“Intervista” C.Damiano: Salari e precari, le nostre priorità

09/05/2005
    sabato 7 maggio 2005

      Intervista

        Oggi l’assemblea nazionale dei lavoratori Ds. «Riportiamo il lavoro al centro del programma»
        Salari e precari, le nostre priorità

          Cesare Damiano
          responsabile Lavoro ds

            Felicia Masocco

              ROMA Oggi a Roma la quarta assemblea dei lavoratori Ds, «Il lavoro che cambia» al centro dell’incontro, «una messa a punto – dice Cesare Damiano – e un contributo per il programma dell’Unione».

                È l’occasione per dirsi che cosa?

                  «Intanto in 4 anni abbiamo tenuto 700 iniziative, un centinaio nazionali, un percorso teso a ricostruire un rapporto con il mondo del lavoro e con la sua rappresentanza, il sindacato confederale».

                    Perché si era interrotto?

                      «Diciamo che il tema del lavoro era scomparso, una malattia che aveva contagiato i partiti della sinistra, in Europa e anche in Italia. Credo che questo sia uno degli elementi che ha portato alla sconfitta elettorale del 2001. In questi anni abbiamo cercato di riprendere il filo del rapporto. Con la discussione di domani (oggi, ndr) vorremmo fare una messa a punto e anche dare un contributo per il programma dell’Unione sui temi del lavoro».

                        Ritiene che il distacco oggi sia recuperato?

                          «Nel 2001 l’orientamento del voto popolare, la maggioranza, fu verso il centrodestra, operai, pensionati, casalinghe votarono prevalentemente per quell’alleanza. Secondo un’elaborazione della Swg alle regionali il voto popolare e del ceto medio dipendente si è nuovamente avvicinato al centrosinistra: il 26% degli operai ha votato il centrodestra, il 36% per il centrosinistra, il 38% si è astenuto; il 28% delle casalinghe ha scelto il centrodestra, il 29% il centrosinistra, le astensioni sono state il 43%; il 33% dei pensionati ha votato a destra, il 34% a sinistra, il 33% le astensioni. Ad eccezione degli imprenditori, dei lavoratori autonomi e degli agricoltori, per la Swg tutti gli altri ceti si sono maggiormente orientati verso il centrosinistra».

                            A una forza che si candida a governare questo pone il problema di rappresentarlo un po’ tutto il mondo del lavoro…

                              «Non c’è dubbio. Il tema del lavoro e del suo cambiamento è una chiave di lettura per comprendere le grandi trasformazione in atto nella società, nella produzione, nei mercati. Aggiungo che siamo di fronte a una grande mutazione geopolitica nella quale se l’Europa e in essa l’Italia non giocano un ruolo corriamo il rischio di essere schiacciati».

                                Un rischio che è sotto gli occhi di tutti. Fermandoci ai problemi del lavoro, quali sono le cose da fare prima di altre?

                                  «Dobbiamo introdurre elementi di svolta, in particolare per i punti più deboli e contraddittori. Uno è rappresentato dalle donne che pagano il prezzo più alto della crisi economica, non a caso per la prima volta da molti anni, nel 2004 il tasso di attività femminile cala. C’è il Mezzogiorno che si sta allontanando dal resto del Paese. Retribuzioni e salari perdono potere d’acquisto. E c’è il problema delle nuove generazioni che assorbono i due terzi delle nuove forme di lavoro precario».

                                    Non avviene a caso, c’è una precisa riforma. Che farne è questione ineludibile per un governo alternativo a questo. Per i Ds?

                                      «Gli ultimi dati Istat dicono di 2 milioni e 600 mila persone con lavoro “non standard”, la percentuale è leggermente più bassa di quella europea, ma il punto è nella differenza qualitativa. Il profondo senso di insicurezza che pervade soprattutto le giovani generazioni o chi a 50 anni è espulso dal processo produttivo, viene dall’inadeguatezza degli ammortizzatori sociali – cioè dei diritti di sicurezza sociale – al mercato del lavoro flessibile e precario. Dobbiamo sostituire la legge 30 con una nuova legislazione. Io penso che 5-6 forme di impiego sono più che sufficienti per guardare alla stabilizzazione e alla buona flessibilità, sempre puntando al lavoro a tempo indeterminato. Su tutto vanno innestati diritti universali di base, la maternità, la malattia, l’infortunio, la formazione. E poi dei diritti di sicurezza che non siano assistenziali ma promozionali, un’indennità di disoccupazione degna, la cassa integrazione per tutti, un reddito minimo di inserimento. Soprattutto dobbiamo puntare sui centri per l’impiego che siano territoriali e personalizzati e considerino le persone da ricollocare non come un numero indistinto, ma secondo il profilo individuale».