“Intervista” C.Damiano: «Welfare, così si può cambiare»

03/10/2007
    mercoledì 3 ottobre 2007

    Pagina 10 – Politica

    Intervista
    Cesare Damiano

      “Welfare, così si può cambiare”

      Il ministro alla sinistra radicale: ridiscutiamo staff leasing e contratti a termine

        ROBERTO GIOVANNINI

          ROMA
          Mirafiori? «Un termometro importante, ma non interpreta 50 mila assemblee e il voto di milioni di lavoratori». La sinistra chiede modifiche dell’intesa sul Welfare? «Il Parlamento è sovrano. Ma attenzione: così come ci sono richieste di modifiche da sinistra, ce ne possono essere da destra». Il ministro del Lavoro Cesare Damiano è in trincea per difendere l’intesa sottoscritta a luglio, ma in silenzio e con pazienza lavora alla ricerca della «quadra» che accontenti tutti. E spiega cosa si può fare su contratti a termine, staff leasing e lavori usuranti.

          Cominciamo dalla Fiat. Hanno ragione gli esponenti della sinistra, bisogna «ascoltare Mirafiori»?

            «Non sono sorpreso dall’andamento delle assemblee di Mirafiori, che hanno mescolato contestazioni ed applausi. Negli ultimi decenni ho partecipato a centinaia di assemblee in quella fabbrica: è stato e sarà sempre un banco di prova, un luogo vero di confronto. Un termometro sicuramente importante ma che non può interpretare una prova democratica che riguarderà 50.000 assemblee e 4-5 milioni di lavoratori e pensionati. Di questo disagio si deve tener conto. Ma la migliore risposta, di sano riformismo, sono le cose concrete che abbiamo fatto: soluzioni forse parziali, ma che vanno nella direzione giusta. E il governo, con le due Finanziarie e l’intesa di luglio, oltre ad aver messo in ordine i conti del paese ha dato un sostegno forte allo stato sociale, dalle pensioni più basse alle tutele per i giovani del lavoro discontinuo, dagli ammortizzatori sociali al piano casa».

            Lei chiede al Parlamento di non modificare l’accordo. Ma la maggioranza fibrilla sia a sinistra e che a destra…

            «Un governo, quando stipula un protocollo di concertazione con 40 parti sociali, è tenuto a portare al traguardo i contenuti di quell’accordo. Questo è il nostro impegno, che troverà definizione nel “collegato” che sarà la testimonianza dell’integrità, dell’unicità di quel documento. Che non può essere sfogliato come un carciofo. Al tempo stesso, se l’intesa contiene parti che possono avere una interpretazione ambigua – penso ai contratti a termine – nella redazione del testo il governo provvederà a chiarire l’intenzione sua e delle parti sociali. Ovvero, la volontà di sconfiggere l’abuso di quello strumento, e impedirne la reiterazione all’infinito».

            Insomma, con l’eccezione dei rinnovi «assistiti» all’Agenzia del lavoro, il limite dei 36 mesi per i contratti a termine non sarà superato.

              «Poi, naturalmente il Parlamento è sovrano e potrà portare tutte le modifiche necessarie. Io mi limito a constatare che gli equilibri sono estremamente instabili, soprattutto al Senato. Allora, meglio mantenere la rotta: a richieste di modifica provenienti dal lato sinistro della coalizione possono corrispondere richieste dal lato destro. E troppi cambiamenti possono intaccare la sostanza di un protocollo che per il suo profilo essenziale è profondamente segnato da una scelta sociale. Che io vorrei mantenere».

              Si parla anche di correzioni sullo staff leasing.

                «Io stesso, al tavolo negoziale, il 18 aprile, avevo proposto di cancellare questo strumento. L’accordo affida la decisione a una commissione con le parti sociali. Già da luglio, nella risposta ad Epifani, Prodi ha chiarito che questa commissione lavorerà nell’ottica di applicazione del programma dell’Unione, che prevede la scomparsa dello staff leasing. Però, capiamoci: non può essere considerato la chiave per l’abolizione della precarietà, visto che è stato usato in Italia in pochissimi casi».

                Altra richiesta della sinistra: un allargamento delle maglie per il pensionamento dei lavoratori «usurati». Nel protocollo si fissa un limite annuo di soli 5.000 uscite l’anno…

                  «È stato fissato un tetto di spesa e un numero corrispondente di persone – 5.000 l’anno – che stimiamo potranno usufruire di questo strumento. È evidente che quello che fa premio è la quantità di risorse – i 2,5 miliardi nell’arco di 10 anni che sono stati stanziati – che rappresenta la disponibilità di spesa massima che non possiamo valicare».

                  Il leader Cisl Raffaele Bonanni si è infuriato per il mancato inserimento del protocollo nella Finanziaria.

                    «Il collegato arriverà tra pochi giorni, non mi pare un’accusa fondata. Trea l’altro, non sfugge a nessuno che il Presidente della Repubblica abbia giustamente rinnovato l’invito a produrre Finanziarie che non abbiano carattere abnorme nei contenuti e nel numero degli articoli».