“Intervista” Brambilla: «Cerchiamo un accordo»

10/02/2002



intervista
Mario Sensini




    (Del 10/2/2002 Sezione: Economia Pag. 4)
    �Cerchiamo un accordo�
    Brambilla: tfr pi� ricco nel fondo pensione

    SONO pienamente d�accordo con la linea del vice presidente Gianfranco Fini: bisogna togliere centralit� all�articolo 18 e parlare delle cose concrete, per questo abbiamo messo a punto una nuova proposta sulla previdenza�. Alberto Brambilla, sottosegretario al Welfare, � convinto che questo sia anche il modo migliore di rispondere all�intransigenza di Sergio Cofferati e della Cgil. �Se Cofferati vuole fare politica pazienza, perch� qualunque cosa gli proponi � inutile. Se vuole discutere delle cose concrete il governo � pronto al dialogo, e lo stiamo dimostrando anche con la nuova proposta sulla decontribuzione volontaria e il rilancio della previdenza complementare, che non sembra dispiacere alle altre due grandi organizzazioni sindacali�.

    Il governo riparte in contropiede sul dialogo sociale?

    �Uno degli obiettivi di questa mossa � senz�altro quello di sbloccare il confronto: credo che tutti siano stufi dell�impasse in cui ci troviamo. Se disinneschiamo prima la mina delle pensioni, un problema che riguarda 17 milioni di persone, poi probabilmente questo agevola il lavoro sull�articolo 18, che interessa, si e no, 1400 lavoratori�.

    E� una speranza o qualcosa di pi�?

    �Io e Maroni abbiamo gi� avuto una serie di incontri informali e la proposta � stata accolta positivamente da pi� parti. Fini e Letta ci appoggiano, Savino Pezzotta l�ha definita interessante, la Uil sembra disposta a discuterne. Solo la Cgil storce un po� il naso, ma i colloqui che ho avuto in questi giorni non sono del tutto negativi. Quanto alla Confindustria nel documento presentato alle assise di Parma c�� qualcosa di molto simile�.

    Politicamente pu� essere una buona idea, ma dal punto di vista tecnico?

    �Questa proposta per la decontribuzione volontaria e il rilancio dei fondi pensione � inattaccabile. Abbiamo fatto i conti con la Ragioneria dello Stato e anche il presidente dell�Inps, Massimo Paci, pu� stare tranquillo: ipotizzando che pi� di met� dei lavoratori abbia aderito al nuovo sistema nel 2030 il costo di questa manovra sarebbe di 0,3 punti di pil. La perdita di gettito sarebbe di 14 mila miliardi, che nei vent�anni successivi, con minori prestazioni a carico del sistema pubblico, si azzererebbero. Il meccanismo tiene e non produce nessun buco. I nuovi assunti potrebbero scegliere se mantenere la contribuzione Inps al 33% attuale o aderire al nuovo schema: 28 punti si verserebbero all�Inps, uno finirebbe in busta paga, quattro nei fondi pensione, verso i quali in quel caso sarebbe convogliato il Tfr. Con un ulteriore vantaggio�.

    Quale?

    �Oggi il Tfr che viene maturato � pari al 7,41% della retribuzione. Di questi, mezzo punto non va in tasca ai lavoratori, ma viene devoluto al fondo di solidariet� dell�Inps. Noi pensiamo che chi sceglie la decontribuzione volontaria e la devoluzione del Tfr ai fondi pensione non debba pi� girare quella somma all�Inps. In questo modo i fondi pensione partirebbero con il 7,41% pi� i 4 punti di devoluzione volontaria dei contributi, quindi 11,41 che non � per niente poco�.

    Il sistema si applicherebbe solo ai nuovi assunti?

    �C�� anche l�ipotesi di estendere questo meccanismo a chi � stato assunto dopo il primo gennaio `96. Servirebbe a completare il cammino della riforma Dini�.

    Lo smobilizzo del Tfr causerebbe qualche problema alle imprese..

    �Ridurremo il costo del lavoro con la fiscalizzazione di alcuni oneri impropri e un aumento dell�aliquota di sospensione di imposta sul Tfr maturato. Per le imprese grandi lo smobilizzo del Tfr non dovrebbe essere un problema, perch� possono finanziarsi sul mercato. Per quelle pi� piccole si pu� pensare alla creazione di consorzi che emettano obbligazioni garantite da un pool di banche�.