            «Innanzitutto guardando alla retribuzione presa in considerazione dall’Istat c’è chi sta meglio, nei comparti che hanno già rinnovato il contratto e chi peggio, nei settori in cui le trattative sono ferme. In secondo luogo anche la spesa non è uguale per tutti: verdure e altri prodotti alimentari per esempio pesano sull’indice generale per il 15% ma rappresentano il 30% del reddito dei lavoratori meno abbienti. Per non parlare degli affitti. Il rapporto tra retribuzione e inflazione bisognerebbe farlo per gruppi di appartenenza, pensionati, operai e via dicendo. E poi occorrerebbe prendere in considerazione le famiglie, a seconda che vi siano uno solo o più percettori di reddito».


            E la soluzione?


            «La crescita di produttività e competitività. In altre parole lo sviluppo economico».

          Stefania Tamburello