“Intervista” Bonanni: « si ricominci dalla politica dei redditi»

26/02/2007
    lunedì 26 febbraio 2007

    Pagina 6 – Politica

    L’Intervista
    Raffaele Bonanni

      Per il leader della Cisl l’esecutivo deve porre al centro dell’attenzione salari, tariffe e rivalutazione delle pensioni

        «Adesso si ricominci dalla
        politica dei redditi»

          di Angelo Faccinetto / Milano

          «Al governo Prodi che ritorna poniamo, al primo punto, la politica dei redditi». Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, non ha dubbi. L’esecutivo deve mettere al centro della sua azione la politica economica e sociale, creando così un consenso che lo possa rafforzare al di là dei numeri degli schieramenti parlamentari.

          Bonanni, domanda d’obbligo: la crisi di governo, almeno sul fronte istituzionale, si è risolta. Ritiene che quella fatta sia stata la scelta migliore?

            «La scelta che non doveva essere fatta era quella di provocare la crisi. Mi pare che governo e classe dirigente si siano dati la classica zappata sui piedi. È sconcertante che si sia arrivati a perdere tempo in questo modo dando un segnale di lontananza tra il comune sentire e la politica. Che nessuno pensi di avvantaggiarsi di quanto è accaduto. Non che la politica estera non sia importante. Ma è incomprensibile come i problemi economici e sociali non trovino mai posto in una discussione politica importante. Quanto è accaduto mi sembra un segnale grave dello scollamento che c’è tra politica e gente».

            Però è accaduto. Che giudizio dà dell’evoluzione della crisi?

              «Abbiamo detto che era necessario darsi un governo subito. È positivo che ci sia stato questo sbocco. Ma siccome la situazione è quella che è e al Senato la maggioranza è risicatissima, è ancora più importante una politica sociale forte, capace di costruire un consenso tale da rafforzare il rapporto tra gente e classe dirigente e, quindi, tale da rafforzare lo stesso governo».

              Cosa che è mancata in passato?

                «Per mesi si è parlato di riformare a danno della gente, quasi che essere riformisti significasse pesare negativamente sulle condizioni di vita delle persone e non l’esatto contrario. Lo dico a futura memoria, in modo tale che i l governo cambi veramente rotta».

                Prodi torna al lavoro con una novità rilevante, i 12 punti sottoscritti da tutti i leader dell’Unione. Almeno sei di questi riguardano la politica economica, cioè investono direttamente il sindacato. Che giudizio ne dà?

                  «È tutto da verificare sul campo. Comunque in quei 12 punti ci sono cose compatibili con le questioni poste dal sindacato».

                  Però si parla anche si accorpamento degli enti previdenziali e di revisione dei coefficienti per il calcolo delle pensioni. Due punti che in passato avete manifestato di non gradire.

                    «Non mi pare ci sia scritto qualcosa che riguarda i coefficienti. Il governo sa bene che su questo noi non siamo d’accordo».

                    E il cosiddetto SuperInps?

                      «Finora ho sentito solo proposte generiche. Noi comunque abbiamo il problema di riportare le parti sociali entro gli enti previdenziali sottraendoli al controllo della politica, che negli ultimi anni li ha appesantiti. Anche dal punto di vista dei conti. Questo mentre le parti sociali li avevano resi più agili e più capaci di innovare. Quindi se la politica vuole andare in questa direzione noi siamo d’accordo, perché è quello che chiederemo».

                      Tra i «si dice» c’è che Prodi voglia proporre una redistribuzione delle maggiori entrate fiscali. Destinatari, famiglia e previdenza. Ha suggerimenti?

                        «Dal 1992 ad oggi, per colpa di tutti i governi, i pensionati hanno perso il 30% del loro reddito. Noi vogliamo la rivalutazione delle pensioni. Ci aspettiamo questo e ci aspettiamo anche il ripristino della politica dei redditi».

                        Ci sono le condizioni?

                          «Vedo dai dati che ordinativi e fatturati sono in crescita. Tutti ne parlano ed è una buona cosa. Ma nessuno sottolinea un altro dato, quello che indica come l’inflazione abbia colpito soprattutto i beni di prima necessità, i cui rincari sono stati superiori a quelli di tutti gli altri generi. Crediamo che sia venuto il momento di redistribuire un po’ di ricchezza. Per questo le tre confederazioni, unitariamente, hanno chiesto di incentivare il secondo livello contrattuale, quello che ha come riferimento la produttività. Poi, legato, c’è un altro punto. Chiediamo che vangano messe sotto sorveglianza le tariffe, oggi determinate da aziende private che fanno affari a non finire e a volte fanno anche “cartello”».

                          Quindi?

                            «Quindi chiediamo che se si deve liberalizzare si liberalizzi davvero ciò che è stato fintamente liberalizzato finora. Come dicevo, poniamo al primo punto la politica dei redditi, che è fatta di salari e tariffe».

                            Proprio in questi giorni dovevano partire le convocazioni per l’avvio del confronto tra governo e parti sociali su welfare – quindi anche previdenza – e competitività. Ora tutto si è bloccato…

                              «Sì, si perde tempo. Però siccome è Prodi stesso a dire che è necessario dare una scossa, benissimo: ci convochi subito e cominciamo subito a lavorare. In questo modo si darà un segnale concreto che si vuole voltar pagina. Le politiche sono forti per quello che si fa, non solo per i numeri che si hanno in parlmaneto».