“Intervista” C.Damiano: Stabili o flessibili, non precari

02/01/2006
    lunedì 2 gennaio 2006

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      Intervista a Cesare Damiano

        Gli obiettivi del centrosinistra

          Stabili o flessibili, non precari: cambieremo strada cominciando dalla legge 30

            di Giampiero Rossi/ Milano

              «Il dovrebbe ricordare agli italiani che nel 2005, per la prima volta, la nuova occupazione è prevalentemente a tempo determinato. Non era mai successo prima». Cesare Damiano, responsabile delle politiche per il lavoro dei Ds descrive una realtà diversa da quella dei messaggi che Berlusconi diffonde sui manifesti.

                Dunque, è vero che in in Italia l’occupazione è aumentata?

                  «Il governo sa perfettamente che l’aumento dell’occupazione che millanta è dovuto quasi totalmente all’effetto del pacchetto Treu, varato nel 1997 dal centrosinistra. Quelle misure hanno combinato stabilità del lavoro – con la successiva introduzione del credito di imposta – e flessibilità. E come effetto diretto lo stock occupazionale è aumentato di oltre un milione e 800.000 persone. Questi numeri derivano dal fatto che accanto alle assunzioni a tempo indeterminato sono arrivate quelle a termine. E dal fatto che furono create forme di buona flessibilità».

                    E la legge 30?

                      «Anche le analisi delle imprese, a partire da Confindustria, hanno dimostrato che le nuove tipologie di lavoro introdotte dalla legge 30 hanno avuto scarso successo. Non ci sono praticamente assunzioni con i molto discussi job on call, lo staff leasing, il job sharing e così via. Le statistiche dimostrano che c’è una parabola di crescita occupazionale che segue il pacchetto Treu e poi si ferma, insensibile alla legge 30. Di che cosa si fa bello, dunque, il governo?»

                        Be’ dicono che è calata la disoccupazione…

                          «Ecco, anche per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, stabilizzato attorno all’8%, il governo non dice che questo è reso possibile dalla regolarizzazione degli immigrati. È tutto lavoro che c’era già e non risultava. Bisogna guardare piuttosto al tasso di occupazione: e nel corso del 2005 c’è stato un arretramento della percentuale di occupati».

                            Solo un trucco statistico, quindi?

                              «Sì, anche perché la dice lunga il fatto che dal 2001 al 2005 la cassa integrazione ordinaria e straordinaria è cresciuta del 60%. E, come denunciano i sindacati, nell’arco di due anni il numero delle imprese in crisi è salito da 1.500 a oltre 4.000, con oltre 200.000 posti di lavoro a rischio».

                                Che succede se non si trova un accordo per il contratto dei metalmeccanici?

                                  «Se questo e gli altri contratti non si sbloccano le conseguenze per i lavoratori saranno pesanti. perché al mancato recupero di potere d’acquisto già consumato corrisponde l’annuncio di una raffica di aumenti che colpiranno i consumi primari delle famiglie. Per quanto riguarda la richiesta d’aumento per i metalmeccanici va sottolineato il fatto che per arrivare a un risultato salariale congruo il sindacato si è reso unitariamente disponibile a contrattare un allungamento della scadenza del contratto. Mi pare che sia una disponibilità rilevante che non è stata colta da Federmeccanica».

                                    E cosa pensa del nuovo allarme Fiat?

                                      «La Fiat ha un ruolo strategico nella nostra economia. L’azienda sta cercando di uscire dalle sue difficoltà con importanti correzioni di rotta, qualche risultato comincia a vedersi. Ma non si può far pagare un altro prezzo ai lavoratori con una minaccia di licenziamenti, si pone un problema di governo e di controllo di questa situazione, quindi l’apertura di un tavolo che coinvolga il governo, l’azienda e il sindacato adottando consensualmente gli ammortizzatori sociali idonei ad affrontare la situazione. Noi insistiamo sul fatto che uno dei primi punti del programma dell’Unione sia la riforma degli ammortizzatori sociali nella direzione di un ammodernamento che li renda capaci di tutelare il lavoro stabile e quello flessibile. In una chiave non soltanto assistenzialistica».

                                        A proposito a che punto è il programma per il lavoro?

                                          «È pronto, si tratta di farne un’ulteriore sintesi. Noi intendiamo cambiare rotta rispetto all’impostazione di questo governo. Agiremo per la stabilità del lavoro, reintroducendo il credito di imposta, per impedire che il lavoro flessibile costi meno del lavoro stabile, per evitare logiche di dumping sociale. Cancelleremo le forme di lavoro precarie rivedendo la legge 30 in alcuni suoi aspetti particolarmente precarizzanti».