“Intervista” Bonanni: «priorità a salari e pensioni»

02/04/2007
    lunedì 2 aprile 2007

    Pagina 4 – Politica

    Intervista
    a Raffaele Bonanni

      Il leader della Cisl a Epifani: il sindacato serve per fare gli accordi, non per giudicare i governi

        «La nostra priorità, i salari e le pensioni»

          di Bianca Di Giovanni / Roma

          «Vorrei ricordare a Confindustria che se ci sono soldi oggi è grazie alla lotta all’evasione. Mi sembra che su questo fronte Montezemolo resti troppo timido». Raffaele Bonanni interviene nel dibattito sul cosiddetto «tesoretto» («mamma mia che brutta parola») il giorno dopo l’assise confindustriale di Genova. «L’emergenza per noi restano salari e pensioni», dichiara. Il leader Cisl parla sì agli imprenditori, ma anche ai suoi colleghi. «Dico solo che un sindacalista ha il dovere dell’ottimismo. Se si vuole fare un accordo il clima deve essere positivo. Un sindacato serve per fare accordi, non per giudicare i governi. Il sindacato deve stare lontano dai travagli della politica: stiamo attenti a quello che diciamo che potrebbe essere male interpretato. Come se il sindacato fosse invischiato in fatti che riguardano la politica», dichiara riferendosi anche alle ultime sortite di Guglielmo Epifani con i suoi affondi al governo Prodi. Le partite aperte sono tante, e Bonanni le gioca tutte. Il pubblico impiego? «Scrivano una direttiva con le risorse necessarie e un secondo dopo lo sciopero è revocato». L’Ici? «Iniziativa buona, soprattutto se privilegia i redditi più bassi. Mi pare che si sia deciso di farla l’anno prossimo: su questo il governo deve chiarire».

          Montezemolo non sembra molto distante dalle vostre posizioni sul secondo livello di contrattazione…

            «È bastato muovere un dito, non tanto, per ottenere risorse in più. Le maggiori entrate derivano in parte dalla crescita: basta spingere sull’acceleratore per tenere a posto i conti. Ma la classe dirigente di questo Paese non lo fa da troppo tempo. L’altra parte deriva dal decreto Visco contro l’evasione. Con Montezemolo voglio essere chiaro: si è appena iniziato a scalfire la montagna di evasione. Basta impegnarsi davvero, non con quattro chiacchiere moralistiche, e possiamo fare il patto che gran parte dei soldi recuperati vadano all’abbassamento delle tasse per cittadini e imprese. Ma si tratta di fare politiche mirate: è ora di finirla con i rinvii sulla tracciabilità o l’evocazione del grande fratello. In questo senso non è un bene mandare in soffitta la tassazione delle rendite. Qui il governo è timido».

            Crede che Montezemolo dica sì alla proposta sul secondo livello di contrattazione?

              «Non lo so. Se è d’accordo, ci dia una mano: avrei voluto un Montezemolo molto più deciso. Prodi l’ha promesso, ma gli imprenditori sembrano tiepidi. Eppure questa leva è importante per far ripartire l’economia, perché si collega bene a due aspetti fondamentali della crescita. Uno riguarda le esportazioni: più qualità di prodotot ottenuta attraverso un uso più appropriato delle flessibilità e dell’organizzazione del lavoro. Contemporaneamente si incide anche sui consumi interni, visto che il secondo livello punta a una maggiore quantità di salario. Come si sa i consumi sono giù perché i salari sono giù. Lorsignori ci hanno raccontato per un sacco di tempo attraverso i loro giornali che i salari stavano aumentando. Ora gli ultimi dati, che nessuno contesta, ci dicono che siamo sotto i francesi e i tedeschi del 20% e sotto i danesi e gli svedesi del 30%. Siamo l’ultima ruota del carro in Europa».

              Come giudica la proposta sull’Ici?

                «Ho visto che Epifani è preoccupato. Ma io ho capito che vogliono intervenire nella prossima finanziaria, non prima. Senza polemica, non voglio litigare con la Cgil. Personalmente penso che la manovra sull’Ici sia giusta, magari però sarebbe meglio farla con una selezione in base al reddito e non per tutti, ricchi e poveri».

                L’Ici l’anno prossimo quindi?

                  «Se il governo sta dicendo che vuol fare l’accordo con noi, ed ha tra 2,5 a 3 miliardi, e vuole privilegiare la rivalutazione delle pensioni e gli ammortizzatori sociali, è chiaro che non c’è posto per altro se non caricandolo sulla Finanziaria prossima. Questo almeno mi è stato detto informalmente. Basta parlarne ora: si vedrà con il Dpef, senza contare che le risorse potrebbero anche aumentare. Non dimentichiamo poi che c’è da finanziare anche le infrastrutture».

                  Sul contratto dei pubblici alcuni giornali avevano già denunciato durante la Finanziaria che non era coperto. Come mai voi vi siete accorti solo ora?

                    «Il governo aveva detto che lo avrebbe coperto: se ai massimi livelli mi si dice che le risorse ci sono, io non posso che fidarmi. Oggi lo hanno ripetuto: basta che lo scrivano in una direttiva e la questione è chiusa».