“Intervista” C.De Berardinis (Conad): Così battiamo l’inflazione e aiutiamo i consumi

17/09/2004


              venerdì 17 settembre 2004

              l’intervista
              Camillo De Berardinis, amministratore delegato di Conad
              Così battiamo l’inflazione e aiutiamo i consumi
              «I fatturati arrancano: per le vendite il 2004 sarà peggiore anche del 2003 e mancano strategie pubbliche»

              MILANO Emergenza prezzi, consumi in calo, un’inflazione che resta stabile solo per l’Istat. E il governo è sempre assente.
              Adesso, anche le catene commerciali cercano di correre ai ripari, con campagne che inchiodano i prezzi e confortano il consumatore. E con l’accordo tra sigle che blocca i listini fino al 31 dicembre, sottoscritto ieri anche da Conad, che rischia di rimanere l’ultima protagonista della grande distribuzione interamente italiana, visto che per la Rinascente il futuro con ogni probabilità parlerà straniero. Anche perchè, lo spiega l’amministratore delegato di Conad Camillo De Berardinis, in termini di volumi di vendite il 2004 si sta rivelando peggiore persino rispetto all’anno precedente, che già non era certo stato brillante. «A rete distributiva omogenea, facciamo fatica a mentenere lo stesso fatturato dell’anno scorso. Oggi la battaglia è questa: mantenere gli stessi volumi del 2003».
              Unico vero latitante in questo tentativo di calmierare i prezzi, il governo, che non ha ancora messo in campo una sola iniziativa di contenimento nè di tipo emergenziale nè (tantomeno) a livello strutturale.


              De Berardinis, in che modo il governo dovrebbe affrontare la questione dei rincari?
              «È un problema di strategie complessive. Noi possiamo anche congelare i prezzi, o addirittura abbassarli, ma questo non risolve il problema in modo definitivo. Anche in Francia, il ministro all’Economia Sarkozy ha articolato un piano complessivo che prevede da un lato la riduzione dei prezzi per la grande distribuzione, ma dall’altro una serie di interventi di sostegno alle aziende: incentivi, defiscalizzazioni, agevolazioni, investimenti in innovazione, interventi per frenare le delocalizzazioni».

              E in Italia sarebbero necessarie politiche analoghe.
              «Il punto è che l’aumento dei prezzi in termini di indici è dovuto a fattori strutturali. Un esempio: noi non abbiamo coperture a monte sui costi che dobbiamo sopportare, come quelli per i trasporti, per le tariffe autostradali. Sono costi che dobbiamo ammortizzare noi, ma alla lunga una situazione di questo genere non può reggere. Così come ci vuole un intervento complessivo anche rispetto alla concorrenza, perchè quando il governo centrale e le Regioni legiferano, invece di favorirla, di solito riescono a frenarla».


              Concorrenza bloccata per legge: facciamo un esempio.
              «Per chi vuole aprire un impianto di distribuzione di benzina, ci sono pagine e pagine di norme dettagliate che spiegano quante pompe ci devono essere, se a self-service o a servizio, norme che regolano persino gli orari, uguali per tutti gli impianti. Ma questa non è una concezione imprenditoriale, è solo burocratica. Difficile che incentivi la concorrenza».


              Berlusconi ha sempre detto di voler “sburocratizzare” l’imprenditoria. In un governo che si dice liberista l’ex ministro Tremonti ha spesso ironizzato sui lacci della burocrazia, sostenendo di volerli eliminare. Di fatto non è accaduto nulla.
              «Se è accaduto, non me ne sono accorto. Anche rispetto al processo di privatizzazioni, del resto, c’è stata una netta frenata».


              L’Istat sostiene che l’inflazione è ferma al 2,3%, le associazioni dei consumatori parlano di «dati ridicoli». Lei che opinione s’è fatto al riguardo?
              «Sui dati Istat c’è un problema. Che non è dato dal paniere, ma è legato agli indici dei ponderazione: intendo dire che non sempre il peso delle voci corrisponde alla loro reale incidenza. Le spese per la casa, ad esempio, secondo l’Istat pesano per l’11%, mentre studi più che affidabili dimostrano che pesano per il 29%. Comunque, anche quel 2,3% non è un dato rassicurante, perchè non c’è alcun governo sull’evoluzione delle tariffe e dei prezzi del carburante».


              La riduzione del potere d’acquisto, quindi, è reale.
              «Assolutamente. I consumi sono in continuo calo, il dato di agosto è solo la conferma di un trend negativo che ormai va avanti da parecchi mesi. Anche noi ne soffriamo, l’effetto sulle vendite è sensibile».


              Eppure, Conad ha messo in campo parecchie campagne di sconti e riduzioni dei prezzi.
              «Su alcuni prodotti abbiamo tagliato i prezzi del 50% rispetto al 2003. Per i prodotti a marchio Conad i prezzi sono bloccati per tutto l’anno, e abbiamo già pianificato iniziative nazionali anche per il 2005. Il consumatore risponde bene ma, come ho detto, senza azioni strutturali e senza favorire la concorrenza, i nostri non possono che essere solo interventi tampone».


              Lo sciopero della spesa promosso dai consumatori: che ne pensa?
              «Credo che il vero valore di questa iniziativa sia richiamare l’attenzione sul problema. E in questo senso è encomiabile».

              (la.ma.)