“Intervista” C.Cantone: «Torna indietro Fassino»

14/10/2003





   
14 Ottobre 2003
POLITICA




 
              intervista

              «Torna indietro Fassino»

              La sinistra e le opposizioni non possono cadere nella trappola del governo sulle pensioni. In ogni caso la titolarità spetta alle parti sociali. No alla «gradualità». Parla Carla Cantone, segretaria confederale Cgil

              PAOLO ANDRUCCIOLI
              «Tra i lavoratori sta crescendo la voglia di dire basta. Basta con i trucchi e con le solite politiche camuffate di rigore, che poi puntano solo a un obiettivo: ridurre il costo del lavoro e in questo caso il costo delle pensioni e dei contributi per le pensioni. Ma noi chiediamo anche ai partiti dell’opposizione di stare molto attenti; ci pensino bene nel formulare le loro proposte e le aperture al dialogo, perché potrebbero rischiare di farsi prendere in castagna solo per evitare di essere bollati come i soliti conservatori». E’ con questa immagine sintetica che Carla Cantone, segretaria confederale della Cgil, ci racconta la preparazione dello sciopero generale del 24 ottobre e ci spiega il rapporto tra la mobilitazione di Cgil, Cisl, Uil e le polemiche all’interno dell’opposizione, dopo l’intervento del segretario dei Ds, Piero Fassino al meeting dei giovani della Confindustria. Intanto ieri la segreteria nazionale della Cgil ha diffuso una nota in cui si ribadiscono tutti i contenuti dello sciopero, il no alle proposte di gradualità e infine la titolarità su questa materia alle parti sociali, «rappresentanti degli interessi di milioni di lavoratori e pensionati».


              Allora Cantone, come procede la preparazione dello sciopero? Avete già il polso della situazione tra i lavoratori?

              Io personalmente ho partecipato a parecchie iniziative in prepazione dello sciopero contro la «controriforma» previdenziale e contro una finanziaria che non ha nulla a che fare con lo sviluppo, nonostante tutte le promesse e gli annunci che erano stati fatti. Tra i lavoratori si percepisce ormai un senso di rifiuto. Non ne possono più di un governo che continua a produrre furberie e false promesse. La macchina dello sciopero è perciò a pieno regime e il clima di sta scaldando parecchio. Noi pensiamo che non potremo fermarci al 24 ottobre, anche perché è probabile che sulla delega previdenziale si andrà avanti per due mesi, dopo l’approvazione della finanziaria. E’ certo che nenche noi abbiamo voglia di fermarci, almeno fino a che il governo non ritirerà la delega e l’emendamento dei 40 anni. Vogliamo ottenere dei risultati concreti, far cambiare idea al governo, anche perché è evidente che non c’è nulla in campo su tutte le altre questioni, a partire appunto dallo sviluppo del paese.

              Come pensate quindi di condurre questa battaglia, oltre lo sciopero del 24?

              Noi dobbiamo procedere sicuramente con altri programmi di lotta dopo il primo sciopero generale. Dovremmo discuterne ovviamente con Cisl e Uil, ma io credo che ci saranno altri appuntamenti fino a una grande manifestazione nazionale. Dovremo lavorare su tutti i piani per far capire quanto è sbagliata la scelta di ridurre il costo del lavoro. Dovremo dare battaglia fino al ritiro della delega, perché lì dentro ci sono cose molto pericolose e non ci sono solo i 40 anni di contributi. Ricordiamo bene che la decontribuzione della delega Maroni non solo colpirà le pensioni future, ma anche quelle presenti perché rischia di far sballare le casse dell’Inps. Noi crediamo invece che la riforma Dini funzioni e che quando sarà il momento della verifica potremo analizzare bene i dati ed è anche possibile che la famosa gobba non si verificherà mai. Ribadisco anche che noi non siamo assolutamente d’accordo con la proposta di innalzare l’età di pensionamento.

              Dai partiti dell’opposizione e in particolare dalla Margherita e dai Ds vengono però dei segnali per trattare già da ora con il governo, magari sul terreno della «gradualità». Lo ha detto chiaramente il segretario Fassino a Capri…

              Io ho ascoltato Fassino a Capri e sinceramente non ho condiviso le sue posizioni a proposito della necessità di riaprire un dialogo sulle pensioni. Gliel’ho anche detto personalmente: ma perché lo fai, chi te lo fa fare? Penso cioè che di fronte a un governo che vuole fare solo cassa e incidere solo sul costo del lavoro, distruggendo il sistema della previdenza pubblica, la sinistra e l’opposizione in generale non si devono far prendere in castagna per evitare di farsi bollare come conservatori. Il sistema previdenziale tiene, con le riforme sono stati fatti risparmi notevoli e quello che si vuole fare oggi è ribaltare gli equilibri a favore del privato. Noi siamo per la difesa del sistema previdenziale pubblico. Chi vuole avanzare altre proposte partendo sempre dalle pensioni dei lavoratori lo può certamente fare, ma chiunque lo faccia deve sapere che il sindacato non è d’accordo.

              Sulla legge 30, ovvero sulla sua applicazione come vi comporterete? Avete intenzione di disertare i prossimi incontri con il governo, oppure no?

              Non abbiamo paura di sederci davanti al governo. Il problema vero però è quello di contrastare la precarizzazione generale del lavoro, dai giovani agli anziani e di recuperare il diritto a contrattare le condizioni di lavoro. Se in un’azienda si cominciano ad applicare decine di istituti uno diverso dall’altro, dallo staff leasing, alla cessione di rami di attività dell’azienda fino alla legalizzazione dell’appalto di manodopera è ovvio che il primo effetto è la cancellazione del diritto alla contrattazione. E’ l’utilizzo unilaterale dell’organizzazione del lavoro. Noi siamo pronti a presentarci davanti al governo per ripetere queste cose, ma è chiaro che apriremo la nostra battaglia nei contratti e in tutte le altre sedi, a partire dal periodo di transizione dai contratti di formazione lavoro e di apprendistato fino alle nuove forme della legge 30.