“Intervista” C.Cantone: «Pretendiamo il rispetto del modello che prevede la piena salvaguardia del potere d’acquisto»

13/01/2003

            lunedì 13 gennaio 2003

            l’intervista
            Carla Cantone
            segretario confederale Cgil

            «Pretendiamo il rispetto del modello che prevede la piena salvaguardia del potere d’acquisto»
            Obiettivo, recupero dell’inflazione reale

            MILANO Dieci milioni di lavoratori in attesa di rinnovo del contratto ed
            un clima che non sembra essere dei più favorevoli. Come si muoverà il
            sindacato? E quali saranno le sue priorità, in una fase in cui l’aumento
            del costo della vita ha ridotto in modo considerevole il potere d’acquisto
            delle retribuzioni? Lo abbiamo chiesto a Carla Cantone, segretaria
            confederale della Cgil.
            Si apre una grande stagione di rinnovi contrattuali e intanto si parla di aprire un tavolo per la modifica delle regole. Sono conciliabili i due momenti?
            «Se si intende aprire un tavolo sulle regole, una cosa deve essere
            ben chiara: tutti i contratti in scadenza devono essere rinnovati sulla base
            del modello esistente».
            Perchè tanta nettezza?
            «Il modello attuale parla di contratto nazionale forte ed esigibile per tutti. Questo modello va rafforzato, dando all’intesa del 23 luglio un’interpretazione più profonda. Visto che il cosiddetto “dialogo sociale”
            del governo ha sostituito la concertazione, pretendiamo il rispetto di quel modello, che prevede i due livelli contrattuali e la piena difesa del potere d’acquisto dei salari».
            L’inflazione è cresciuta oltre le previsioni del governo. Come vi muoverete per raggiungere questo obiettivo?
            «Non staremo all’inflazione programmata: chiederemo aumenti che siano il più vicino possibile all’inflazione reale. E chiederemo anche una quota di produttività, quota che verrà definita in autonomia, nella sua quantificazione, dalle diverse categorie».
            Non dovrebbe essere, questa, una prerogativa della contrattazione di secondo livello?
            «Negli ultimi due anni, nell’industria, si è fatta contrattazione di secondo livello solo nel 20 per cento delle aziende. Il 5 per cento è stato raggiunto dalla contrattazione territoriale. Questo significa che, nell’industria, il 75 per cento delle aziende è rimasto tagliato fuori. Se poi consideriamo che di questo 25 per cento il 90 per cento ha interessato le aziende del centro-nord, il quadro è completo. Come si fa a pensare che il livello più importante debba diventare questo, come vorrebbe Confindustria,
            e, per la verità, non solo Confindustria? Con un solo livello avremmo altro che le gabbie salariali!»
            Quindi, cosa si deve fare per rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori?
            «Bisogna potenziare il contratto nazionale, anzitutto. E qualificare – per
            estenderlo – il secondo livello. Sperimentando forme di contrattazione
            territoriale, mirata soprattutto alle piccolissime imprese, dove questa non c’è stata. E dando sempre più importanza a quella aziendale rafforzando il ruolo delle Rsu».
            a.f.