“Intervista” Bonanni: «La Cisl è riformista»

11/06/2007
    lunedì 11 giugno 2007

    Pagina 10 – Politica

    Raffaele Bonanni

      «Estinzione? La Cisl è riformista,
      altri sindacati no»

        l’intervento
        Per il ministro Padoa-Schioppa il futuro del sindacato è «rinnovarsi o estinguersi»

        ROMA — Alla prospettiva dell’estinzione Raffaele Bonanni non ci pensa proprio. «Tommaso Padoa-Schioppa ha detto che il sindacato deve rinnovarsi oppure estinguersi? Ebbene, si rassegni: abbiamo sette vite come i gatti», avverte il segretario della Cisl.

        Bene. Significa che siete pronti al rinnovamento?

          «Secondo un sondaggio pubblicato dal Corriere la considerazione verso di noi è in forte crescita».

          Incredibile.

            «La gente è dalla nostra parte».

            Padoa-Schioppa dice che in Svezia le riforme sono state sospinte dallo stesso sindacato. In Italia è il contrario.

              «Proprio lui sostiene che tutta la realtà italiana è attraversata da realtà progressive e regressive. Condivido molto l’analisi. Il sindacato non fa eccezioni».

              Progressive e regressive sta per riformiste e conservatrici?

                «La parola riformista ormai mi dà il voltastomaco, anche la Merkel l’ha messa al bando».

                Dove colloca il sindacato?

                  «Quale sindacato?»

                  Cominciamo dal suo.

                    «Dove l’hanno collocato sempre le classi dirigenti progressive e moderate».

                    E la Cgil?

                      «Parlo per me. La Cisl è favorevole alla Tav. Al ponte sullo stretto. Ai rigassificatori. Alle centrali a carbone, a partire da Civitavecchia…»

                      Però…

                        «Aspetti. La Cisl sostiene le liberalizzazioni. Vuole partecipare alla gestione delle imprese. Incalza da mesi il governo sugli statali…»

                        Appunto, gli statali…

                          «Mi faccia finire. La Cisl chiede di confrontarsi sulla produttività nel privato. È favorevole alla detassazione degli straordinari..»

                          Ora la fermo. Sta facendo l’elenco delle cose che il sindacato di Guglielmo Epifani non condivide.

                            «Potrei continuare. Purtroppo questo governo ha stretto un patto parasociale con altri…»

                            Allude forse alla Cgil?

                              «È noto che c’era un patto siglato con Romano Prodi prima delle elezioni. Siccome adesso le cose non vanno come dovevano andare, a causa di condizioni politiche nuove ma anche per le posizioni della Cisl, si fa di tutta l’erba un fascio e si tira in ballo "il sindacato". Il sindacato un corno!»

                              Scusi?

                                «Non esiste "il sindacato". Ce lo dicesse Padoa-Schioppa su quali argomenti si è progressivi oppure no. Io lo so, perché la Cisl ci si impegna tutti i giorni».

                                Non svicoli. Il tema che pone Padoa-Schioppa, cioè di un sindacato in difficoltà quando deve rinnovarsi, è reale oppure no?

                                  «Pensino a loro. Il governo non è in grado di fare una proposta che sia una».

                                  Una l’hanno fatta. Alzare gradualmente l’età pensionabile e adeguare i coefficienti. Gliel’avete bocciata.

                                    «Io sono per alzare l’età pensionabile»

                                    Volontariamente e soprattutto, senza sfiorare i coefficienti. Esattamente come gli altri sindacati.

                                      «Dobbiamo salvaguardare i giovani. Nel ’92 con Amato abbiamo fatto una riforma, poi non c’è stata la rivalutazione delle pensioni. Nel ’95 con Dini ne abbiamo fatta un’altra e ancora stiamo aspettando che parta la previdenza complementare.»

                                      Andiamo avanti. Quando Padoa-Schioppa ha provato a cancellare i premi a pioggia nel suo ministero gli siete volati agli occhi.

                                        «Ovunque sono le parti a stabilire le regole. Il governo fa la proposta e poi si contratta. Il ministro non può decidere da solo».

                                        Sugli statali l’intesa era fatta. Ma ve la siete rimangiata.

                                          «Nossignore. Tanto è vero che poi si è fatto l’accordo».

                                          Passando praticamente sul corpo del ministro.

                                            «Se si erano stabiliti 101 euro di aumento, dovevano essere 101, non 94».

                                            C’era pure scritto che le risorse erano 3,7 miliardi e voi vi impegnavate a non rimetterle in discussione.

                                              «È tutto così pretestuoso. Serve soltanto a fare confusione. Mi piacerebbe molto riavere il clima del governo Amato. Sapeva che cosa voleva e pose i problemi sul tappeto con chiarezza. Non si assisteva a questo teatrino da quattro soldi. Non si trova ancora una soluzione per la legge Biagi, i rigassificatori, la produttività».

                                              E le pensioni. Crede possibile ritornare ai 57 anni, età che lei compie proprio oggi?

                                                «Ma non vado in pensione. Fin dall’inizio ho detto che si può discutere, ma vedo che il governo non ci ascolta. Perché ci sono i patti parasociali preesistenti».

                                                Sempre quelli con la Cgil?

                                                  «Io so soltanto che né io né la Cisl abbiamo firmato quei patti. Ecco perché la Cisl è molto libera, molto pragmatica, ha interesse a che il governo duri perché vuole raggiungere accordi. Come li abbiamo fatti con Berlusconi siamo pronti a farli con Prodi».