“Intervista” Bonanni: «Ma l’accordo è a un passo»

02/07/2007
    sabato 30 giugno 2007

    Pagina 5 – Primo Piano

    Intervista
    Raffaele Bonanni

    “Ma l’accordo
    è a un passo”

      RAFFAELLO MASCI

      ROMA
      «Vorrei sottolineare i risultati di grande rilevanza che questa trattativa sulla materia previdenziale ha prodotto. Altro che lo scalone!». Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, sta trascorrendo il weekend nella sua natia Bomba, vicino Chieti. E’ convinto che la prossima settimana le trattative possano riprendere, ma dimostra una certa insofferenza per le rigidità «ideologiche» che hanno fatto impantanare il dibattito.

      Segretario, ha sentito D’Alema che dice che per lo scalone non ci sono soldi e che, comunque, le priorità sono altre?

        «Ho letto le dichiarazioni di D’Alema. Mi pare che le priorità da lui indicate – giovani, pensioni basse, precari – sono le stesse che noi abbiamo posto fin dall’inizio».

        Un accordo si può dunque trovare?

          «Guardi che un accordo di sostanza c’è già su quasi tutto. Se non ci sono sbarramenti ideologici, credo che possiamo presto venire a capo di questa vertenza».

          Già, ma Epifani ha ribadito che lo scalone è nel programma del governo e che quindi non può essere accantonato in questo modo.

            «Devo confessare che la disputa sullo scalone mi sta pure un po’ irritando. L’altra sera si era trovata una ipotesi di accordo anche su questo: 58 anni di età e tre anni di incentivi per chi restava al lavoro. Poi è successo qualcosa: ci sono stati irrigidimenti, steccati, chiusure. E’ possibile – mi chiedo – riprendere da lì o dobbiamo stare dietro a chi grida di più? Quello che mi dispiace è che questa storia ha tenuto nell’ombra decisioni prese su punti im-por-tan-tis-si-mi».

            Possibile?

              «E’ la realtà. Li posso elencare? Abbiamo rivalutato le pensioni più basse, migliorando la vita di milioni di anziani. Abbiamo dato la possibilità ai giovani di riscattarsi la laurea. Abbiamo innalzato l’indennità di disoccupazione dal 50 al 60 per cento della retribuzione. Non solo: abbiamo garantito una copertura contributiva dei periodi di disoccupazione in misura non del 60%, in linea con l’indennità percepita, ma del 100%».

              Forse queste cose sono state percepite come tecnicalità, dettagli.

                «E’ una sciocchezza. Questi non sono dettagli, sono cose fondamentali che cambiano modalità e tempi dell’andare in pensione, e anche l’ammontare della pensione medesima. Faccio un esempio: se un muratore accumula tra un contratto e l’altro cinque mesi di disoccupazione per cinque volte, al momento di andare in pensione – a norme invariate – si ritrova con oltre due anni di contributi in meno. Da adesso in avanti questo non accadrà più. E lo stesso ragionamento si può fare per i giovani con contratti atipici o con lunghi periodi di studio da riscattare. Abbiamo anche ridotto del 3% i contributi per agevolare la contrattazione di secondo livello. Tutte queste cose cambiano il sistema previdenziale ma anche la qualità della vita».

                Altro che scalone. E’ questo che vuole dire?

                  «Voglio dire che abbiamo portato a termine una battaglia molto importante con risultati concreti e apprezzabili per i pensionati di oggi e di domani. Poi tutto si è bloccato perché qualcuno ha fatto dello scalone non una questione da affrontare ma un vessillo ideologico».

                  La Cgil? Rifondazione?

                    «Lasciamo perdere. Dico solo che la politica della radicalizzazione dello scontro non solo non porta da nessuna parte, tant’è che la trattativa è interrotta, ma non è capace neppure di dare risposte concrete alle esigenze dei cittadini e dei lavoratori».