“Intervista” Bonanni:«il potere politico crea inefficienza

10/04/2007
    sabato 7 aprile 2007

    Pagina 2 – Primo Piano

    CONTRATTI
    È POLEMICA POLITICA

    Intervista
    Il segretario generale Cisl

      “Altro che fannulloni
      È il potere politico
      a creare inefficienza”

      STEFANO LEPRI

      Ma guarda un po’ se ci vuole un anno per un evento normale come chiudere un contratto di lavoro» sbuffa Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl.

      Dunque non sono stati i sindacati ad alzare il prezzo.

        «No. Abbiamo ottenuto quello che in realtà avevamo già ottenuto da diversi mesi. Solo che qualcuno nel governo se ne era dimenticato, o forse si era distratto».

        I 101 euro di aumento…

          «E’ un buon accordo, ma la cifra è grosso modo quella che era stata pattuita in novembre. Prodi già dieci giorni fa ci aveva detto che andava bene così; ma occorre attendere di avere in mano i pezzi di carta, perché non si sa mai. Nel dedalo che è la finanza pubblica italiana può capitare che siano entrati 37 miliardi di euro in più delle previsioni, e può capitare anche che scompaiano le risorse già promesse per gli statali».

          Forse Padoa-Schioppa in cambio voleva più garanzie sulla produttività e sulla mobilità.

            «Se si vuole intraprendere, come si afferma, uno sforzo rivoluzionario per ridefinire tutte le modalità del lavoro degli impiegati pubblici, negare loro il rinnovo del contratto avrebbe ottenuto l’effetto esattamente contrario. Non vedo come il ministro Padoa-Schioppa potesse ritenere di poter procedere in questo modo».

            Come sindacati, a quali riforme vi siete dichiarati disponibili, in cambio di questi aumenti?

              «Gli impegni sono quelli del memorandum di intesa del 18 gennaio. Ma aggiungo che se gli statali devono produrre di più ed esssere pagati di più secondo il merito, il governo dovrebbe impegnare le sue energie per convincere la politica a fare molti passi indietro, e a togliere le sue mani dalle strutture amministrative»

              Ovvero?

                «E’ molto importante la recente sentenza della Corte Costituzionale che boccia lo spoils system. Bisogna sciogliere ogni legame tra le tecnostrutture dell’amministrazione e la direzione politica. Molta dell’inefficienza del settore pubblico, di cui si vorrebbe dare la colpa agli impiegati chiamandoli “fannulloni”, è causata dalle intromissioni del potere politico. Sono uno scandalo le consulenze affidate all’esterno, copiose e costose: uno scandalo di cui troppo poco si parla sui giornali, che ho visto affrontato, finora, solo dalla trasmissione televisiva “Report”. Presto lo dimostreremo, come sindacati, con un libro bianco sui costi delle esternalizzazioni».

                Ma è proprio l’inefficienza delle strutture pubbliche che dà ai politici una buona scusa per far svolgere servizi all’esterno, magari ad aziende amiche…

                  «Siano aziende private o cooperative per noi è lo stesso: dimostreremo che l’esternalizzazione costa quasi il doppio ed è più inefficiente delle strutture pubbliche che sostituisce. Abbiamo analizzato soprattutto la sanità e i servizi degli enti locali. La sanità privata è spesso un business che viene coltivato con molta attenzione dai politici. Non metto in discussione la buona fede di Padoa-Schioppa, ma se vuole fare il censore è da lì che deve cominciare. In quel campo soprattutto occorre il rigore».

                  Dopo l’accordo sugli statali, tra voi e il governo c’è una schiarita anche sulla previdenza?

                    «C’è un clima più disteso, capace di produrre le condizioni per un accordo. Ne riparleremo dopo Pasqua».

                    Con quali tempi?

                      «Per noi un accordo deve essere concluso prima, anzi molto prima, del Dpef».

                      E della Telecom che ne pensa?

                        «Prodi ha detto che per lui il mercato è sacro, ma io aggiungerei che è sacro anche l’interesse nazionale, o europeo che ormai è lo stesso. Ci sono delle ragioni strategiche, di economia come di sicurezza, che fanno preferire una proprietà italiana o europea».