“Intervista” Bonanni: Palazzo Chigi subisce la sinistra

15/10/2007
    domenica 14 ottobre 2007

    Pagina 3 – Primo Piano

    Bonanni: ci vogliono fregare
    Palazzo Chigi subisce la sinistra

      Il segretario Cisl: ma così sulle pensioni i giovani saranno senza rete

        Enrico Marro

          ROMA — Non sa se è più soddisfatto o più arrabbiato. Raffaele Bonanni è stato il primo a chiedere al governo di riconvocare sindacati e imprese sul protocollo del welfare, rivolgendosi al sottosegretario alla presidenza, Enrico Letta. E, ora che Letta ha annunciato la convocazione, il segretario della Cisl è ovviamente soddisfatto. Ma, a sorpresa, annuncia che al tavolo non si dovrà discutere solo delle lamentele della Confindustria sui contratti a termine, ma anche del capitolo previdenza. Perché, sostiene Bonanni, il governo, che venerdì ha tradotto in legge il protocollo del 23 luglio, «sta cercando di fregare anche noi».

            Perché?

              «Perché risultano penalizzati i giovani attraverso i nuovi coefficienti di calcolo delle pensioni per coloro che hanno il sistema contributivo e perché c’è un aumento dei contributi per i lavoratori dipendenti, senza prima aspettare che si siano realizzati i risparmi sugli enti previdenziali».

              Scusi, ma l’aggiornamento dei coefficienti di calcolo è previsto nel protocollo.

                «Sì, ma lì è previsto anche che ai giovani deve essere garantita una pensione pari ad almeno il 60% della retribuzione. Dove sta questa norma?».

                E della stretta sui contratti a termine di cui si lamenta la Confindustria?

                  «Non voglio entrare nel merito. Ne discuteremo al tavolo. Qui mi preme dire che il protocollo ha subito modifiche sostanziali: è uno schiaffo a tutte le parti sociali».

                    E adesso?

                      «Tutte le cose cambiate vanno rimesse a posto, perché l’accordo del 23 luglio è inviolabile, anche nelle virgole».

                      Ma il governo e il Parlamento non contano nulla?

                        «Il governo ha concluso con sindacati e imprese l’accordo, che è stato approvato con oltre 4 milioni di voti dai lavoratori e dai pensionati. Questo è quello che conta. Invece mi pare che Prodi e il ministro del Lavoro Damiano abbiano subito la pressione delle sinistre che volevano prendersi la rivincita dopo aver perso nelle fabbriche. Ma non permetteremo a nessuno di scavalcare il sindacato. Quanto al Parlamento, se si mantiene integro l’accordo, c’è la maggioranza per approvarlo».

                        Col concorso dell’Udc di Pier Ferdinando Casini?

                          «Se il Parlamento è sovrano, è sovrano tutto e con riferimento a ciascun parlamentare».

                          Ieri, la prima reazione della Cgil, a differenza della sua, è stata di dire che la Confindustria non aveva motivo di lamentarsi perché il disegno di legge Damiano applicava puntualmente l’accordo.

                            «Evidentemente non avevano letto il testo».

                            Oggi ha parlato con il leader della Cgil, Guglielmo Epifani?

                              «Non l’ho trovato. Ma ero sicuro che, subito dopo aver letto il testo, sarebbe scattata anche nella Cgil la verve sindacale ».

                              Epifani è stato il primo a capitalizzare la vittoria nel referendum sindacale. Il giorno dopo ha incontrato il leader della Confindustria, Luca di Montezemolo. Si sente tagliato fuori?

                                «Non scherziamo. Non sovvertiamo la realtà. A nessuno può sfuggire il ruolo discreto e paziente svolto dalla Cisl che ha portato prima all’accordo, il 23 luglio, poi al successo nella consultazione e ora nella sua difesa. Montezemolo lo avevo incontrato la settimana prima al convegno di Capri. Siamo d’accordo sul fatto che ora bisogna aprire una nuova fase e puntare alla riforma della contrattazione ».

                                Ma Cgil, Cisl e Uil su questo non hanno mai trovato una posizione comune.

                                  «Nel protocollo siamo stati tutti d’accordo nel mettere gli incentivi al salario aziendale. Anche in questo caso c’è stato un paziente lavoro della Cisl per raggiungere questo che era un risultato impensabile fino a poco tempo fa. Ci sono tutte le premesse per aprire una discussione che porti a un aumento dei salari legato alla produttività. Accanto a questo, però, bisogna anche alleggerire il fisco sulle retribuzioni ».

                                  È la vertenza che lancerete con la manifestazione nazionale di novembre?

                                    «Sì. In questa Finanziaria è necessario introdurre una detrazione grande sul lavoro dipendente ».

                                    Grande quanto?

                                      «Grande. E poi, in prospettiva, bisogna anche abbassare le aliquote Irpef, perché siamo stufi di pagare al posto di altri ».