“Intervista” Bové: mi arrestano, in galera non andrò solo

19/06/2002



        intervista
        Renato Rizzo


        (Del 18/6/2002 Sezione: interni Pag. 8)
        CONVOCATO ALLA PRIGIONE DI MONTPELLIER PER SCONTARE DUE MESI DI CONDANNA PER L´ASSEDIO AL MCDONALD´S
        Bové: mi arrestano, in galera non andrò solo

        LA condanna se l´è quasi cercata. E ora, attorno alla testa di martire laico, ha un´aureola luminosa: José Bové, messia antiglobal che invita alla rivoluzione contro «lo strapotere» dei padroni del mercato, sale focoso e quasi gioioso il suo calvario: è stato convocato per domattina alla prigione di Villeneuve-les-Maguellonnes, vicino a Montpellier, dove sarà chiuso in una cella. La lunga trafila giudiziaria per lo smontaggio del cantiere d´un Mc Donald´s compiuto nel 1999 a Millau con nove compagni, s´è conclusa: infilandosi nel brutto portone d´una «prison» di provincia l´uomo con i baffi a parentesi che ha ricevuto, a suo tempo, sia la solidarietà di Chirac, sia quella di Jospin, spera di entrare in modo forse definitivo, tra le icone della galleria politico-emozionale del nostro tempo. Sarà, con ogni probabilità incarcerato per due mesi e 10 giorni.

        Allora, Bové, come si sente nelle vesti di galeotto?

        «Shoccato. Perché questa è una chiara violazione degli slogan elettorali sulla "Francia degli umili". E io sono l´uomo che incarna il primo atto politico di questo governo».

        Intende sostenere che la sua è una condanna politica?

        «Dico che quest´arresto è avvenuto su ordine di Raffarin e della sua maggioranza. E´ una decisione rivoltante che significa la repressione del nostro movimento sociale. Mandare in galera me vuol dire annunciare a tutti che questo Paese non accetta più nessuna protesta nei confronti della mondializzazione e avalla la politica dell´organizzazione mondiale del commercio».

        Lei parla di intromissione della politica nella sua vicenda giudiziaria. Come valuta il comportamento del procuratore generale di Montpellier, Paul Louis Auméras, che ha stabilito di «differire» di quattro mesi la propria decisione per non inquinare il dibattito elettorale?

        «Secondo l´Unione sindacale se l´arresto fosse stato rinviato ancora di qualche settimana io avrei potuto beneficiare della legge sull´amnistia che il parlamento sta preparando. In questi mesi, comunque, ho chiesto a più riprese che risolvessero in fretta la questione del mio arresto, loro hanno preferito aspettare la chiusura delle urne, Non importa. Il problema è un altro: a condanna politica occorre dare una risposta politica».

        Vale a dire una mobilitazione come quella del luglio di 2 anni fa quando a Millau lei e i suoi «apostoli», dopo la condanna di primo grado, avete chiamato a raccolta 10 mila persone?.

        «Guardi, una cosa è certa. Io in quel carcere non andrò da solo. Ad accompagnarmi ci sarà un corteo di amici. Compresi, ovviamente, il nove compagni che, con me, hanno simbolicamente smontato quel Mc Do. Altri amici, poi, si muoveranno in tutta la Francia. Il sindacato degli agricoltori ha rivolto un appello a tutti coloro che si riconoscono nella lotta alla mondializzazione liberista perché rispondano alla mobilitazione».

        La sua Confédértion paysanne invita a far fronte comune contro l´insicurezza che «i nuovi governanti vogliono imporre e a scendere in piazza per chiedere la revoca del suo arresto».

        «I nodi che assillano i contadini sono ben lungi dall´essere risolti: faremo condannare lo Stato dalla Corte per i diritti umani. E´ prevista, in queste ore, una riunione alla quale parteciperanno sia Attac France, sia la Confédération per fare il punto sulla situazione e dare il via ad azioni dimostrative. Una cosa è certa: continueremo a combattere».

        Si aspettava quest´arresto?

        «Beh, era nell´aria sin da sabato. Poi, alle 8 di ieri sono arrivati i gendarmi. Mi hanno comunicato che 48 ore dopo avrei dovuto presentarmi in prigione. Ci sarò alle 11, l´ora stabilita dal giudice. Ma, ripeto, non da solo». Sono i momenti in cui gli avvocati diventano contabili: «Dopo i 20 giorni già trascorsi in cella, a Bové restano, teoricamente, da scontare, appunto 2 mesi e dieci giorni, ma la sua pena può essere ridotta a 50 giorni per buona condotta e ancora diminuita per la grazia che il presidente concede per il 14 luglio. Si tratta, comunque, di calcoli difficili». Di certo, c´è solo che il tribuno del Larzac va in prigione. Anche se non è riuscito a far anticipare questo giorno perché cadesse in campagna elettorale e il rumore fosse ancora più grande, il fremito che percorre certe vene del Paese dà alla sua l´indignazione una «nuance» d´euforia. Con il cannello dell´eterna pipa, Bové mastica una delle sue frasi preferite. Appartiene a Bakunin e suona più come una speranza che una certezza: «La libertà altrui estende la mia all´infinito».