“Intervista” Bonanni: l’intesa tutela giovani e disoccupati

08/10/2007
    lunedì 8 ottobre 2007

      Pagina 2 – Primo Piano

      IL LEADER CISL

        Bonanni: non capisco chi fa storie,
        l’intesa tutela giovani e disoccupati

          Roberto Bagnoli

            ROMA — «L’accordo è buono, è solo acquisitivo, risolve un sacco di problemi e non capisco quelli che fanno storie, fanno solo qualunquismo. Se questa vis polemica la utilizzassimo in una alleanza forte per abbassare le tasse e alzare i salari noi faremmo stare i lavoratori molto meglio», spiega il leader della Cisl, Raffaele Bonanni.

            Spieghi in sintesi le ragioni del sì.

            «Per la prima volta si è fatto un accordo sulle vicende previdenziali che aiuta i giovani e soprattutto i lavoratori delle piccole e medie aziende».

            La più importante?

            «La copertura contributiva nel periodo di disoccupazione e l’incremento dell’indennità. E’ un primo tassello per ridisegnare il Welfare in Italia».

            Lo detassazione dello straordinario ha creato molte polemiche.

            «Noi crediamo sia giusto lavorare di più e meglio per guadagnare molto, molto di più. Le flessibilità devono essere più retribuite. E’ un vecchio cavallo di battaglia della Cisl che ora finalmente viene riconosciuto».

            Ma il secondo livello deve ancora arrivare.

            «Infatti, aspettiamo di incontrare la Confindustria per raggiungere una intesa anche su questo punto. Perché è sul luogo di lavoro dove bisogna contrattare e dove si deve distribuire la ricchezza ai lavoratori. Deve finire la convinzione che ci sia un salario a prescindere ».

            Sulle pensioni cosa cambia?

            «Lo scalone viene modificato e scatta un sostegno agli anziani. Già in questi giorni 3,3 milioni di persone cominciano a godere di un aumento importante a seconda degli anni di contribuzione».

            Se il no arrivasse al 30% che succede?

            «Questa domanda pone un problema di democrazia nel sindacato. Sono stufo di certo populismo, di chi vuol mettere delle bandierine per sostenere la propria egemonia come se fossimo ancora alla Terza Internazionale. E’ veramente preoccupante».

            Ce l’ha con la Fiom?

            «Ce l’ho con chi confonde il sindacato con la politica, chi vuole marcare tra i lavoratori il territorio che controlla. Così si danneggia l’economia e gli stessi lavoratori. Bisogna stare dentro le regole. Mi hanno insegnato che la maggioranza vince. Pensare che basti arrivare col no al 30% per avere il diritto a chiedere modifiche è sbagliato. E’ contro la democrazia».

            Il ministro dell’Economia ha detto che le tasse sono una cosa bellissima e civilissima.

            «Ha ragione se fossero ben distribuite, se ognuno pagasse in funzione di quello che ha. Ma in Italia così non è col risultato che sul lavoro dipendente pesa l’80% dell’intero carico fiscale. E’ una situazione molto pericolosa che rischia di rompere il patto sociale di equità previsto anche dalla Costituzione. Per questo Cgil-Cisl-Uil a metà novembre faranno una iniziativa molto forte per convincere il governo ad abbassare le aliquote dei lavoratori».