“Intervista” Bonanni: «Riforma pensioni. Non è ancora ora»

22/01/2007
    domenica 21 gennaio 2007

    Pagina 7 – Economia

    Intervista a Raffaele Bonanni

    “Riforma pensioni
    Non è ancora ora”

      Raffaello Masci

        Non c’è nessuna trattativa. Non parleremo di pensioni con un governo che non ha una proposta chiara e condivisa al suo interno. Quando e se l’avrà, ce la farà sapere». Raffaele Bonanni, dà così uno stop netto a chi pensa che gli incontri di questa settimana (stasera a palazzo Chigi, mercoledì con i capigruppo di maggioranza) segnino l’avvio di un «tavolo» sulla previdenza che possa portare a un’intesa sulla riforma.

          Stasera con Prodi non parlerete di pensioni?

            «Con Epifani e Angeletti andrò a cena con Prodi e altri ministri. Ma non per parlare di previdenza».

              E allora di cosa parlerete?

                «Guardi che il governo non può parlarci di pensioni per due motivi: il primo è che al proprio interno non esiste una visione comune, anzi, a quel che si sente le posizioni sono quasi antitetiche. E noi, capisce bene, vorremmo – quando sarà – un interlocutore che abbia una parola sola».

                  E l’altro motivo?

                    «E’ che non ha nessun senso parlare di previdenza se non all’interno di un discorso più generale sullo sviluppo. Ecco, io credo che è di questo che dovremmo parlare stasera con Prodi: sviluppo, crescita del paese e, eventualmente del welfare più in generale».

                      Il governo sarà pure diviso ma non è che voi sindacati siate proprio un monolite.

                        «Le assicuro che siamo molto uniti. E comunque la questione è di là da venire. È tutto un parlare di previdenza, di tagli, di riforma della riforma e così via. E rispondo che è un gioco del risiko inutile e capace solo di seminare paure tra i lavoratori. Almeno fin tanto che il governo non si sarà chiarito al suo interno e non sarà in grado di fare una proposta che sia una».

                          I punti principali di una vostra piattaforma sulla previdenza, semmai, quali sarebbero?

                            «La priorità è la rivalutazione delle pensioni che hanno perso potere di acquisto, una attenzione particolare ai lavori usuranti, e poi una soluzione – quale che sia – per evitare lo scalone che così com’è non è accettabile. Ma, le ripeto, aspettiamo che sia il governo a farci una proposta».

                              In tutta questa disputa sulla previdenza il segmento sociale più esposto è quello dei giovani. Che cosa dice loro il sindacato?

                                «Dico di non stare a sentire le sirene di chi grida al pericolo. Ne ho le scatole piene di questi soloni, tecnocrati e sedicenti studiosi illuminati, che aizzano i giovani seminando panico e incertezze, quando sono stati loro i primi ad aver bloccato la legge Dini, dove si parlava di previdenza complementare, più di dieci anni fa, facendo il gioco – quello sì ben orchestrato – di banche e assicurazioni».

                                  Se la sua posizione è questa non credo che sia disposto a trattare sulla revisione dei coefficienti (cioè di quel parametro attraverso il quale si calcola l’ammontare delle pensioni – ndr)?

                                    «Ad agitare le acque è sempre la stessa “scuola di pensiero”, diciamo così. Quelli che vogliono l’accetta sul sistema previdenziale puntano anche alla revisione al ribasso dei coefficienti di trasformazione».

                                      Che ne pensa dell’uscita del ministro Nicolais secondo cui gli statali potrebbero essere trasferiti anche senza il consenso dei sindacati?

                                        «Nicolais è un gentiluomo e queste cose non le ha né dette né pensate. E’ stata una forzatura dei media. Ha parlato, invece, di regole che saranno contenute nei patti contrattuali. E questo non è solo giusto: è ovvio».

                                          Irei ha commemorato Craxi ad Hammamet con Angeletti ma Epifani non c’era.

                                            «Bisognerebbe chiedere a Epifani perché non è venuto. Io dico solo che Craxi è stato un riformatore e un precursore della concertazione. Il governo prenda esempio da lui. Craxi fu l’unico a fare una battaglia vera per garantire soggettività politica autonoma al sindacato».