“Intervista” Bonanni: «non si concerta mettendo veti»

26/07/2007
    giovedì 26 luglio 2007

    Pagina 11 – Economia

    Intervista
    Raffaele Bonanni

      “Caro Epifani
      non si concerta
      mettendo veti”

      Il leader Cisl: l’intesa non è un pasticcio
      “Chi tratta non può ottenere tutto”

        PAOLO BARONI

        ROMA
        Con Guglielmo Epifani non vuol litigare ma al leader della Cisl Raffaele Bonanni l’idea che la concertazione sia «finita», come ha proclamato il segretario della Cgil, non va a genio. «Sappiamo bene che quando si apre un negoziato non si può avere tutto – spiega – ma l’accordo nella sostanza è positivo e col protocollo la concertazione rinasce, non muore certo». Anche l’idea di firmare per parti separate l’intesa, come chiede Epifani ma anche la Confindustria, non lo convince: «Se l’intesa è un patchwork, cioè un pastrocchio come dice la Cgil, così la peggiorriamo: chi si tira indietro o è corporativo oppure è arrogante culturalmente».

        Epifani dice che la concertazione è finita, lei?

          «Se guardo all’esito del confronto, lungo e travagliato a causa dei temi che avevamo di fronte, per me la concertazione è appena rinata: per la complessità dei temi trattati e per il peso delle questioni risolte, questo è il miglior accordo sindacale degli ultimi 20 anni».

          Parere opposto alla Cgil. Lei cosa intende per concertazione?

            «Un nobile compromesso, che funziona quando riesce a trovare un punto di equilibrio. Non è l’esercizio di un veto o il modo per far valere solo le posizioni di una parte. Il giudizio sull’accordo, però, credo che debba partire dalla piattaforma di Cgil, Cisl e Uil, che è l’unica carta che per noi fa fede nel momento in cui ci si confronta con le controparti. Ed inoltre chi ha esperienza di queste cose sa benissimo che anche le piattaforme non possono ottenere il 100% delle questioni che pongono».

            Dunque lei è soddisfatto?

              «Se le ali estreme, di una parte e dell’altra, sono scontente, significa che questo accordo è efficace. Ed io sono soddisfatto perché abbiamo posto le condizioni per affrontare problemi molto importanti e sono anche molto grato a Prodi, perché è stato davvero coerente nella conduzione di una partita così difficile, nonostante spinte e controspinte. Anche io avrei voluto inserire altre richieste, ma per rispetto politico e culturale di tutti i soggetti, Cgil compresa, non l’ho fatto».

              Epifani parla di «sgarbo» e di carte carte «cambiate all’ultimo minuto». E’ così?

                «Io conosco solo le discussioni fatte ai tavoli, sia quelli tecnici che quelli formali. E in queste sedi non si sono discusse cose che poi non hanno avuto risposte nel protocollo. E comunque non c’è stato nessun ribaltamento dei problemi trattati».

                Ci sono stati contatti fuori dai tavoli ufficiali…

                  «Non so se ci sono stati contatti tra le singole organizzazioni ed il governo, ma questo non riguarda il rapporto concertativo ma semmai quello bilaterale. Che è altra cosa».

                  Stiamo alla vostra piattaforma: la decontribuzione degli straordinari era prevista?

                    «Erano previsti incentivi sulla contrattazione di secondo livello legati alla produttività. È uno dei risultati importanti, perché in questo modo c’è la possibilità di aumentare i salari assicurando al tempo stesso una maggiore elasticità nell’organizzazione del lavoro e degli orari».

                    Altra critica: è un accordo patchwork, che mette insieme cose diverse…

                      «Si è trattato di armonizzare più esigenze, unire un insieme di soggetti e di problemi, questo è il vero potere della concertazione. Per questo dico che è riuscita fortemente, altro che pastrocchio e accozzaglia!».

                      Ora però sia la Cgil sia la Confindustria non sono disponibili ad avallare tutte le scelte…

                        «Siamo partiti tutti con lo stesso pulmann e tutti assieme dovremmo continuare: chi si tira indietro non fa il proprio dovere. Se ci sono temi che non convincono, non ne faccio un caso. Non voglio prestare il fianco ad interpretazioni politiche giacché tanti più che a guardare al merito dell’accordo, guardano alla politica ».

                        Per questo al dunque lei ha dato l’ok?

                          «L’ultima notte a palazzo Chigi, in un momento molto delicato del confronto in cui qualcuno parlava di rinviare tutto, l’ho detto: la Cisl chiude subito, perché non si fa gestire dai partiti. In questa vicenda abbiamo avuto incontri con tutti e scontri con tutti».