“Intervista” C.Damiano: Controriforma dannosa e contraddittoria

19/07/2004


    lunedì 19 Luglio 2004

    Il testo in discussione manca di modernità. Al centro del dibattito ci sia la questione salariale
    «Controriforma dannosa e contraddittoria»

    Roberto Rossi

    MILANO «Quello che approda oggi in aula è un testo che rompe con la logica innovatrice degli anni ‘90. Rende più difficile accedere alle pensioni e supera il concetto di modernizzazione contenuto nelle riforme precedenti». Dopo oltre due anni di iter parlamentare, la delega previdenziale sembra in dirittura d’arrivo. Il testo che approda alla Camera è lo stesso approvato in Senato, visto che la Commissione Lavoro di Montecitorio non ha apportato modifiche al provvedimento. Il testo che approda alla Camera è lo stesso bocciato dalle opposizioni. Cesare Damiano è il responsabile del Lavoro dei Democratici di Sinistra. Con lui proviamo a capire perché il testo,sul quale pende il voto di fiducia imposto da Berlusconi, non va.

    Ecco, perché, secondo lei, la delega è da bocciare?
    «Perché si tratta di una controriforma, un testo negativo che non è stato frutto di un confronto aperto, che non ha tenuto conto delle richieste provenienti dalle parti sociali. Perché, con tutta probabilità, sarà approvato con un secondo colpo di mano, con una nuova fiducia».

    Si è parlato di una rottura con la strada intrapresa in precedenza. Di mancanza di modernità nel testo in discussione. Perché?
    «Perché se la delega dovesse venire approvata senza modifiche, cosa che ormai mi sembra più che scontato, creerebbe un sistema previdenziale rigido e contraddittorio, in aperto contrasto con le riforme fatte negli anni precedenti».

    Contraddittorio in che senso?
    «Contraddittorio con il mercato del lavoro esistente. Un mercato del lavoro che prevede flessibilità in entrata e rigidità in uscita. Le precedenti riforme avevano invece creato un sistema opposto, dando al lavoratore la possibilità di scegliere in modo più autonomo e meno vincolante».

    A preoccupare il lavoratore non ci sono solo le pensioni, ma anche un generale impoverimento del suo salario. Che si può fare?
    «Dare risposte tempestive, un segnale di politica nuova. Su questo tema, per esempio, oggi a Roma tutte le forze di opposizione si riuniranno. L’obiettivo è di contribuire al futuro programma di governo con alcuni punti. Chiediamo di destinare una quota della crescita produttiva ai salari, di superare il criterio dell’inflazione programmata (che per il governo è ancora fissata all’1,4%) e di sostituirla con quella attesa o quella concordata con le parti sociali. Altro punto è la restituzione del fiscal drag, l’aumento delle pensioni minime (parzialmente attuato da Berlusconi) e, infine, la riduzione delle tasse a chi percepisce basse retribuzioni».

    In che modo?
    «Occorrerebbe individuare soglie di reddito. Una delle quali, a titolo di esempio, potrebbe essere quella dei 1.000 euro mensili. Non a caso un terzo delle retribuzioni sta sotto questa soglia.

    La questione salariale si lega anche con un altro problema: il rinnovo dei contratti per milioni di lavoratori. Oggi la Cgil riunirà le federazioni e le categorie per decidere se riaprire il tavolo della concertazione. Che si aspetta?
    «Mi auguro che si riprenda la strada solo parzialmente interrotta dell’unità dei sindacati. La concertazione dovrebbe essere la bussola. Anche se penso, comunque, che i contratti ancora aperti possano essere rinnovati con il modello esistente. Il modello contrattuale può anche essere rivisto, ma devono essere le parti sociali a decidere insieme come e quando».