“Intervista” C.Damiano: «Le critiche di Epifani sono ingenerose»

31/07/2006
    luned� 31 luglio 2006

      Pagina 9 – Politica

        L’Intervista

        �Le critiche di Epifani sono ingenerose�

          TAVOLI – Il ministro del Lavoro Cesare Damiano dice
          che il confronto con le parti sociali entrer� nel vivo a settembre e che il sindacato dovrebbe riconoscere la discontinuit� col precedente governo. Nessun blitz sulle pensioni. La lotta alla precariet� � gi� cominciata. La Finanziaria sar� il banco di prova per il centrosinistra

            di Felicia Masocco

            L’ppuntamento con le parti sociali � a settembre, l’agenda del ministro del Lavoro � fitta. Cesare Damiano elenca le cose da fare e con una punta d’orgoglio difende quanto fatto finora. �Ci sono chiari segnali di discontinuit� con il passato governo – taglia corto – andrebbero riconosciuti ed apprezzati�. La reintroduzione con il Dpef di una forma di credito di imposta per la stabilizzazione del lavoro, la circolare sui call center, il pacchetto per la sicurezza sul lavoro inserito nel decreto Bersani, la convenzione per l’occupazione (30 milioni stanziati) con la regione Campania, quella con la Calabria per l’assorbimento entro il 2007 di 2500 Lsu. �Resto coerente con il programma dell’Unione sul lavoro�, dice, e trova �ingeneroso� il giudizio di Guglielmo Epifani che tra le ombre del governo ha annoverato l’assenza della lotta alla precariet�. Su una cosa per� il ministro e il leader sindacale concordano: �La Finanziaria sar� un banco di prova decisivo. Ma – aggiunge Damiano – la via scelta � quella della concertazione che per me non � comunicazione delle decisioni prese ma ricerca di un accordo�.

            Il vertice di venerd� a Palazzo Chigi segna l’avvio della concertazione. L’appuntamento � a settembre. Qual � l’agenda del ministro del Lavoro?

              �Ci sono cose da fare, ma anche cose gi� fatte. Insieme al ministro Di Pietro intendiamo aprire immediatamente un tavolo di concertazione sul lavoro nero a partire dal documento illustrato da Cgil Cisl e Uil, condiviso da Confindustria e da altre parti sociali. C’� poi l’intenzione di aprire un tavolo sui problemi assai complessi del mercato del lavoro che vanno dal ripristino degli incentivi per stabilizzare il lavoro, del resto gi� contenuti nel Dpef, alle modifiche del lavoro a tempo determinato, del part time, della cessione del ramo di impresa, degli appalti di opere e servizi, della modifica alla legge 30 e della discussione su ammortizzatori sociali in grado di coprire le nuove esigenze�.

              Quindi non � vero che la legge 30 � l’ultimo dei suoi problemi.

                �Quello che intendo dire � che non possiamo ricondurre le modifiche al mercato del lavoro soltanto alla legge 30, ma che dobbiamo guardare il complesso delle azioni necessarie a cambiare strada rispetto al passato e di far tornare il tempo indeterminato e i processi di stabilizzazione al centro del mercato del lavoro�.

                Guglielmo Epifani fa sapere che il s� del suo sindacato all’azione di governo non � scontato. E argomentando lamenta l’assenza di azioni di contrasto alla precariet�. Come replica?

                  �Trovo che sia un giudizio ingeneroso e non collegato alla realt� dei fatti�.

                  Quali sono i fatti?

                    �Credo che non si possa sottovalutare che il governo abbia scelto di inserire nel Dpef, al capitolo cuneo fiscale, un criterio selettivo esclusivamente riconducibile al lavoro a tempo indeterminato. Si tratta di una forma di credito di imposta che favorisce la trasformazione del lavoro flessibile in stabile. Nello stesso documento si sceglie la strada dell’aumento di contributi previdenziali del lavoro parasubordinato in modo da ridurre la forbice tra i contributi del lavoro a tempo indeterminato (circa il 33%) e quelli del lavoro parasubordinato, (circa il 15%). Questa forbice rappresenta uno dei fattori di distorsione del mercato: alcune imprese la usano per abbassare il costo del lavoro. Questo � un fatto, e sar� oggetto di concertazione.

                    Insomma, sta dicendo che il sindacato pu� stare tranquillo?

                      �Dico che dai dati Cnel, e da quelli di una ricerca Excelsior- ministero del Lavoro risulta che nel 2005 per la prima volta nelle nuove assunzioni ha prevalso, con il 57%, l’utilizzo di forme di lavoro flessibile e precario, a fronte del 43% di lavoro a tempo indeterminato. � un risultato che non deriva solo dalla scelta del passato governo di allargare le forme di lavoro flessibili, ad esempio con legge 30, ma anche dall’aver rinunciato al credito di imposta per stabilizzare il lavoro. Reintrodurlo vuol dire rompere la logica precedente. Noi vogliamo andare in un’altra direzione in questo abbiamo gi� operato con una chiara impostazione di discontinuit� che dovrebbe essere riconosciuta e apprezzata�.

                      Vede ministro, non c’� solo il sindacato, la Cgil in questo caso. Gli elettori del centrosinistra vogliono applicato il programma che hanno votato. Considerate le anime della maggioranza che garanzie ci sono che venga rispettato?

                        �Le parti sociali giustamente fanno la loro azione e se troveranno misure incoerenti o insufficienti utilizzeranno i loro strumenti. Per quel che mi riguarda sar� assolutamente fedele al programma dell’Unione sul lavoro. � un messaggio di grande coerenza anche per gli elettori�.

                        Le preoccupazioni nascono di fronte a una manovra di 35 miliardi e di fronte a una maggioranza che non sempre si esprime all’unisono. Il timore – espresso da Epifani e non solo – � che non tenga di fronte a scelte che vanno fatte e che non saranno indolori. Lei ritiene il banco di prova della finanziaria verr� superato?

                          �Sono d’accordo sul fatto che la via � stretta. L’eredit� del centrodestra � pesante, i conti vanno rimessi in ordine ma sicuramente, ed � stato confermato nel vertice di venerd� scorso, il governo sceglie e conferma il no alla logica dei due tempi e il s� a una logica di collegamento tra rigore, sviluppo ed equit�. La via � stretta e sono anch’io convinto che la finanziaria sar� un banco di prova decisivo. Ma il metodo scelto � quello della concertazione che per me non � semplicemente comunicazione delle decisioni prese, ma ricerca dell’accordo con le parti sociali. Naturalmente in assenza di accordo il governo, e in ultima istanza il Parlamento, hanno la necessit� di procedere�.

                          Per evitare che i ministeri o i partiti vadano in ordine sparso i sindacati hanno chiesto il coordinamento di palazzo Chigi, una �cabina di regia�. Ci sar�, non ci sar�, � utile a suo avviso?

                            �Penso che si debba andare in questa direzione. Il confronto di venerd�, che proseguir� con le altre parti sociali, ha consentito di individuare tavoli fondamentali: politica dei redditi, sviluppo, e welfare nei suoi due grandi campi della sanit� e delle pensioni. Attorno ce ne sono altri di carattere settoriale, a partire dal mercato del lavoro�.

                            Pensioni. Il Nucleo di valutazione della spesa previdenziale ha suggerito la revisione al ribasso dei coefficienti di trasformazione che si tradurrebbero in assegni da fame. Terr� in considerazione o ignorer� queste valutazioni?

                              �Il Nucleo ha concluso la sua attivit� e il suo rapporto, quello dei coefficienti era un atto dovuto. Ma non c’� alcun automatismo tra le sue valutazioni tecniche e l’azione del governo. Anche su questo argomento le decisioni saranno concertate e si collegheranno a tutte le altre questioni che definiscono un problema: il mantenimento dell’equilibrio del sistema pensionistico, nell’oggi e per le future generazioni�.

                              Il Nucleo � di nomina berlusconiana e, tra l’altro � presieduto da un ex sottosegretario del passato governo. Proceder� a nuove nomine?

                                �� nelle possibilit� del ministro�.

                                La permanenza al lavoro volontaria per abbattere la spesa pensionistica � un’ipotesi che si fa strada nel governo, i sindacati non sembrano contrari. Potrebbe essere l’uscita dalle sabbie mobili?

                                  �Penso che uno dei requisiti pi� importanti della riforma Dini del ‘95 sia stato quello di introdurre un principio di flessibilit� di uscita dal lavoro verso la pensione. Va salvaguardato e va enfatizzata la possibilit� di scelta dei lavoratori partendo ovviamente da minimi requisiti anagrafici e contributivi. Credo anche che la permanenza al lavoro vada incentivata�.