“Intervista” Bonanni: Ora il premier metta la fiducia

23/07/2007
    domenica 22 luglio 2007

    Pagina 5 – Primo Piano

      Bonanni: no a ritocchi sul testo
      Ora il premier metta la fiducia

        Il leader cisl: i partiti? Senza il sindacato non ci sarebbe stato accordo

          La giustizia non è
          andare in pensione
          a 57 anni, ma mettere
          tutti i lavoratori nelle
          stesse condizioni

            Mario Sensini

            ROMA — Raffaele Bonanni, il segretario del Prc, Franco Giordano, sostiene che nella trattativa sulle pensioni il sindacato è stato troppo debole.

              «Il sindacato ha sbagliato? E meno male! Perché se lasciavamo la trattativa sulle pensioni in mano ai partiti, se non ci fossimo stati noi a discutere con Prodi, con le nostre posizioni responsabili e moderate, altro che accordo. Io ho insistito molto perché si facesse, proprio per evitare che l’argomento delle pensioni tornasse in pasto alla politica».

              Cosa sarebbe successo?

              «A parte che considero profondamente ingiusto che a decidere sui temi sociali siano i partiti, nel migliore dei casi veniva fuori una Bosnia, e dentro la maggioranza poi. Una guerra sulle spalle di milioni di lavoratori fatta solo per distinguersi gli uni dagli altri, la sinistra dai sedicenti riformisti. Nel peggiore dei casi non sarebbe successo niente, cioè ci saremmo tenuti lo scalone, perché non sarebbero riusciti comunque a trovare una soluzione. Troppo impegnati a smarcarsi gli uni dagli altri, in una corsa senza senso».

              Prodi dice che è normale che i partiti facciano così, che sono interessi legittimi, e che l’importante è non perdere di vista l’interesse generale.

              «Mah, io vedo che ciascuna forza politica punta a favorire i propri lavoratori-elettori, mentre il sindacato è rimasto da solo a difendere l’interesse generale. Questa è una degenerazione della politica, e poi se la prendono con noi. È un’accusa che non accetto. Indebolire la rappresentanza dei sindacati può innescare meccanismi pericolosi, tanto più in un Paese con un maggioritario così bislacco»

              Qual è il rischio?

              «Più che rischio è una tendenza, la fluttuazione delle leggi. Da noi l’alternanza è un bradisismo politico: cambia il governo e si rimette tutto in discussione. Non è giusto, non è economico, non è rispettoso delle esigenze della gente. Per questo un sindacato forte è un vantaggio per tutti».

              I riformisti vi accusano di aver fatto una battaglia contro i giovani.

              «Ma dove? Quando? Ma basta con questi riformisti alla matriciana. Hanno approfittato di questa discussione per marcare la loro posizione, un pretesto per mettersi contro la sinistra radicale. L’importante, per loro, è dire che i giovani sono vessati dai padri. E non si rendono conto, lorsignori riformisti, che lo dicono proprio mentre il loro governo sta facendo con il sindacato l’operazione più riformista mai fatta negli ultimi vent’anni. Per questo sono andato a protestare l’altra sera sotto la sede dell’Ulivo. Avevo le scatole piene: ma come, lavori come un cane per tenere in piedi una trattativa difficilissima e ti devi sentir dire che non stai facendo niente per i giovani. Scherziamo?».

              Non mi dirà che l’abolizione dello scalone è riformista.

              «Lo scalone è l’aspetto meno rilevante. Quello che conta, cento volte di più, è che abbiamo riformato gli ammortizzatori sociali, portato l’indennità di disoccupazione dal 50 al 60%, la totalizzazione dei contributi, il riscatto della laurea, l’aumento della contribuzione per gli atipici, l’introduzione dei contributi figurativi per i periodi nei quali uno è senza lavoro. Ci sono milioni di persone che non sarebbero mai arrivati a 35 anni di contributi per questo. La giustizia non è andare in pensione a 57 anni, ma mettere tutti i lavoratori nelle stesse condizioni».

              Teme che l’intesa possa essere rimessa in discussione dal Parlamento?

              «A Prodi l’ho già detto: adesso noi facciamo l’accordo e poi non è che tu cedi alle pressioni, e cominciate a rimetterci mano? Lui me l’ha smentito in modo categorico, poi ha anche scritto in una nota che non avrebbe modificato alcunché di quanto pattuito col sindacato. In Consiglio dei ministri ha mantenuto la parola data. Ora il passaggio cruciale sarà il Parlamento. Mi aspetto altrettanta coerenza».

              Anche il voto di fiducia?

              «Se serve, anche quello. Sarebbe ridicolo riaprire tutta la partita e ricominciare da capo. I lavoratori non lo sopporterebbero ».

              Ammesso che approvino l’accordo…

              «Per quanto riguarda la Cisl, noi siamo in condizioni di condividere l’intesa. E credo che anche gli altri sindacati lo faranno».