“Intervista” Bonanni: «Solo giochi di prestigio»

18/06/2007
    sabato 16 giugno 2007

    Pagina 2 e 3 – Primo Piano

    Intervista
    Il segretario della Cisl

      Ma Bonanni non ci sta
      “Solo giochi di prestigio"

        PAOLO BARONI

          ROMA
          Lo scambio tra scalone e SuperInps per il leader della Cisl Raffaele Bonanni è solo «un gioco di prestigio». Che non fa risparmiare e «sa tanto di presa in giro». Bene l’aumento delle pensioni basse, ma non basta. Servono segnali precisi: «bisogna incentivare la produttività – spiega – per aumentare i salari pagandoci sopra poche tasse».

          Com’è andato l’incontro col governo?

            «Intanto si è chiarito l’arcano del tesoretto ed ora sappiamo che le risorse verranno destinate alla rivalutazione delle pensioni, agli ammortizzatori e a provvedimenti per favorire i contratti di secondo livello. E dopo questo tormentone che durava ormai da mesi, in cui ognuno (compreso Prodi) aggiungeva qualcosa alla lista, non è cosa di poco conto».

            Questo non esclude che a settembre possano esserci altre risorse…

              «Ma secondo me i soldi in più ci sono già adesso: le entrate quest’anno sono aumentate del 7,5% e, anche tolta la parte da destinare alla riduzione del deficit, potremmo disporre di 1,5-2 miliardi in più da utilizzare per il sociale. Però non devono ripartire i giochetti sui numeri dell’anno passato».

              Resta aperta la questione dello scalone del 2008.

                «Il governo propone addirittura di accorpare gli enti previdenziali per recuperare le risorse necessarie: pura fantascienza. Una vera barzelletta».

                Non fa risparmiare?

                  «Assolutamente no: l’unico risultato sarebbero 15 mila licenziamenti. Che farebbero contenti solo gli ultraliberisti ma non produrrebbero risparmi, anzi. Perché queste persone in qualche modo, o sotto forma di pensioni o come stipendi, andrebbero comunque pagate. E poi c’è da chiedersi: se ne parla da mesi e come mai le parti sociali non sanno nulla? Eppure gli enti sono loro».

                  Il ministro Santagata parla di 220- 270 milioni di euro di risparmi.

                    «In realtà all’inizio la fusione produrrebbe solo maggiori spese a causa dei costi di riorganizzazione. E poi perché unificare enti che hanno i conti in equilibrio? Mica paga il governo, paghiamo noi».

                    A proposito di questo «noi». Vi accuseranno di fare resistenza perché state nei cda, perché gli enti fanno parte integrante del vostro sistema di potere.

                      «No, no, assolutamente. Gli enti previdenziali italiani sono gli unici in Europa dove si registra un esproprio della politica a danno delle parti sociali. Ecco perché noi siano diffidenti: se dovessero unificare tutto nascerebbe una entità mostruosa, con un bilancio più grande di quello dello Stato. E tutto permeato dalla politica».

                      Insisto: ma questi enti non sono il cimitero degli elefanti degli ex sindacalisti?

                        «Non è così. I consigli di amministrazione ed i presidenti sono nominati dalla politica che mette da sempre persone sue. Gente, come si è visto negli ultimi 13 anni, che non sa nulla di previdenza e politica sociale».

                        Alternative?

                          «Se vogliamo ridurre le spese si può avviare una collaborazione sperimentale tra i vari enti, si possono fare un po’ di sinergie, unificando sportelli, uffici legali, uffici ispettivi, si può investire ed unificare la telematica. E ovviamente si possono unificare tutti gli acquisti, e questa è una sfida che lancio. Perché anche questi sono gestiti dai politici. Lavoriamo su questo, ma non mischiamo i soldi della previdenza. Evitiamo pasticci e posizioni ideologiche».

                          Chiamarlo ricatto è una parola grossa?

                            «No, non è un ricatto: in questi enti sono loro a governare. Piuttosto mi pare un giochetto antipatico tra chi vuole superare lo scalone e chi frena».

                            E lo scalone come si supera?

                              «Ce lo deve dire il governo: l’hanno scritto nel loro programma, spetta a loro trovare le risorse».

                              Come giudica l’aumento delle pensioni più basse?

                                «A 15 anni di distanza dalla legge (rimasta finora inapplicata)che le allineava al costo della vita, è una misura importante, che da un piccolo sollievo a chi ha perso in questi anni molto potere d’acquisto. Però non basta: occorre costruire un meccanismo strutturale per agganciarle al Pil, perché quella dei pensionati è l’unica categoria che non ha difese nei confronti dell’inflazione».

                                Martedì inizia la no-stop. Condizioni per chiudere l’intesa?

                                  «Serve tanto senso di responsabilità. Nessuno deve sottovalutare il clima di sfiducia che c’è: è vero che non ci sono tante risorse, ma occorre dare segnali precisi. Perché la gente è stufa di sentirsi dire solo che si taglia».